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Le (buone) ragioni coreane

A parlare, in tutti  i sensi e con tutti i mezzi disponibili, sono sempre loro: gli yankees.
Perché sono loro i “padroni del mondo”. E perché, proprio perché tali, controllano tutto e tutti: governi, informazione, economia, finanza… Tutto, insomma.
A dire il vero, però, non proprio tutto, e non proprio tutti.
Una di queste eccezioni è senz’altro rappresentata dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea (R.P.D.C.).
Che proprio per le ragioni elencate all’inizio, non può “dire la sua”, far valere cioè le proprie ragioni, ad esempio sulla questione della “crisi dei test nucleari” che la vede in queste settimane “contrapposta”, per ricorrere ad un eufemismo, agli USA.
Ragioni che sono state di recente esposte, con tutta la chiarezza e, lasciatecelo dire, la dignità possibili, nella dichiarazione che il presidente della Corea democratica e popolare (il “matto coreano”, per usare l’insulto a cui, incurante del detto popolare “cornuto, disse il bue all’asino”, Trump ha fatto ricorso per definire il proprio nemico e squalificarlo agli occhi di un’opinione pubblica sempre più asservita ai diktat del padrone d’oltreoceano) ha di recente rilasciato e che potete leggere qui sotto.
Perché, a parlare, non debbono essere sempre e dovunque solo loro, gli yankees. Quelli di casa nostra, se non per cittadinanza per vocazione, compresi…
Red4

La risposta di Kim Jong Un al discorso di Trump all’ONU
21 settembre 2017
Nelle gravi circostanze attuali in cui la situazione nella penisola coreana è stata portata a un livello di tensione che non ha precedenti e si avvicina sempre più a al punto di non ritorno, il discorso pronunciato dal presidente USA rivolgendosi per la prima volta alla platea dell’ONU suscita preoccupazione in tutto il mondo.

Cercando di immaginare che cosa avrebbe detto, mi aspettavo che avrebbe fatto osservazioni stereotipate e preconfezionate, un po’ diverse – visto che l’ONU è la sede diplomatica ufficiale più importante del mondo – da quelle improvvisate e irriflessive che usa proferire dal suo ufficio. E invece, lungi dal pronunciare parole dotate di una pur minima capacità di persuasione, che si potessero considerare utili a ridurre la tensione, ha dato fiato a un’oscena follia, quale non si era sentita da nessuno dei suoi predecessori.
Il cane impaurito abbaia più forte.

Vorrei consigliare a Trump maggiore prudenza nella scelta delle parole e di tener conto della platea a cui si rivolge quando pronuncia un discorso davanti al mondo. Il comportamento da squilibrato mentale del presidente USA che di fronte all’assemblea dell’ONU, andando ben al di là delle minacce di rovesciamento del governo o sovvertimento del sistema sociale, esprime la volontà immorale di “distruggere totalmente” uno stato sovrano, induce qualsiasi persona di buon senso ad abbandonare riservatezza e prudenza. Le sue parole mi fanno ripensare alle accuse di “dilettantismo politico” ed “eresia” che gli erano state tanto spesso rivolte nel corso della campagna elettorale per la presidenza.

Appena assunta la presidenza Trump ha tormentato il mondo intero con minacce e ricatti contro tutti i paesi. Non è adatto a detenere il potere di comando supremo di un paese e, più che un politico, è una canaglia e un criminale a cui piace giocare col fuoco. Le sue parole, in cui le scelte degli USA appaiono come espressione diretta della sua volontà, lungi dal mettermi paura o dal fermarmi, mi hanno convinto che il cammino intrapreso è corretto ed è quello che devo seguire fino in fondo.

Adesso che Trump ha negato il diritto di esistere e ha insultato me e il mio paese di fronte al mondo intero, dicendosi pronto a distruggere la RPDC con la dichiarazione di guerra più feroce della storia, considereremo seriamente l’attivazione delle più estreme contromisure mai viste nella storia.

L’azione è la miglior risposta nel trattare questo rimbambito, incapace di ascolto, che dice quello che gli pare.

Come rappresentante della RPDC e per l’onore del nostro stato, del nostro popolo e mio personale, farò sì che il detentore del potere supremo di comando degli USA paghi cara la sua invocazione della distruzione totale della RPDC.

Questa non è un’espressione retorica, come quelle tanto amate da Trump.

Mi domando con insistenza che risposta si aspettasse da parte nostra mentre dava fiato alle sue bizzarre esternazioni. Ma qualsiasi cosa si aspettasse, dovrà fare i conti con una realtà che va ben oltre le sue aspettative. Domerò col fuoco, statene certi, il vecchio squilibrato americano.
Kim Jong Un
(il discorso di Kim Jong Un è tratto dal sito Aginform.org)