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Silenzi assordanti

Sono andato ad Auschwitz per ricordare il dolore di tanti anni fa. Quanto dolore. Quanta crudeltà. E’ possibile che noi, gli uomini creati a somiglianza di Dio, siamo in grado di fare queste cose?”.
Sono queste le parole che, secondo i media  asserviti al Vaticano e, per suo tramite, al Governo ed all’imperialismo Usraeliano, il capo della multinazionale più potente e riverita del mondo, pa(p)a Francesco, ha pronunciato, nel corso della sua recente visita in Polonia, davanti a migliaia di fedeli.
Devo dire la verità: la crudeltà non è finita ad Auschwitz, a Birkenau (un altro campo di sterminio nazista, ndr). Anche oggi si torturano le persone, molti prigionieri vengono torturati per farli parlare. Terribile. Oggi ci sono uomini e donne in carceri sovraffollate che vivono come animali. Oggi continuano queste crudeltà”, ha poi aggiunto sempre secondo le stesse fonti.
Pap(p)a Francesco è stato dunque in Polonia. Dove si è soffermato “in religioso silenzio”, è proprio il caso di dire tenuto conto del ruolo dell’interessato, a riflettere sui crimini commessi dal Nazismo con la nota, comprovata ed unanimemente riconosciuta complicità della Chiesa cattolica.
Non è stato però in Argentina. E non pare abbia manifestato, più o meno velatamente, l’intenzione di andarci. Per pregare davanti all’ESMA in ricordo degli orrori e del dolore “di tanti anni fa”.
Eppure, ci sarebbe più di un (buon) motivo per farlo.
Durante gli anni di una delle dittature militari più feroci e criminali della Storia, Bergoglio era rettore del Colegio Maximo di San Miguel, all’interno del quale aveva fissato la propria residenza. Il collegio distava quattro chilometri dall’ESMA, la tristemente famigerata caserma trasformata da Videla e soldataglia al sèguito in un centro clandestino di detenzione e tortura da cui ebbero la sventura di transitare più di cinquemila di quei trentamila giovani che furono illegalmente arrestati prima e fatti sparire poi da una Giunta di bestie feroci.
I cancelli dell’ESMA non sono ancora stati varcati, se mai lo saranno, da chi ha invece ritenuto necessario percorrere migliaia di chilometri per “rendere omaggio” alle vittime di una dittatura, quella nazista, che, se messa al confronto con quella argentina degli anni Settanta del secolo scorso, si rivela assolutamente moderata ed “umana”.
E ciò benché, nel luogo in cui Bergoglio risiedeva, non potevano non essere arrivate le urla dei giovani argentini torturati a morte da squadre di psicopatici e di animali a due zampe. O, se non le urla o la loro eco, anche solo brandelli di notizie, di informazioni su ciò che, in quegli anni, avveniva in tutto il Paese ed in particolare fra le mura di quel luogo di tortura e di morte in cui “le sottane del terrorismo di Stato”, e cioè i cappellani militari cattolici guidati dal vescovo, nonché provicario militare, Victorio Bonamin, non solo erano di casa ma prendevano attivamente parte agli interrogatori, ai maltrattamenti e agli assassinii di una Giunta militare “benedetta da dio e protetta dagli Stati Uniti”.
Sì, perché, come ha scritto il periodico El Paìs, “nessuno scandalo ha superato quello della complicità della Chiesa con la dittatura militare: a differenza di quanto è avvenuto in Cile ed in Brasile (e nella gran parte dei Paesi latino-americani, aggiungiamo noi, ndr), in Argentina la sua (della Chiesa cattolica, ndr) fu complice della repressione, al prezzo addirittura di far passare sotto silenzio la scomparsa dei suoi vescovi ribelli” (El Paìs International del 20 luglio 2016).
Bergoglio, che, come le tre scimmiette, durante gli anni della dittatura clerico-militare argentina, non sentiva, non vedeva e non parlava, ha varcato, e non solo simbolicamente, i cancelli di Auschwitz, deciderà un giorno di varcare, anche in questo caso non soltanto simbolicamente, i cancelli dell’ESMA o di uno qualsiasi degli oltre cinquecento campi di sterminio disseminati nella provincia di Buenos Aires, “dove trentamila giovani furono torturati e assassinati e fatti sparire con la benedizione dei gerarchi della Chiesa cattolica argentina di cui Bergoglio, essendo Provinciale dei Gesuiti argenti, faceva parte”?

Ravachol