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C'è popolo e popolo?

I commenti sul fallito colpo di stato che in Turchia, agli esordi di un’estate per certi aspetti “torrida” (di sicuro non per il clima) si proponeva di abbattere il regime di Erdogan non sono certo mancati.
E, con più o meno superficialità a seconda di chi li formulava, hanno cercato di approfondire questioni che meritavano senz’altro l’attenzione loro riservata, in primis la questione “dei mandanti”, di chi cioè aveva organizzato il mancato golpe. Un aspetto della vicenda è comunque rimasto ai margini di tutte indistintamente le riflessioni, “di destra” o “di sinistra” , ammesso – e  non concesso – che sia l’una che l’altra siano oggi in grado di riflettere su qualcosa di diverso dalla cinica e criminale applicazione delle direttive della finanza internazionale e degli ordini dell’imperialismo Usraeliano.
Alludiamo al ruolo svolto dal “popolo” nel fallimento del golpe anti-Erdogan. Al fatto cioè che, ad impedire il colpo di stato, sia stato “il popolo turco”. Anche se meglio si sarebbe dovuto dire e si dovrebbe dire: una parte del popolo turco, più precisamente quella aderente al partito di Governo, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo- Adalet ve Kalkinma Partisi (APK) e/o simpatizzante del suo leader.
Che “il popolo”, o una parte di esso, si mobiliti in prima persona – e paghi, come nel recente caso turco, il prezzo tutt’altro che simbolico di oltre duecento vittime – non dovrebbe sorprendere o lasciare perplessi più di tanto. Soprattutto non dovrebbe farlo in chi, della retorica del “popolo in armi” che non può e non potrà mai essere vinto, si è riempito bocca, cuore e… bicchieri di vino per decenni.
Eppure… Eppure c’è qualcosa che, più in generale e se analizziamo i fenomeni grazie alla lente illuminante dei raffronti storici, non quadra.
Non quadra cioè che, per difendere a costo della vita un regime dittatoriale e musulmano, “le masse” siano scese in strada e si siano, al di là dei giudizi di valore, esposte in prima persona a rischio della vita, mentre, per cercare di impedire il colpo di stato messo in atto nel Cile socialista di Allende qualche decennio fa, il popolo… non abbia proprio dato notizia di sé, non si sia proprio visto.
Nel Cile del “governo popolare” di Allende come nell’Unione Sovietica del “golpe parlamentare” di Eltsin e della sua cricca di servi ottusi (dall’alcool) dell’imperialismo yankee; nella Romania “socialista” di Ceacescu; nella Repubblica Popolare cecoslovacca; e via elencando colpi di stato controrivoluzionari, militari e non.
Qualcosa “non quadra”, dovete senz’altro convenire. A meno che non siate anche voi convinti non solo che non esiste un popolo soltanto, sempre e dovunque “bello, eroico e buono” come la mitica classe operaia che avrebbe dovuto “liberare (addirittura) l’Umanità” dalla schiavitù del lavoro salariato ma addirittura, forse più realisticamente, che un popolo del genere, al pari della già citata mitica classe operaia, non esiste e non è mai esistito.
La qual cosa, oltretutto, spiegherebbe a sufficienza perché, nella Storia, non si siano mai date “rivoluzioni popolari”, nel senso che la cosiddetta Sinistra storica attribuisce a questo vero e proprio ossimoro.

L. A.