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Di sionismo ed antisemitismo

Gli ebrei non sono una razza.
I razzisti sì: quella degli imbecilli.

Anonimo

L’episodio di cui ci occuperemo di qui a poco merita senz’altro di essere recuperato dalle cronache del passato. Un passato peraltro piuttosto recente, non solo per i suoi innegabili aspetti grotteschi e provocatori, ma anche per i suoi inquietanti risvolti.
Agli inizi dell’anno (la notizia è stata riferita dalle pagine milanesi del Corriere della sera, senza alcun particolare rilievo nonostante la gravità dell’episodio, il 9 gennaio scorso), Daniele Nahum, esponente del PD – il che è già tutto dire, quanto a tolleranza e ad onestà intellettuale! – ed ex-presidente della comunità ebraica della metropoli lombarda, ha chiesto l’espulsione dal partito di Sumaya Abdel Qader, consigliera comunale di religione musulmana, anch’essa piddina e rea di aver criticato la politica dell’entità sionista auto-denominatasi Israele.
“Se una persona è antisionista è anche antisemita”, ha sentenziato il Nostro. “Poi può essere ipercritico sulle politiche dei governi israeliani, ci mancherebbe. Però se sei un dirigente del PD, specialmente se sei un parlamentare o un consigliere comunale/regionale, e sei ambiguo sull’antisionismo, vai semplicemente espulso”, ha aggiunto Nahum, in un accesso di (falsa) tolleranza.
Dalle parole del dirigente piddino, rafforzate e, aggiungiamo noi, aggravate da un’analoga dichiarazione di un altro suo collega di partito, Emanuele Fiano, per il quale “Scegliere la chiave della traduzione antisionista peggiora la cosa” (Corriere della sera del 9 gennaio, pag.5), si evincono fin da sùbito due cose.
Innanzitutto che per Fiano e Nahum essere del PD comporta automaticamente essere filo-sionisti, pena l’espulsione dal Partito, sorte che, all’alba dei bei tempi andati, si riservava solo ai trotzkisti, ai bordighisti o agli altri supposti “agenti della CIA” infiltrati nelle “sante e gloriose” fila della altrettanto “santa e gloriosa” classe operaia- “che sempre sia lodata riverita ed osannata” per dirla con una delle litanie della chiesa picista.
In secondo luogo, che fra ebraismo e sionismo esiste una relazione di identità.
Esaminiamo piuttosto più da vicino l’accusa rivolta a che “si permette” di criticare il Sionismo dando per scontato che fra Sionismo ed ebraismo esista per l’appunto, una relazione di identità.
“Bando dunque agli indugi”, come dissero i partigiani che fucilarono Mussolini senza aspettare che un Tribunale del popolo emettesse un verdetto di condanna formale…

EBRAISMO E SIONISMO

Il Sionismo moderno, che ha nel giornalista austriaco Theodor Herzl il proprio “padre fondatore”, è nato nel tardo diciannovesimo secolo da laici che avevano lasciato la religione dei loro antenati convinti che l’esilio permanente del “popolo ebraico” fosse da attribuirsi alla sua “attitudine alla sottomissione” (la cosiddetta “mentalità dell’esilio”), piuttosto che ad una supposta “volontà divina”.
Di conseguenza, essi volevano liberarsi dalla “costrizione dell’esilio” creando una sorta di “nuova identità” ebraica fondata non sulla religione, bensì sulla terra.
Una visione, la loro, sostanzialmente laica e nazionalista.
Per questa ragione, il programma dei Sionisti si proponeva fondamentalmente la formazione di uno Stato ebraico (preferibilmente, dunque non esclusivamente, in Palestina) e la creazione di un “nuovo tipo” di ebreo. Un ebreo non più tale, bensì, per l’appunto, sionista.
Il risultato pratico (storico) del Sionismo, rappresentato dallo Stato oggi denominato Israele, è, in realtà,  assolutamente estraneo all’ebraismo inteso come fede religiosa.
Quando il Sionismo ha iniziato a manifestarsi, tutti i rabbini non hanno esitato a mettere in guardia gli ebrei contro i pericoli di posizioni del genere, pericoli relativi all’inosservanza ed alla violazione dell’ortodossia religiosa.
Sionismo, dunque, non equivale affatto ad Ebraismo, non soltanto perché il Sionismo è un movimento politico mentre l’Ebraismo è una fede religiosa, al pari del Cristianesimo, dell’Induismo e via elencando. A differenza di quello che si sforzano di far credere i Sionisti ed i loro sostenitori, essere ebreo significa infatti aderire alla religione ebraica, non accettare l’esistenza del cosiddetto Stato di Israele ed appoggiare la politica che esso applica in spregio, come ben sanno i nostri lettori, del Diritto Internazionale, dei Diritti Umani e, più in generale, della stessa Verità storica.
Quanto fin qui detto è dimostrato, fra l’altro dall’esistenza di ebrei che non si sono mai professati o considerati sionisti (Marx, Freud, Trotzky, per fare solo qualche nome fra i più noti) e di movimenti religiosi ebraici assolutamente e nettamente anti-sionisti (i Naturei Karta, un’organizzazione formata da “ebrei contro il Sionismo”, ad esempio).
Su questo specifico argomento esiste peraltro una vasta letteratura, anche, ma non solo, di impostazione marxista, che i Nostri… fingono di ignorare o ignorano per ignoranza e malafede.

1-fine della prima parte