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Democrazia di analfabeti

Lo scorso mese di aprile sono apparse due notizie sui quotidiani, fatti che meritano una riflessione.
La prima è che, durante la rassegna milanese “Tempo di libri”, sono stati diffusi dati ISTAT che sostengono che dal 2010 al 2016 in Italia ci sono stati 4,3 milioni di lettori di libri in meno. Nel solo 2016, trentatré  milioni di persone sopra i 6 anni non hanno preso in mano un libro.
La seconda informazione è quella che i responsabili della comunicazione dell’ex presidente del Consiglio, detto il bombarolo (con la b rigorosamente minuscola visto che si tratta del lancio delle grosse panzane che continua a rifilare a piene mani) hanno pubblicato sui social network l’intervento di Renzi in merito ai vaccini inserendo strafalcioni nei sottotitoli come “scenziato” oppure “qual’è”.
Da notare che si tratta della medesima compagnia che ha lanciato la “buona scuola”…
Le notizie hanno suscitato, a modo loro, un certo scalpore. Ma, pensandoci bene, sono così stupefacenti?
Siamo in un sistema che utilizza la scuola per (an)alfabetizzare il minimo indispensabile che serve per sostenere lavori sempre meno complessi e sempre più standardizzati. Non esiste la necessità, oggi, di avere menti critiche in qualunque campo. Fatti salvi, forse, piccoli gruppi ristretti utili a specifiche attività questa è la tendenza generalizzata.
Avere un popolo di votanti ignoranti e analfabeti aiuta il mantenimento dello status quo e dell’ordine sociale che, naturalmente, può essere tranquillamente gestito da altrettanti analfabeti di ritorno.
Poveri analfabeti, aiutiamoli!, penserà la proverbiale maestrina dalla penna rossa, simbolo del  sinistrismo cattolico, sempre in cerca di categorie da proteggere e da istruire.
Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e che non fa nulla per liberarsi, è veramente uno schiavo. Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi già non è più schiavo, ma uomo libero“.
Bisogna, dunque, meravigliarsi dell’esistenza del popolo ignorante e/o della sua degna classe dirigente oppure il vero problema risiede nella mancanza di un seppur minimo rigurgito di ribellione?

Renato Battaglia dalla giungla metropolitana