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Storia o pettegolezzo

“La storia non si racconta: si fa. Diversamente, si raccintano storie.” Anonimo

Sono anni di crisi, quelli che stiamo vivendo. Come dovrebbero sapere anche coloro che affollano gli stadi di calcio, anziché le piazze. Crisi di sovrapproduzione di capitale, innanzitutto. Ma anche crisi di sovrapproduzione… di libri sulla storia delle organizzazioni e delle tendenze rivoluzionarie che si sono manifestate nel periodo della lotta armata nelle metropoli imperialiste, ed in Italia in particolare.
Ed è proprio di questo fenomeno di “bulimia storiografica” che ci occupiamo, peraltro brevemente e dunque in modo assolutamente inadeguato alla serietà ed all’ampiezza dell’argomento, nell’articolo che avete iniziato a leggere.
Abbiamo usato non a caso il termine “bulimia storiografica”. Lo abbiamo fatto dal momento che i pretesi (ed autoproclamatisi tali) “nuovi storici” della lotta armata in Italia ripropongono ogni volta, con una pervicacia degna del loro dilettantismo e della loro presunzione, un’idea della Storia come collezione di pettegolezzi, e di meschine “testimonianze personali”.
Dimenticando che, per i Materialisti, la Storia è una successione cronologica di fatti oggettivi, i quali, anche perché tali, “parlano” e si spiegano da soli. Non hanno bisogno cioè né di interpretazioni (che sono lasciate a chi “si serve” della Storia, sottraendola per così dire a chi la fa realmente) né tantomeno di giustificazioni.
Men che meno di giustificazioni psicologiche, dunque personali, dunque assolutamente soggettive. Neppure di quelle degli stessi testimoni, degli stessi diretti interessati in quanto personalmente coinvolti.
E’ importante sapere, per fare solo un esempio scelto fra i tanti possibili, l’identità (personale) di chi ha giustiziato Mussolini (e magari, giusto per un esercizio di fantasia, scoprire che, fra i componenti del gruppo che giustiziò il Duce, c’era un “criminale comune” fattosi partigiano per sottrarsi al carcere o alla deportazione, e via spettegolando), il tipo di armi utilizzate, il numero dei componenti il plotone di esecuzione, i pensieri consci o inconsci degli esecutori materiali, le modalità di raggruppamento e la scelta delle “vie di fuga” del gruppo operativo, ecc.?
Il fatto storico è, piuttosto, l’esecuzione del Duce: ed è solo di questo fatto che si dovrebbe occupare gli Storici. Quelli che meritano di essere considerati tali innanzitutto per la metodologia utilizzata, non per autoproclamazione. Storici che, in quanto scienziati, si accostano alla materia di loro competenza con lo stesso tipo di approccio a cui fanno ricorso i paleontologi quando analizzano un reperto fossile.
Tutto il resto è semplice e volgare psicologismo, nel migliore dei casi semplice e volgare cronaca. Troppo spesso del livello di quella scandalistica dei fogliacci “popolari” o dei periodici ad alta tiratura, ma di infimo livello culturale, per non parlare di scientifico.
Per finirla su questo argomento, si tratta solo di ribadire che la Storia non si interpreta: da una parte si registra (e si mette a disposizione di coloro che ne faranno eventualmente uso), dall’altra si fa.
Diversamente, come ammonisce l’aforisma che ha introdotto queste brevi ed insufficienti note, ci si riduce a “raccontare storie”. Ieri come oggi…

E. C.