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Squallori servili

Lo scorso venerdì 28 ottobre, l’Assemblea generale dell’ONU ha votato una risoluzione in cui si chiede l’avvio, a partire dal prossimo anno, di  negoziati per un Trattato internazionale che metta al bando le armi nucleari.
La risoluzione ha ottenuto l’approvazione 123 Paesi, mentre 16 sono stati gli astenuti e 37 i contrari.
Fra questi ultimi, l’Italia. Che, pur non essendo un Paese nucleare in senso proprio, ospita sul proprio territorio – svenduto alle Potenze che vinsero la Seconda guerra mondiale da uno Costituzione che, nelle prossime settimane, alcuni, i “soliti noti” della Politica nostrana, vorrebbero di fatto “rottamare” ed altri, altrettanto assurdamente, confermare, fra l’altro a dispetto egli articoli che santificano la proprietà privata ed i rapporti preferenziali con la Città del Vaticano e, di conseguenza, della religione cattolica – almeno 70 bombe atomiche. Cinquanta delle quali dislocate nella base yankee di Aviano e 20 in quella di Ghedi, anche in questo caso con buona pace (?) della tanto conclamata “sovranità nazionale”.
Bombe atomiche per i quali il premio Nobel della pace, il “compagno di merende” Obama, idolo delle maestrine dalla penna rossa e dei pacifisti italioti, non ha esitato a spendere la bellezza di diversi miliardi di dollari. Che, com’è elementare arguire, avrebbero potuto essere impiegati per tutt’altro genere di spese.
L’Italia, a parte naturalmente le bombe mediatiche del suo attuale presidente del Consiglio, non è com’è noto una potenza nucleare: è soltanto un Paese di servi. Degli Stati Uniti, of course.
Con buona pace (quella dei cimiteri?) dei ripetuti, retorici e vergognosi appelli di un Governo di boy-scout e di madonnine infilzate alla “pace”, alla “democrazia”, alla “convivenza pacifica” e via passando in rassegna tutto l’armamentario (è il caso di dirlo!) di slogan senza senso e, soprattutto, senza alcuna relazione con la realtà.
Con un mondo, cioè, avviato a passi ogni giorno che passa sempre più veloci versi un nuovo conflitto mondiale.

Red8