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In nostro Che

“Sogna e sarai libero nello spirito. Lotta e sarai libero nella vita”
Che Guevara

State tranquilli: non contribuiremo al fiume di retorica che sta  sommergendo il Che  fino al punto di mistificarne e di stravolgerne l’identità, la militanza rivoluzionaria e l’attualità storica, oltre che politica.
Non lo faremo, almeno noi.
Ci limiteremo, animati da questo proposito, a farvi conoscere il brano di un’intervista concessa, nei giorni dell’Ipocrisia istituzionale resa tanto più zuccherosa quanto più si rafforza l’illusione che il Nemico (la Rivoluzione)  sia stato definitivamente ed irrimediabilmente sconfitto, dal prof. Luciano Vasapollo al sito www.lantidiplomatico.it.
Lo facciamo per ricordare il Che non alle nuove generazioni di idioti rincoglioniti dai cellulari, dai social, dai videogiochi; ai mostriciattoli del Terzo Settore, del Volontariato, dei centri sociali trasformatisi in oratori “laici”; alle maestrine dalla penna rossa; agli elettori del peggior sindaco che Milano abbia mai avuto; ai Sinistrati di tutti i partitini che scoprirono l’esistenza del Che solo quando fecero per la prima volta  la loro comparsa le magliette con la sua effige; agli ex-picisti che lo bollarono di “eresia” salvo poi trasformarlo in un “martire dell’Ortodossia, bensì ai Rivoluzionari che un giorno inevitabilmente torneranno.
Perché il nostro Che non è mai morto.
Red5

Domanda: E ai giovani quale messaggio si sente di dare? Cosa devono trarre dell’esperienza del CHE?

Risposta: Ai giovani, lo ripeto ma è importante, dico: smettete di comprare le magliette, comprate i libri del Che. Comprendete il suo sogno, quello che lo ha spinto a seguire quella che chiamano Utopia ma che poi da sogno è divenuto realtà. Perché sull’utopia dobbiamo intenderci. “L’utopia è là nell’orizzonte”. Diceva Galeano. “Mi avvicino di due passi e lei si distanzia di due passi. Cammino 10 passi e l’orizzonte corre 10 passi. Per tanto che cammini non la raggiungerò mai.” E quindi concludeva questo gigante della storia: “A che serve l’utopia? Serve per questo: perché io non smetta mai di camminare.” E quindi l’eredità del Che per i giovani deve essere proprio questa. Iniziare a camminare. Non le magliette che alimentano solo le versione distorte che l’imperialismo ha costruito intorno a lui e a Fidel. No. Cercare l’orizzonte. E’ l’orizzonte è l’anticapitalismo, l’antiimperialismo e una società che sappia garantire uguaglianza, libertà,  indipendenza, autodeterminazione, sovranità e solidarietà tra popoli. Quanto ci vorrà? Il tempo necessario. Ma serve iniziare a camminare. Intanto oggi a cinquant’anni dalla sua morte Cuba è ancora lì a resistere e mantenere alta la bandiera di quei principi per cui il Che e Fidel hanno dato la vita. La stessa bandiera poi issata da Hugo Chavez in Venezuela e che il presidente Maduro con la sua resistenza si rifiuta di ammainare, rilanciando il progetto socialista bolivariano.”