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Il voto dei gringos

Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,
dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
dai solchi bagnati di servo sudor
un volgo disperso repente si desta;
intende l’orecchio, solleva la testa.
G. Verdi, Coro dell’Adelchi

Gringolandia.
Oltre 2 milioni e 250 mila detenuti: 726 ogni 100.000 abitanti, un record mondiale.
Cinquanta guerre di aggressione un po’ in tutto il mondo, colpi di Stato, manovre di destabilizzazione ed ingerenze illegali e violente negli affari interni di nazioni sovrane escluse.
Multinazionali che dovunque fanno il proverbiale “bello e cattivo tempo” in funzione dei propri interessi.
Politiche neo-liberiste criminali ed anti-popolari: più di un terzo del Paese “più forte, più ricco e più democratico” del mondo non è in grado di far fronte alle necessità quotidiane.
Le spese giornaliere sono aumentate del 14% in dieci anni (dal 2004 al 2014), mentre il reddito-medio delle famiglie è diminuito del 13%.
Un terzo dei gringos non ha risorse sufficienti ad arrivare alla fine del mese.
Costante e progressivo impoverimento della classe media nordamericana: il 51% dei lavoratori guadagna meno di trentamila dollari l’anno, mentre il 28% non va oltre i ventimila dollari.
La ricchezza della classe media è crollata del 20%; e gli USA sono scesi al diciannovesimo posto nella classifica mondiale per ricchezza media: venti gringos super-ricchi possiedono più denaro (732mila di dollari all’incirca) di quanti non ne possiedano i 152 milioni di gringos più poveri.
Il 48,8% dei giovani sotto i 25 anni vive ancora in famiglia, insieme con i genitori.
Ecc., ecc., ecc.
Questo, a tratti sommari, il quadro generale, lo sfondo di un Paese che, solo pochi giorni fa, ha dovuto scegliere fra la candidatura (repubblicana) di Trump e quella (democratica) della Clinton. Che, qui da noi, sarebbe come dire: fra la candidatura di Berlusconi e quella di Renzi. O, meglio ancora, fra le proverbiali Scilla e Cariddi, vale a dire, con esempi più popolari e grossolani, fra un water o una latrina, fra il Lupo Mannaro e la Strega di Biancaneve.
Un’alternativa, in ogni caso, solo formale, solo apparente. Perché, in realtà, qualunque fosse stato il vincitore, e come ben sanno tutti fuorché le maestrine dalla penna rossa, i Leo-pecorini meneghini e i religiosi-laici catto-comunisti, indipendentemente da chi occuperà, del tutto formalmente, la carica di Presidente dello Stato-canaglia per eccellenza, per i prossimi quattro anni, nel prossimo futuro a dettare la politica sia interna che estera sarà la Fed, vale a dire la Federal Reserve System, la banca centrale degli Stati Uniti e gli organismi sovranazionali , FMI e NATO in testa, dell’imperialismo gringo.
Come ben sanno quelli che non hanno sostituito la lettura de Il Capitale con quella dei Vangeli.
Luca Ariano