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Referendum

Sono anni, i nostri, tempi di referendum: referendum in Svizzera, referendum in Ungheria, referendum in Colombia.
Oggi ci occuperemo del referendum che si è svolto  in Ungheria agli inizi di ottobre.
E che, come hanno titolato i giornaloni di casa nostra, si è risolto in un significativo 98% dei suffragi contrari al “piano di distribuzione dei richiedenti asilo nei Paesi dell’Unione Europea (UE)”.
Percentuale, per  certi aspetti, “bulgara”, insufficiente tuttavia a raggiungere il quorum richiesto e, di conseguenza, a renderne esecutivi gli effetti.
“L’Ungheria e il caso migranti. Non passa la linea Orbàn”, esulta il Corriere della sera nella sua edizione di lunedì 3 ottobre.
Non entreremo nel merito della correttezza e della legittimità di un’interpretazione del genere (la quale finge di ignorare che, in ogni caso, la maggioranza dei votanti si è comunque espressa per il NO, a prescindere dal fatto che sia stato o meno raggiunto il quorum richiesto).
Ci limiteremo a sottolineare un “particolare”, chiamiamolo così, che i commentatori di regime, ed in particolare quelli di una Sinistra sempre più allineata alla politica della troika e del capitale finanziario, hanno colpevolmente (e deliberatamente?) ignorato.
Si tratta di un “particolare”, come avrete modo di constare voi stessi di qui a poche righe, forse di contorno, ma tutt’altro che irrilevante. Ci riferiamo infatti alle dichiarazioni rese, nel corso della campagna elettorale, dal segretario del Partito Comunista ungherese Gyula Thurmer. Dal segretario del PC, lo ripetiamo: non da quello della Lega Nord di casa nostra o del Fronte Nazionale francese!
Ha dichiarato Thurmer, è da supporre con gran scandalo delle maestrine dalla penna rossa nostrane e dei catto-comunisti della nostra e di altre latitudini: “Noi pensiamo che invitare gli immigrati in Europa sia un grave errore, una tragedia, e sosteniamo Viktor Orbàn nella difesa dei confini ungheresi e della identità e civilizzazione europea. La sinistra occidentale da anni non è più guidata da lavoratori, ma da capitalisti senza scrupoli e affaristi disinteressati ai lavoratori e lontani dai problemi del popolo. Per questo loro sono a favore dell’immigrazione”. E ancora: “Non a caso in Austria i voti degli operai non sono andati a sinistra ma al partito populista FPOE. Noi siamo comunisti vecchio stile e quindi pensiamo che i problemi dei migranti vadano risolti a casa loro e non importandoli in Europa” (cfr. Huffington post del 1 ottobre c.a.).
Fin qui alcune delle dichiarazioni del segretario del PC ungherese “vecchio stile”.
Delle due l’una: o i “comunisti vecchio stile” non sono più tali, oppure i “comunisti novo stile” favorevoli all’Immigrazione “senza se e senza ma”, senza cioè condizioni e senza princìpi, comunisti non lo sono mai stati e non lo saranno mai.
Piaccia o non piaccia al “compagno” Pa(p)a Francesco ed alla, purtroppo folta, schiera dei suoi devoti e seguaci stile “felce e mirtillo”…

Luca Ariano