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Requiem

A detta di tutti indistintamente i media, di regime e non, il quadro disegnato dal Rapporto annuale 2017 dell’ISTAT sulla situazione del Paese-Italia è a dir poco sconsolante.
“La novità è la certificazione della scomparsa della borghesia e della classe operaia, ‘le più radicate nella struttura produttiva dell’Italia’, che oggi sono però evaporate di fronte alla ‘perdita dell’identità di classe, legata alla precarizzazione e  alla frammentazione dei percorsi lavorativi’” (Leggo del 18 maggio, pag.5).
Più in sintesi, la mitica, santa e martire Classe Operaia-che sempre sia onorata e riverita, non c’è più!
Una notizia sconvolgente solo per il falsi-Sinistr(at)i; per i nostalgici dei tempi in cui “il sol dell’Avvenire” spuntava ogni giorno a riscaldare i cuori dei devoti ad una Causa che fondava la sua legittimità storico-morale e la sua forza di attrazione su una classe che, in realtà, è sempre stata “classe in sé”, mai “per sé”. E men che meno per l’Umanità finalmente liberata dalle catene della schiavitù imperialista…
Una classe, lo certifica oggi persino l’ISTAT, che ormai non c’è più.
Dissolta come neve al sole, ma stavolta della globalizzazione capitalista, nonostante gli innumerevoli scioperi “contro il Terrorismo”; l’adesione ai comitati “per la difesa dell’ordine repubblicano” (leggi più correttamente: dello Stato borghese) con annesse e connesse attività di spionaggio e di delazione; le “sfibranti” e massacranti “Feste dell’Unità” a base di “gnocco fritto” e di cucina popolare; le energie spese nella diffusione casa per casa dell’organo ufficiale del Partito fondato da Gramsci; dalle estenuanti code davanti ai seggi per votare PCI e maleodoranti derivati al séguito; le criminali e demenziali manifestazioni tarantine al grido “L’ILVA deve riaprire: meglio lavorare che morire di cancro”; gli eccessi legati al tifo per la squadra di calcio del cuore, meglio se per la squadra personale del Padrone dei Padroni; le allucinazioni della politica berlingueriano-sindacale dei “sacrifici per tutti tranne che per Totti”; le “mobilitazioni di massa” a difesa di una Costituzione che sancisce il primato e l’intoccabilità della proprietà privata dei mezzi di produzione; gli assalti squadristici, significativamente incoraggiati e protetti dalla polizia, alle Università occupate, ad esempio all’Università di Roma invasa dai “picchiatori sindacali” al séguito del leader della CGIL, Luciano Lama; e chi più se ne ricorda più ne aggiunga.
La Classe Operaia è morta, dicevamo.
E non risorgerà, nonostante le infantili credenze in una vita ultraterrena dei suoi componenti adoratori, contemporaneamente, di Stalin e di Gesù Cristo, di Togliatti e di papa Giovanni, di Kruscev e di Kennedy.
E’ morta lasciando qualche nostalgia solo nei nostalgici dei bei tempi del “lavoro (salariato) sempre e a tutti i costi”; e qualche rimpianto in chi ancòra rimpiange gli “anni di m….” defecati dalle canaglie piciste…

Luca Ariano