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Di sionismo ed antisemitismo (3)

Terza ed ultima parte

Ebraismo e razzismo

Sorella gemella dell’accusa di anti-semitismo rivolta a chi contesta la legittimità dell’entità sionista e ne critica il  progetto (neo-colonialista) ed il programma (filo-imperialista) è solitamente un’altra accusa: quella di razzismo.
Per i difensori diretti o indiretti del diritto del “popolo eletto” per scelta di una divinità tribale “  (“Perché tu sei un popolo santo, riserbato al Signore dio tuo, ed egli t’ha eletto acciò tu sia per lui il popolo suo particolare fra tutte le genti che son sulla terra”, Deuteronomio, 14-2) ad occupare con la violenza e l’inganno una “terra promessa” (“E a te, e alla tua discendenza dopo di te, darò (…), tutto il paese di Canaan in proprietà per sempre…” Genesi, 17-8) essere anti-sionisti equivarrebbe, insomma, ad essere non solo anti-semiti, ma anche razzisti
Su questo punto, occorre esser chiari fin da sùbito.
Nel 1950, dunque in epoca nient’affatto sospetta, l’UNESCO , con una propria dichiarazione, ha negato l’esistenza di razze biologicamente diverse nella specie umana.
“Le razze non esistono, il concetto di razza umana è totalmente (neretto nostro, ndr) arbitrario”, ha invece asserito un esperto in materia come Luca Cavalli Sforza, genetista e professore emerito presso l’Università di Stanford (cfr. La Repubblica del 14 febbraio 1992).
Nonostante ciò, ancora ai nostri giorni, negli USA ed in altri Paesi occidentali, negli ospedali, al momento del ricovero, viene chiesto ai pazienti di dichiarare la propria “razza”. A riprova di quanto sia ancora radicata e diffusa una concezione biologica dell’Umanità vecchia di oltre duecento anni e del tutto priva di fondamento scientifico. “Razza degli Imbecilli” a parte, ovviamente.
Gli studi sul DNA delle diverse popolazioni hanno portato a questa ricostruzione: veniamo TUTTI da qualche migliaio di Homo sapiens sapiens usciti circa sessantamila anni fa dall’Africa per poi colonizzare l’Asia, l’Australia, l’Europa e infine l’America.
Ne consegue logicamente che chi accusa qualcun altro  di essere razzista, di credere cioè nell’esistenza di qualcosa che non esiste, è, lui sì semmai, razzista. Non foss’altro perché, così facendo, dà prova di credere in qualcosa che non esiste, ne sia consapevole o meno non importa.
Di nuovo: se io accuso (magari anche per via giudiziaria) qualcuno di essere razzista, attribuendo al concetto di “razzismo” il significato più sopra ricordato, considerato che la Scienza ha incontestabilmente dimostrato che le razze non esistono (e né le etnie né i gruppi linguistici né, a maggior ragione, le religioni sono “razze”!), non do forse per acquisito, per scientificamente assodato a dispetto della verità, che, nonostante tutto, le razze esistono?
Se l’accusa di “razzismo” è priva di basi scientifiche (in quanto la Scienza ha dimostrato che le razze umane non esistono), non sarebbe il caso di NON considerarlo un reato, o perlomeno di sostituire un termine inappropriato con uno dei tanti sinonimi (fascismo, autoritarismo, discriminazione etnica…) disponibili? Non è forse lecito sospettare che l’accusa (il reato) di “razzismo” abbia, al fondo, una motivazione ideologica, dunque metafisica perché astratta, dunque strumentale?
E qui ci fermiamo. Per evitare di inoltrarci in un’argomentazione che ci condurrebbe troppo lontano, in una direzione diversa da quella che abbiamo fin qui seguìta.
Comunque, “tiremm innanz”, come si tramanda abbia detto Amatore Sciesa quando, sulla strada verso il patibolo, i suoi boia lo fecero sostare davanti alla porta di casa per indurlo a “pentirsi” senza neanche bisogno della promessa di pubblicazione di un libro autobiografico.
Dimostrato che le razze non esistono e che l’accusa di razzismo si ritorce inevitabilmente su chi la formula, ci si potrebbe ugualmente chiedere se gli Ebrei possano essere considerati in qualche modo o in qualche misura una razza.
Anche in questo caso, le conclusioni dell’antropologia dimostrano che, com’era peraltro prevedibili dopo quello che abbiamo in precedenza esposto succintamente per esigenze di spazio, NON ESISTE alcuna razza ebraica.
“Rilevazioni antropometriche effettuate su gruppi ebraici in varie pari del mondo indicano che essi differiscono notevolmente l’uno dall’altro in ordine a tutte le caratteristiche fisiche importanti: statura, peso, colore della pelle, indice cefalico, indice facciale, gruppi sanguigni ecc.” (A.Koestler, La tredicesima tribù, 2003).
Insomma, “il popolo ebraico è razzialmente eterogeneo; le sue costanti migrazioni e i suoi rapporti – volontari o d’altro tipo – con la più larga varietà di nazioni e di popoli hanno determinato un tal grado di meticciato che il cosiddetto popolo di Israele è in gradi di presentare tratti tipici di qualsiasi altro popolo”. (Ibidem, il corsivo è nel testo originale).
In sintesi, il “popolo ebraico” sarà forse il “popolo eletto” dal suo dio tribale: sicuramente non è ma stato una razza. Tutt’al più un’etnia. Ma questo è un altro discorso, per approfondire il quale saremmo inevitabilmente costretti ad allontanarci troppo dal tema che ci interessa in questo articolo/contributo.
Ma non basta.
Nel caso qui in esame, l’accusa di razzismo, con allegato e conseguente reato penale, verrebbe mossa ni confronti di chi “se la prende” con un’etnia (quella, per l’appunto, ebraica) che, essa sì, sventola bandiere i cui colori mostrano alcune sospette e preoccupanti sfumature di razzismo.
E non solo per via della faccenda del “popolo eletto”
Nella definizione classica, abituale, oltre che religiosa, di chi sia ebreo, colpisce l’impronta biologica, non teologica: un ebreo è un individuo nato da madre ebrea.
E’ vero che si danno casi di conversione all’ebraismo, quindi casi di ebrei che diventano tali pur non essendo nati da madre ebrea. Ma si tratta di casi isolati, comunque di eccezioni, più o meno condivise e più o meno tollerate all’interno dello stesso mondo (religioso) ebraico.
Paradossalmente, non è poi un fossato logico incolmabile, se ci poniamo mente, passare dalle definizione genetica dell’essere ebreo al concetto che gli ebrei costituiscono una “razza speciale”. In fondo, paradossalmente, lo ripetiamo, ma non tanto, Hitler ed i suoi eugenisti da carrozzone circense e da manicomio criminale, non hanno affatto inventato l’idea della “razza ebraica”: l’hanno “solo” ripresa e fatto propria, con gli apprezzamenti degli stessi inventori.
Detto solo fra parentesi, da questa particolare angolazione di lettura andrebbe analizzata meglio l’origine “ideologica” dell’adesione di alcuni ebrei (un nome fra tutti: quello di Vladimir Jabotinsky, il leader sionista che svolse un ruolo di primo piano all’interno dell’omonimo Movimento) al Nazismo. Ma questo è un compito che spetta agli Storici, e in ogni caso non ai due dirigenti milanesi del PD che hanno svolto il ben più modesto e banale ruolo di pretesto per le nostre altrettanto modeste e banali riflessioni.
A (e su) questo punto, impossibile non chiedersi, in presenza dell’ennesimo paradosso, se sia o meno legittimo (legittimo, non legale!)  muovere l’accusa di razzismo a quanti criticano chi, in qualche misura, ha un’idea razzista di se stesso.
Per tutte le ragioni fin qui elencate, piaccia o non piaccia ai due personaggi dalle cui esternazioni grottesche ed oscene (ma si poteva pretendere qualcosa di diverso da due esponenti sionisti del PD sionista?) queste note hanno preso l’avvio, ed in ossequio alla logica più elementare, prima ancora che alla Scienza ed alla Storia, accusare di razzismo chi critica la religione ebraica (la religione, lo ripetiamo) è un po’ come accusare di irrazionalità chi non crede nell’esistenza degli orchi e delle fate. O, se preferite, l’onestà dei dirigenti del PD…
Oltretutto, ci sia concesso di dirlo, perché mai è lecito e legale (fatte salve certe condizioni del tutto comprensibili e quasi sempre condivisibili) criticare anche “pesantemente” le altre religioni, quella cattolica compresa, ma non è consentito farlo, pena, come abbiamo visto, l’accusa di razzismo e di antisemitismo, con la religione ebraica? C’è mai stato qualcuno che abbia criticato il Cattolicesimo e si “meritato”, per ciò stesso, l’accusa di essere… anti-indoeuropeo? O, in caso di critica delle pratiche magico-religiose di certe popolazioni dell’Africa, quella di… anti-camitismo?
Che, in fondo, ci sia del vero nel sospetto che, quello ebraico, sia un “popolo eletto” non soltanto per lo YAHVE della Bibbia?
Soprattutto se, a “popolo ebraico” sostituiamo, più appropriatamente, l’espressione “entità sionista auto-denominatasi Israele”…

Fine