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La sola dello ius soli

Il dubbio shakespeariano classico è notoriamente “essere o non essere?”.
Di recente, però, un altro è sopraggiunto a sostituirlo, ad attualizzarlo, per così dire: ius soli o ius sanguinis? A principiare da qui, e per cercare di fornire una risposta all’ennesima variante dell’amletico dilemma, una discussione che è facile prevedere si trascinerà fino all’immediata vigilia dell’approvazione della relativa legge.
Una discussione in cui, a dispetto del titolo delle note che state scorrendo, non intendiamo entrare. Almeno per il momento.
Ma che giriamo senz’altro ai nostri lettori, proponendo loro l’articolo che qui sotto potete leggere (ed in cui ci siamo imbattuti sfogliando le pagine virtuali del web).
Non senza esserci prima concessi una piccola licenza, da giudicarsi come un’informazione supplementare, piuttosto che come un giudizio valutino i nostri lettori fino a che punto di parte.
Fra i sostenitori dello ius soli ci sono, tanto per non smentire la loro (meritata) fama di buonisti a spese degli altri, soprattutto di chi buonista non è e non intende esserlo in ogni caso, i Cattolici.
Ebbene, nella Città del Vaticano – questa teocrazia sopravvissuta impunemente alla Modernità ed al Progresso – il quesito di cui oggi ci occupiamo è stato finora risolto nell’articolo 1 della legge vaticana del 22 febbraio 2011, quella che regola la concessione della cittadinanza del piccolo Stato del Pietro evangelico: a parte il papa ed i cardinali, vale il principio della “residenza abituale”,  a volte legata alle mansioni svolte. Detto in altro modo, nella Città del Vaticano, in quello che dovrebbe essere un punto di riferimento irrinunciabile, un modello per tutti i Cattolici, compresi quelli convertitisi dopo aver abiurato il loro passato “comunista”, lo ius soli non trova applicazione. Perché se nasci in territorio vaticano NON sei cittadino del Vaticano.
Ma basta, per questa volta. La parola passi pure a Diego Fusaro.
Red7

Contro lo ius soli e la distruzione della cittadinanza*
di Diego Fusaro
Se fossimo nell’Amleto di Shakespeare potremmo compendiare tutto ciò che sta accadendo con le seguenti, imperiture parole: “Vi è del metodo in questa follia”. Stanno con successo riuscendo a far passare per plausibile l’inimmaginabile. Il capitale finanziario ha oggi come propria norma di sviluppo la destabilizzazione dello stabile, la precarizzazione del solido, lo sradicamento del radicato. Non vuole lavoratori tutelati, ma precari. Non vuole cittadini, ma migranti apolidi con erranza globale coatta.
Il capitale – non mi stancherò di ribadirlo – non vuole integrare i migranti. Vuole, invece, disintegrare i non-ancora-migranti. Non vuole cittadini radicati, attivi, con diritti. Vuole masse di schiavi apolidi, senza radici e senza stabilità lavorativa, etica ed esistenziale. Ci vuole tutti migranti e precari, disponibili per le pratiche della valorizzazione illimitata del valore.
Ed è in quest’ottica esiziale che deve essere letto il famigerato ius soli: con esso, si diventa tutti egualmente cittadini. Senza distinzioni. L’apice della uguaglianza, si potrebbe pensare. Ma il capitale conosce solo l’uguaglianza dell’irrilevanza, come la chiamava Hegel. Ossia ci rende tutti eguali nel senso di tutti egualmente irrilevanti. Chiama privilegi i diritti: per poterli distruggere in nome della lotta ai privilegi (vi ricorda qualcosa la rimozione dell’articolo 18?). Ed ecco lo ius soli: la cui ratio si compendia nel noto detto spagnuolo “todos caballeros”, dove ovviamente se sono tutti “caballeros”, nessuno è veramente “caballero”.
Useranno questo grimaldello non per renderci tutti cittadini eguali, come sarebbe giusto: ma per distruggere il concetto di cittadinanza, con la gamma di diritti che esso storicamente implica. Si diventa tutti cittadini in astratto e, in concreto, il concetto di cittadinanza è svuotato: meglio, è rioccupato dal concetto di consumo. Il cittadino ha diritti che gli spettano in quanto tale. Il consumatore ha tanti diritti quanti può effettivamente acquistarne.
Preparatevi. E non unitevi al già nutrito branco dei lupi che ululano in modo irriflesso in difesa del pensiero unico, senza nemmeno capire ciò che stanno facendo.

*Articolo del 15 giugno c.a. de ILFATTOQUOTIDIANO.IT.