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Il portale della felicità

Come ti cambio la giornata

Un esperimento condotto nel 2012 per conto di Facebook riuscì a dimostrare come, proponendo a migliaia di ignari utenti solo notizie positive e ad altrettanti migliaia di utenti solo notizie negative, il social network era in grado di modificare a piacimento  l’umore delle persone coinvolte.
In pratica Facebook sarebbe potenzialmente in grado, secondo quanto riportato, di condizionare e “controllare” l’umore dei suoi utilizzatori e quindi condizionarne le scelte, siano queste legate a scelte di mercato, a scelte di vita e, volendo, anche le scelte politiche (ma ce ne sarebbe bisogno?).
Facebook in realtà è una piattaforma commerciale. Sarebbe quindi più corretto pensare che il programma che controlla il social network sia costruito in modo da invogliare le persone che accedono al servizio a stare il più possibile all’interno del portale. Per meglio poterle irradiare di informazioni commerciali, pubblicitarie, certamente per acquisire informazioni (commerciali) sui gusti e sui desideri. Chiaramente tutto ciò avviene attraverso meccanismi che possono esistere solo grazie alla stupidità umana: il “like” per il gattino del cortile o la condivisione della foto del bimbo che per la prima volta ha cagato senza pannolino (cosa che normalmente provoca i belati, o meglio, i barriti  della collega della scrivania a fianco)
All’interno di questo perverso meccanismo di fidelizzazione vi è la questione legata alla informazione. Oggi, infatti, milioni di persone si informano prevalentemente, se non esclusivamente, su Facebook ricevendo le notizie tramite i cosiddetti  Instant Articles e leggendone, peraltro, nella maggior parte dei casi, solo il titolo per poi commentarlo e diffonderlo.
La cosa è nata, ovviamente, negli Stati Uniti, ma si è diffusa anche in Europa. Facebook garantisce alle varie testate giornalistiche una piattaforma ove inserire le proprie pubblicazioni in un formato standard, queste ne ricavano gli introiti legati alla pubblicità, ma garantiscono di non creare concorrenza restando legate al network.
Un network all inclusive dove la maggior parte dei suoi utilizzatori ritrova un mondo virtuale dove la vita possa risultare persino bella, travolti da un vortice di “mi piace e condivido”

Anna K.