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Mamma li polacchi!

Mi rivolgo a Giovanni Paolo II da patriota padano a patriota polacco
Umberto Bossi


Se quello che avete iniziato a leggere, anziché un articolo, fosse un pacchetto di sigarette, recherebbe l’avvertenza “Nuoce gravemente alla salute”.
In particolar modo alla salute, soprattutto a quella mentale, dei nostalgici del presunto “Campo socialista” dei tempi che furono; ai vecchi rottami ex-picisti ancora ostinatamente convinti che la Polonia (sul cui territorio, per inciso, operarono i più famigerati e criminali campi di sterminio nazisti) sia stata, in qualche momento della sua tutt’altro che esemplare e cristallina storia, un “Paese socialista”.
“Socialista” un Paese dove, sabato 7 ottobre,  quasi un milione di polacchi  (cfr. Avvenire del 10 ottobre, pag.6) è sceso in processione per chiedere che “l’Europa rimanga in Europa”, con tanto di coroncina in pugno e tenendosi mano nella mano per formare lungo i confini del Paese ex-socialista (?!) “la più grande catena umana mai vista a memoria d’uomo”. Al grido di “Dio salvi la Polonia ed il mondo”, migliaia e migliaia di persone, strette l’una all’altra, hanno segnato tutti i 3mila511 chilometri del confine che separa la Polonia da Germania, Ucraina, Bielorussia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Mar Baltico. Persino i marinai si sono fermati ed hanno recitato il rosario!
A presiedere la celebrazione eucaristica,  il Rozaniec do Granic (Rosario sulle frontiere), lo stesso arcivescovo di Cracovia, che ha invitato a pregare “per le altre nazioni europee, perché capiscano che è necessario tornare alla radici cristiane affinché l’Europa rimanga l’Europa”.
Roba da non credere (è il caso di dirlo)!
A dimostrazione non tanto e non solo che i polacchi e la Polonia hanno avuto con il Socialismo lo stesso rapporto che, solo per fare qualche nome, Minniti, Gentiloni, Renzi e circo Barnum al séguito hanno con la coerenza e con la stessa democrazia borghese, quanto piuttosto che l’Osceno, fratello gemello dell’Ignoranza e della Superstizione religiosa, è presente nella nostra vita quotidiana con la stessa frequenza con cui il fantasma del primo ministro nord-coreano agita gli incubi di Trump.

Ravachol