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Il (Contrap)Punto: Nel ventre della bestia si ode qualche gemito

Colin Kaepernick. Ricordatevi questo nome.
Non è un rivoluzionario e, probabilmente, nemmeno un fine pensatore. E’ un giocatore afroamericano di football dei San Francisco 49ers nella NFL statunitense.
Per gli strani casi che accadono in natura, anche nel ventre della bestia imperialista dove regna incontrastata l’ignoranza, capita che qualcuno si ricordi di usare il cervello e guardare i fatti per quello che sono e non per come vengono raccontati dalla propaganda.
Colin Kaepernick, durante l’esecuzione dell’inno statunitense che precedeva un’amichevole tra la sua squadra e Green Bay Packers, al contrario di tutto il pubblico, degli arbitri, dei dirigenti sportivi, dei giornalisti e del resto dei giocatori (compresi molti negri da cortile) è rimasto seduto spiegando il suo semplice gesto col fatto che non intendeva “alzarsi e mostrare orgoglio per un Paese che opprime le minoranze“.
E’ lo stesso  Kaepernick che, senza troppa pubblicità, aveva condiviso le lotte dei movimenti e le manifestazioni contro la violenza della polizia.
Una persona qualunque, dicevamo, che però ha osato sfidare i luoghi comuni e, ovviamente, è stato attaccato da tutto il suo mondo e dalla pubblica opinione.
Per me questa presa di posizione è ben più importante del football e sarei egoista se mi girassi dall’altra parte” ha aggiunto, sprezzante della morale comune.
Non faremo mai l’apologia di Colin Kaepernick, perchè parafrasando qualcuno, non abbiamo bisogno d’eroi, ma il suo gesto, a prescindere dallo stesso Kaepernick, insegna che basta poco per ribellarsi. Chiunque può scegliere di farlo, anche senza clamore, nella propria quotidianità. Chi vive nell’apatia seguendo i dettami del “pensiero comune”, è COMPLICE dei crimini che la società perpetra, appoggiandosi sul consenso silente dei vigliacchi.

Renato Battaglia