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La rivoluzione in Venezuela

Le Rivoluzioni, tutte democratico-borghesi quanto a composizione di classe e per necessità storica, sono un processo, non un atto.
Anche per questa ragione, a dispetto dell’ignoranza sesquipedale degli utili idioti a libro paga della CIA e della Controrivoluzione mondiale, non possono mai essere “imposte dall’alto”, o semplicemente imposte. A meno, sia detto per inciso, di non ritenere che una classe o uno strato sociale capace di condurre una Rivoluzione sia così stupido e sprovveduto da farsi “imporre” qualcosa “dall’alto”. A questa legge della Storia non si sottrae neppure l’attuale (nel senso di in corso) rivoluzione bolivariana in Venezuela. La quale, al pari di tutte indistintamente le Rivoluzioni, quella proletaria che è tale perché guidata da gruppi o forze politiche anti-capitaliste ed anti-imperialiste non-borghesi, compresa. Detto diversamente, quello rivoluzionario è un processo in cui la Rivoluzione, da una parte, e la Controrivoluzione (dalla Rivoluzione suscitata), dall’altra, si scontrano in una lotta antagonista, “all’ultimo sangue”. Come scriveva Marx ne Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, le Rivoluzioni “passano tempestosamente di successo in successo; i loro effetti drammatici si sorpassano l’un l’altro; gli uomini e le cose sembrano illuminati da fuochi di bengala; l’estasi è lo stato d’animo di ogni giorno. Ma hanno una vita effimera, presto raggiungono il punto culminante: e allora una lunga nausea si impadronisce della società, prima che essa possa rendersi freddamente ragione dei risultati del suo periodo di febbre e di tempesta. Le rivoluzioni proletarie, invece, quelle del secolo decimonono, criticano continuamente se stesse; interrompono a ogni istante il loro proprio corso; ritornano su ciò che già sembrava cosa compiuta per ricominciare daccapo; si fanno beffe in modo spietato e senza riguardi delle mezze misure, delle debolezze e delle miserie dei loro primi tentativi; sembra che abbattano il loro avversario solo perché questo attinga dalla terra nuove forze e si levi di nuovo più formidabile di fronte a esse; si ritraggono continuamente, spaventate dall’infinita immensità dei loro propri scopi, sino a che si crea la situazione in cui è reso impossibile ogni ritorno indietro e le circostanze stesse gridano: “Hic Rhodus, hic salta!” Qui è la rosa, qui devi ballare!”.
A questa legge, abbiamo già avuto modo di dire, non si sottrae neppure la Rivoluzione, cioè la guerra civile (perché ogni Rivoluzione è sempre una guerra civile che vede schierata una parte, anche minoritaria non importa della società contro un’altra), oggi in pieno svolgimento in Venezuela.
Anche di questo si occupa l’intervista che potete leggere qui sotto. E che abbiamo preso in prestito da un sito internazionalista francese.

L. A.

Intervista a Carolus Wimmer, segretario per le questioni internazionali del Partito Comunista del Venezuela condotta da un giornalista del sito www.solidarite-internationale.pcf.over-blog.net.

Junge Welt – Le notizie che vengono diffuse a livello internazionale sul Venezuela suscitano preoccupazione: Si parla di guerra civile, di fame, di sotto-alimentazione, di una situazione ingestibile del paese. Come giudica la situazione il PCV?

Carolus Wimmer – E’ totalmente falso e senza rapporto con la realtà parlare di crisi umanitaria e di fame nel nostro paese. Va tuttavia riconosciuto che i metodi adottati per oltre 18 anni dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro il Venezuela, in parte hanno ottenuto il loro scopo. Nei primi anni, gli attacchi dell’imperialismo si erano concentrati sul presidente e l’apparato dello Stato. Dopo i numerosi fallimenti su tale terreno, gli attacchi si sono ora diretti contro le famiglie venezuelane, contro l’approvvigionamento di cibo, di medicine e di altri beni di prima necessità. Si assiste a una guerra psicologica.

JW – Si può considerare l’imperialismo statunitense interamente responsabile dei problemi del Venezuela o ci sono anche origini interne?

CW – La politica è come un incontro di pugilato. Quando tu mostri le tue debolezze all’avversario,   quello ti mette KO. La situazione momentaneamente difficile che stiamo attraversando politicamente nella lotta di classe risulta, tra le altre cause, dall’illusione che noi deteniamo tutto il potere e che saremmo già passati al socialismo. Ma noi viviamo ancora nel capitalismo. E’ per questa ragione che non possiamo permetterci di scaricare tutte le responsabilità sull’avversario ma dobbiamo, ad esempio, affrontare anche la corruzione. Un grande parte delle forniture alimentari, che vengono distribuite alla popolazione a prezzi sovvenzionati dallo Stato, spariscono per riapparire a prezzi gonfiati sul mercato nero.

JW – In che modo si può fronteggiare ciò?

CW – Il rimedio è la verità. Si deve dire la verità alla popolazione, devono farlo il governo e tutte le altre forze. Questo purtroppo non sempre succede. Così, all’inizio dell’anno si era promesso che la guerra economica sarebbe stata riassorbita in 6 mesi: un’aberrazione completa. Il secondo rimedio è la lotta concreta contro la corruzione, la burocrazia e la sua inefficienza. Il PCV chiede che la questione venga affrontata di petto. Misure in questa direzione riceverebbero un ampio sostegno della popolazione.

JW – Molti amici della Rivoluzione Bolivariana hanno l’impressione che lo sviluppo impresso da Hugo Chavez si trovi oggi in stallo.

CW – Questo processo non ha perso nulla del suo significato. Il processo bolivariano, come è conosciuto internazionalmente, continua. Come ieri, ha il sostegno di gran parte della popolazione e, naturalmente, anche delle forze armate. Ma occorre interpretare questa evoluzione nei termini della lotta di classe e non in uno stato di euforia permanente, una vittoria elettorale dopo l’altra. Abbiamo ora davanti a noi tre opzioni. Subito si presenta la grande minaccia di un intervento diretto o indiretto degli Stati Uniti, con truppe dell’America Latina e della NATO. Esso instaurerebbe in Venezuela un regime almeno di ispirazione fascista. Seconda opzione: un percorso riformista che conserverebbe alcune delle conquiste sociali conquistate negli ultimi anni, ma nel contesto del sistema capitalista. Questa variante incontra il favore in particolare delle forze socialdemocratiche dell’UE. Il nostro partito è convinto che ciò sarebbe fatale per la maggior parte dei venezuelani. Gli sforzi e i sacrifici che i venezuelani hanno fatto sarebbero stati vani se noi restiamo nel capitalismo. Perché tale sistema significa sempre più ingiustizia, anche con una buona costituzione, sempre più oppressione e sfruttamento. Ma esiste un’altra via: la rivoluzione. La gran parte del popolo è per la continuazione del processo bolivariano, per sempre “più rivoluzione”.