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Neonazisti forse, sionisti di sicuro

Com’è noto, le recenti elezioni politiche in Germania hanno fatto registrare il successo, peraltro relativo, di un partito considerato “di estrema destra”, l’AfD.
A soli quattro anni dalla sua fondazione, infatti, con quasi sei milioni di voti, pari al 12,6%,  e 94 eletti, l’Alternative fur Deutschland “ha fatto un rumoroso ingresso nel Bundestag” (Il Manifesto del 26 settembre, pag.3).
Ecco allora mettersi sùbito al lavoro le prefiche italiote, e non solo, dell’Antifascismo senza più fascisti, i professionisti del presunto “pericolo fascista” come giustificazione di un programma codino e fallimentare che propone l’ennesima ammucchiata interclassista per tener testa all’ennesima fantasiosa riapparizione del Mostro per antonomasia. Un Mostro, in realtà, estinto fin dai tempi in cui non occorreva gridare “al lupo, al lupo” per ottenerne pelo e soffocarne il vizio.
Sì, è vero: l’AfD ha vinto guidando una campagna anti-islam scandita da manifesti con donne in bikini “per dire no al burka” e a colpi di dichiarazioni su gay e donne che sarebbero minacciati dalla presenza dei musulmani in Germania. Ed è altrettanto vero che il capogruppo del Partito al Land di Turingia ha attaccato il monumento berlinese all’Olocausto definendolo “il monumento della vergogna” ed ha insultato la “ridicola e squallida ”cultura della memoria (cfr. Internazionale del 19 settembre, pag. 24).
Eppure… Eppure, a caratterizzare l’AfD non sono tanto le posizioni, più o meno condivise dall’intero Partito, quanto piuttosto le ripetute ed ufficiali dichiarazioni filo-sioniste. Per cui avremmo a che fare con un’organizzazione accusata di neo-nazismo e di antisemitismo dichiaratamente… pro Israele!
“Fino a che la Germania fornisce armi ai regimi islamici di Turchia ed Arabia Saudita, non c’è ragione per cui Israele, pro-occidentale e democratico, debba essere escluso dalle operazioni militari”, ha dichiarato di recente Beatrix von Storch, l’europarlamentare portavoce ufficiale dell’AfD. Per non essere da meno, il teologo (?) Daniel Rottman, membro del parlamento del Baden-Wurttenberg, ha sfoggiato una t-shirt su cui campeggia un cuore che batte… per Israele!
Non solo. “Noi di AfD siamo come la comunità ebraica in Germania”, è lo slogan che fa la sua comparsa, con tanto di stella di David, su altri indumenti esibiti dai militanti del Partito che condividono l’affermazione “merkeliana” secondo la quale “la sicurezza di Israele è la ragion d’essere della Germania”. Perché, ribadisce l’AfD, questa volta senza dover riprendere slogan altrui, “Israele è l’unica democrazia in Medio Oriente, politicamente e da una prospettiva cristiana, un Paese fraterno (fratello?)” (cfr. Il Manifesto del 29 settembre, pag.7).
Ma non basta. Il già citato vice-presidente di AfD, von Storch, membro del Parlamento Europeo e fondatore degli “Amici di Giudea e Samaria”, un gruppo di estrema destra che appoggia la colonizzazione illegale della Palestina da parte dell’entità sionista, in un’intervista al The Jerusalem Report rivela la posizione pro-israeliana del suo partito mettendo a confronto il nazionalismo tedesco con l’ideologia sionista di Israele.
“Israele potrebbe essere un modello per la Germania”, ha infatti dichiarato. “Israele è una democrazia che esprime una società libera e pluralista. E che si sforza di preservare la propria cultura e le proprie tradizioni peculiari. La stessa cosa dovrebbe essere possibile per la Germania e per qualsiasi altra nazione”. Anche la presidente della AfD, Frauke Petry, ha reso pubblico il proprio appoggio agli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. A fine febbraio, in una dichiarazione rilasciata alla pubblicazione ebraica (di destra) Tablet, confessava infatti che, visitando Israele, aveva ricevuto una visione positiva del Paese, sostanzialmente diversa da quella maturata in precedenza.
Da parte loro, i leaders dei coloni di Israele hanno preso atto dell’appoggio dell’AfD. Mentre il mondo discuteva sul successo elettorale del partito tedesco di estrema destra, Yehuda Glick,  del partito Likud (di Benjamin Netanyahu), ha dichiarato che tutti coloro che erano stati presi dal panico per l’affermazione elettorale dell’AfD dovevano rassicurarsi, perché Frauke Petry stava lavorando “intensamente” per sradicare dal proprio partito gli elementi dichiaratamente anti-semiti.
Non occorre andare oltre per chiedersi, a buon diritto ed alla luce da aspetti totalmente taciuti dai media e dal mondo politico italiota, quale partito neo-nazista possa mai essere un’organizzazione così apertamente, spudoratamente e dichiaratamente filo-sionista.
“C’è qualcosa che non quadra”, avrebbe detto Giotto dopo aver tracciato il famoso cerchio…
Luca Ariano

Parte delle informazioni contenute nell’articolo sono tratte dal sito: electronicintifada.net., edizione in lingua spagnola.