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Pupe e pupilli

Marchionne faceva perdere la testa, alla Sinistra.
Adesso fa perdere il posto di lavoro, agli operai.
Anonimo Padano

“Sin dall’avvento dell’era Marchionne la sinistra, persino quella cosiddetta alternativa, ha subìto il fascino dell’amministratore delegato della FIAT.
Fausto Bertinotti ne tesseva le lodi. Lo collocava fra i ‘borghesi buoni’ e non aveva paura di dichiarare apertamente ‘Mi piace’”.
Così scriveva, il 16 giugno dell’anno in corso, il Corriere della Sera.
Per segnalare, ovviamente in modo tutt’altro che disinteressato, la “simpatia” di certi noti figuri della Sinistra collaborazionista per i padroni.
Per uno in particolare ma, in definitiva, grazie alla proprietà della parte per il tutto, per tutti indistintamente i Padroni: per quelli “buoni”, ammesso (ma non concesso!) che ne esistano, e per quelli cattivi. Per i Padroni in quanto tali, insomma…
Le “dichiarazioni d’amore” della Sinistra, comunque, non si esauriscono qui.
Proviamo a ricordarne qualcuna, giusto per rinfrescare la memoria a chi non perde occasione per esternare il proprio “affetto” per la classe operaia, salvo, oltretutto neanche tanto di nascosto, andare in deliquio amoroso per lo storico nemico borghese.
“Dobbiamo puntare sui borghesi buoni”. E Marchionne, che “non ha accettato l’equazione buona impresa=licenziamenti”, lo é. “E mi piace. Cade un tabù….”.
Alle farneticazioni dell’ex subcomandante Fausto, fanno eco quelle del suo scudiero rincoglionito, Alfonso Gianni, uno che persino nel cognome dimostra di essere una nullità.
“Insomma, qui abbiamo finalmente un manager che esclude l’inevitabilità dei tagli dei dipendenti e dimostra che è possibile comunque risanare la prima azienda del Paese. Non è giusto, aprire?”.
Ritanna Armeni, la pennivendola che puliva in Tv le scarpe a Giuliano Ferrara, per non essere da meno dei suoi padroncini, in particolare di quello che, all’epoca, presiedeva la Camera: “C’è un manager che dice che licenziare non va bene. Non vedo perché non dobbiamo essere d’accordo: solo perché a dirlo è un ‘borghese’?”
Al borghese senza le vergognose virgolette della stupidina di turno, riserva un giudizio più o meno identico anche Valentino Parlato, uno che, in quanto fondatore de Il Manifesto, sta all’antagonismo sociale (una volta si sarebbe detto: alla Rivoluzione) come i sionisti stanno al pacifismo.
Dello stesso avviso un’altra mente della Sinistra, un esempio vivente di lucidità, capacità di previsione, coerenza e conoscenza dei classici del marxismo, l’allora Ministro del lavoro Damiano.
“Ha fatto bene, certo, Bertinotti. Dobbiamo saper distinguere tra manager e manager, tra chi ha una vocazione industriale e, così, difende anche l’occupazione, e chi pensa solo alle stock options e ne ha fatto una filosofia finanziaria dagli effetti perversi” (Corriere della Sera del 5 luglio 2006).
Le posizioni di qualche hanno fa, va detto subito, non si sono smarrite strada facendo.
Ancora oggi, lodi, attestazioni d’amore e dichiarazioni di fedeltà per il manager “buono” (che Marchionne sia “buono”, l’ha dimostrato compiendo un atto di vera generosità, e cioè aumentando a se stesso lo stipendio, che è passato da 3,4 milioni di euro a 4,8 all’anno!) dell’ex subcomandante oggi degrado al ruolo di attendente di giornata del potente di turno si sprecano.
Enrico Letta, vicesegretario del PD (Partito Democristiano), a proposito della “vicenda Pomigliano”: “Quello della FIAT non è un ricatto autoritario, ma una manna per il Mezzogiorno”.
Fassino Il Cretino: “”Se Marchionne non avesse fatto tutto quello che ha fatto finora, non ci troveremmo qui a discutere di FIAT perché la FIAT non esisterebbe”.
E poi, forse insoddisfatto della prima fregnaccia: “Che la ristrutturazione non sia un’eccezione per Pomigliano ma riguardi ogni singolo stabilimento era ovvio”.
Dopo Fassino, poteva mancare Chiamparino, l’altro leader della Sinistra il cui cognome è di per sé un invito al turpiloquio?
Il Cretino-bis: “Non mi pento degli apprezzamenti che gli ho rivolto. Anzi, non capisco come il sindacato non possa cogliere l’occasione che viene offerta: credo che nel referendum il sì all’accordo vincerà, e quindi penso che la FIOM dovrà ripensarci”.
E Valentino Parlato, vi domanderete incuriositi e preoccupati per la sorte delle specie animali protette?
Rassicuratevi: Parlato ha parlato!
Ed anche questa volta avrebbe fatto bene a tacere.
“La colpa non è di Marchionne. Lui è schiavo di una situazione impostagli dal capitalismo. Non è che lui è cattivo, è costretto a compiere certi passi”.
Dopo una prova simile di profondità di pensiero, c’è ancora qualcuno che non riesce a darsi spiegazione del fallimento di questa orda fetente di leccaculo, spie, dementi e servi dei padroni?!

Eugenio Colombo