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Guerre asimmetriche

Se cercate sul vocabolario la voce  “guerra asimmetrica”, incontrate questa definizione: “Guerra Asimmetrica: conflitto ad armi impari…” (in Treccani.it). O, se consultate Wikipiedia.com: “Guerra fra due o più soggetti (…) o gruppi le cui effettive forze militari differiscano in modo significativo”.
Se anziché per i vocabolari, avete invece una preferenza per il Cinema, approfondirete meglio l’oggetto del vostro interesse, rivedendo, con tutta l’attenzione che richiedono e meritano, le vicende, drammatiche ma gloriose, della guerra di liberazione algerina illustrate e documentate ne La battaglia di Algeri, il capolavoro di Gillo Pontecorvo girato nel 1956.
Nel film c’è un episodio in particolare su cui vi suggeriamo di soffermarvi. Quello in cui il capo della Resistenza algerina, Ali Ben Mihdi, appena arrestato e condotto a fine propagandistici ad una conferenza-stampa organizzata dall’Esercito colonialista francese, si sente chiedere da un giornalista embedded se non ritenga vergognoso e sleale mandare delle donne con degli “innocenti” cestini della spesa a far esplodere bombe che uccideranno donne e bambini.
La risposta del partigiano algerino è lapidaria: “Dateci i vostri aerei e vostri carri armati e noi vi daremo i nostri cestini esplosivi”.
Ecco illustrata, in poche ma eloquenti parole, come meglio non sarebbe possibile fare, il concetto di “guerra asimmetrica”.
A voi, alla vostra sagacia, il compito, tutt’altro che proibitivo, di stabilire tutte le implicazioni e tutte le connessioni possibili, con l’attualità…

L. A.