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E' scoppiato il bomba

Matteo Renzi: “Vorrei abbracciare chi ha votato SI ad uno ad uno”.
Tanto fa veloce.
Spinoza.it

A questo punto, bisogna accontentarsi di piccoli piaceri”, pare abbia sentenziato un condannato a morte fumando l’ultima sigaretta che gli era stata concessa.
Se l’aneddoto sia vero oppure no, in fondo non ha nessuna importanza. Perché è assolutamente vero che, arrivati a un  certo punto, anche i piccoli piaceri, per quanto piccoli possano essere, procurano comunque un piacere.
Così, è stato un piacere assistere allo scoppio della bomba fiorentina, fuor di metafora all’ennesima performance imbecille e grottesca dell’Ebetino che ha fin qui capeggiato una banda di madonnine infilzate, di incompetenti (un esempio fra i tanti a disposizione: la ministra Madia, che ha più volte confessato la propria “mancanza di esperienza”, alla faccia dei Cinquestellati a cui il suo partito ha sempre rimproverato un presunto “dilettantismo”) e di maggiordomi pezzenti della grande Finanza internazionale: la pesantissima sconfitta al referendum per la “riforma della Costituzione” maturata agli inizi di dicembre.
Una “riforma” che intendeva realizzare il programma della loggia massonica P2, delle grosse (e grasse) banche internazionali (JP Morgan, Goldman&Sachs, ecc.), dei vergognosi trattati internazionali (TTIP), delle oligarchie europee, e via elencando.
Una “riforma”, inoltre, che, come è stato scritto, aveva un obiettivo politico ben preciso: portare a compimento in modo legale quel colpo di stato architettato nell’estate del 2011 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il sostegno della Banca centrale europea (BCE). Non bisogna infatti dimenticare che la mente della riforma (…) non è certo Renzi, che è un mero esecutore, ma Napolitano, che sino alla sua peraltro meramente formale uscita di scena è stato il vero Capo del Governo, rispetto al quale prima Monti, poi Letta ed infine Renzi sono stati solo docili strumenti” (Paolo Becchi).
Altrettanto piacere ha generato l’immagine della “bellona” da oratorio, in arte Maria Elena Boschi, che piange sconsolata e delusa all’annuncio dell’esito di una consultazione che, a sentir la pupattola angelicata, aveva bocciato quella riforma che avrebbe addirittura contribuito a, tenetevi stretti!, a “sconfiggere il terrorismo dell’ISIS”.
Eppure, le sue, quelle cioè della manzoniana madonnina infilzata, sono state lacrime di “delusione”, non di rabbia come quelle dei correntisti di Banca Etruria e delle vittime del di lei babbo.
Il Bomba di Firenze, o, se preferite, la controfigura toscana del Superviagra lombardo, dicevamo all’inizio, è clamorosamente scoppiato. Come la rana della nota fiaba che si gonfia fino a scoppiare.
L’onda d’urto provocata dalla deflagrazione trascinerà con sé gran parte, se non tutto, il gruppo dirigente che l’ha voluto alla presidenza del Consiglio per assecondare i progetti filo-yankee di Giorgio Napolitano: un gruppo dirigente estremamente assortito, che va dalla Finanza internazionale alla Confindustria, dai padroni formali a quelli reali, fino a comprendere la peggior feccia sopravvissuta alla trasformazione del PCI da “partito riformista” a partito neo-imperialista.
Sia comunque chiaro: è scoppiato il Bomba-Renzi, non la bomba della tanto attesa Rivoluzione.
Perché il Governo che arriverà dopo quello andato in pezzi sarà uguale, se non forse peggiore, a quello che l’ha preceduto.
Il che nulla toglie che certe soddisfazioni restano tali anche quando, a provocarle, non è il rumore assordante degli scontri di strada ma, molto più modestamente, il fruscio delle schede referendarie.

Red4