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Spari Uniti d'America

Tanto per cambiare. Tanto per cambiare, quando c’è di mezzo una strage, gli USA, lo Stato-canaglia per antonomasia, finiscono sotto i riflettori. Questa volta, però, non per uno qualsiasi degli efferati e periodici massacri compiuti in ogni angolo dl mondo ed in ogni stagione della Storia, ma per  un episodio di cronaca (nera) assolutamente casalingo. E cioè la “strage di Las Vegas”, che ha provocato, il 2 ottobre scorso, 59 morti e 500 feriti (ma il bilancio è ancora provvisorio, nel momento in cui scriviamo). “Killer spara dall’hotel poi si toglie la vita. L’ISIS rivendica. Fbi: non è terrorismo”, ha titolato il quotidiano Leggo (cfr. Leggo del 3 ottobre, pag.2).
Come ad un segnale convenuto, sùbito i media di tutto il mondo, per primi, come d’abitudine, quelli italioti, hanno intonato il coro delle denunce di una norma, contenuta nella Costituzione yankee, che consente ai cittadini di armarsi “liberamente”, o quasi. Ed ad attribuirle la responsabilità di quanto accaduto in una città che fa stravedere gli amanti del gioco d’azzardo e che gli stessi nordamericani definiscono, senza timore di venir rimproverati per l’audacia, “la Puttana”.
E’ vero: il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti recita che “essendo necessaria, per la sicurezza di uno Stato libero, una milizia ben organizzata, non sarà violato il diritto del popolo di detenere e portare armi”.
Ugualmente vero è che, negli USA, circolano circa 300 milioni di armi ad uso personale, una media di 90 ogni 100 abitanti. I morti sono 33mila ogni anno: nel solo 2017, 11.572 morti per arma da fuoco, il 10% dei quali per mano della polizia (cfr. Il Manifesto del 3 ottobre). Il 50% delle vittime sono afro-americani e 89 nordamericani su 100 sono armati (cfr. Il Giornale del 3 ottobre).
Le sparatorie rappresentano insomma la colonna sonora della vita quotidiana dello yankee-medio, la “gun culture” su cui si fonda l’identità di un Paese di violenti e per violenti.
Gringolandia è tuttavia il Paese in cui ci si ammazza di più al mondo non perché ci sono troppe armi in circolazione, come sentenziano con la sicumera e l’ignoranza che li contraddistinguono, le maestrine dalla penna rossa ed i fraticelli catto-comunisti e finto-pacifisti, ma perché non si parla con i genitori, non ci sono scuole, la Sanità è prerogativa dei ricchi, i neri cadono sistematicamente vittime degli abusi di una polizia che non ha nulla da invidiare a quella nazista, il razzismo è nell’aria e viene respirato senza filtri o mascherine protettive, la disgregazione economico-sociale ha raggiunto livelli che avrebbero fatto impallidire per l’indignazione lo stesso Engels de “La situazione della classe operaia in Inghilterra”, le carceri sono sovraffollate perché insufficienti ad ospitare gli oltre 2 milioni di detenuti che dovrebbero esservi ospitati, il tasso di recidiva è il più alto del mondo (43%), e via elencando gli orrori di un Paese che il quotidiano francese Le Monde ha definito “della corsa permanente al dollaro, del ciascuno per sé, senza pietà per i poveri”.
Data questa “atmosfera di fondo”, vi pare che l’ennesima strage casalinga negli USA possa essere attribuita fondamentalmente ed innanzitutto al… secondo emendamento della Costituzione yankee?!
Se si seguisse una simile logica, si dovrebbe necessariamente arrivare alla paradossale e grottesca conclusione che furono… i coltelli i veri, e se non unici o principali, responsabili dei delitti di Jack Lo Squartatore! Per cui sarebbe stato sufficiente, a salvaguardare la gola delle vittime del famigerato serial killer londinese, proibirne la vendita…!
Perché, invece, in luogo delle armi da fuoco (o dei coltelli), non mettere definitivamente al bando il modo di produzione capitalistico e la società borghese, l’uno e l’altra criminogene e stragiste per natura?

L. A.