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Oscenità sinistre

Quest’anno l’1 novembre cadeva di martedì.
Un martedì come un altro, un primo novembre come tanti altri.
Non comunque a Milano.
Perché a Milano, città “medaglia d’oro della Resistenza”, l’1 novembre 2016 non è stato né un primo novembre né un martedì, come tutti gli altri prima.
Perché al Campo 10 del Cimitero Maggiore è stata deposta una corona di alloro, con tanto di bacche dorate e nastro bianco (che sono poi i colori ufficiali della città). Accanto, come ci informa un articolo de Il Fatto quotidiano del 4 novembre scorso, “alla croce con un’aquila nera su bandiera tricolore”.
L’oscenità di un episodio di per sé banale – e che suscita reazioni di disgusto al solo ricordarlo – si manifesta quando si precisi che, in quel campo, sono sepolti i fascisti della famigerata Repubblica di Salò, quella a cui aderì, durante gli anni della seconda guerra mondiale, la peggior feccia criminale di un Paese sfortunato ed infelice come il nostro.
Sono  complessivamente 921 le carogne che lì vi marciscono, rifiutate con ogni probabilità anche dai vermi e dai topi. Di queste 921, nove sono quelle dei cosiddetti “volontari italiani delle SS, centocinquanta delle Brigate Nere, un centinaio della Legione Muti, una quarantina della XMAS.
Fra le carogne della Muti, tre appartengono agli “eroici combattenti” che, il 10 agosto 1944, presero parte attiva alla fucilazione, in piazzale Loreto, di quindici partigiani.
Insieme con loro, “riposano” (un riposo eterno considerata la fatica spesa per le malefatte commesse) Alessandro Pavolini, già segretario nazionale del Partito Nazionale Fascista Repubblicano e comandante generale delle Brigate nere; i gerarchi Francesco Maria Barracu e Carlo Borsani; Armando Tela, un boia che torturò e seviziò, nella sede di “Villa Triste”, in via Paolo Uccello, numerosi antifascisti, a cui venivano strappate le unghie con le tenaglie e sotto i cui piedi venivano applicate daghe di ferro arroventate e Francesco Colombo, capo della Muti che operò come “polizia fascista” nella caserma di via Rovello oggi sede del Piccolo Teatro.
Una celebrazione del genere, per la verità, si ripete da anni, da troppi anni.
Ciò che la rende scandalosa è che essa venga confermata e riproposta anche quando, alla guida della città, – una città, lo ripetiamo, “medaglia d’oro della Resistenza” – ci sono giunte sedicenti “di sinistra”: quella del “compagno” Pisapi(p)a ieri, quella del “compagno di strada” Sala oggi.
Naturalmente, l’indecente e vergognosa pagliacciata del primo novembre 2016 non ha suscitato nessuna reazione significativa. Neppure quella dell’ANPI, che, a quanto pare, ha speso tutte le sue vegliarde e picciste “energie” nell’organizzazione di manifestazioni di protesta e di condanna nei confronti del “terrorismo rosso” durante i cosiddetti “anni di piombo”.
Che, in realtà, furono veri e propri anni di m….
Un po’ come quelli di oggi.

Eugenio Colombo