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Il torturatore in sottana

Sorbolo: un nome che alla gran parte dei nostri, peraltro informatissimi, lettori forse non dirà nulla.
Si tratta infatti di un paesotto della provincia di Parma di quasi diecimila abitanti.
Fra di essi, don Franco Reverberi.
Ancora ragazzino, don Franco si trasferì con la famiglia in Argentina, dove prese i voti e divenne parroco di Salto de Las Rosas.
Negli anni della dittatura clerico-fascista argentina responsabile dello sterminio di migliaia di persone e di crimini al cui confronto quelli commessi da Hitler e camerati risultano poco più che giochi di cattivo gusto di ragazzotti disadattati, don Franco assunse l’incarico di cappellano dell’Esercito, con il grado di capitano, nel carcere di San Rafael, poco distante proprio da Salto de Las Rosas.
E qui… E qui don Franco ebbe modo di distinguersi. Sinistramente, è il caso di aggiungere.
Secondo la testimonianza, riportata di recente dal giornale spagnolo El Mundo, della segretaria dell’Assemblea Permanente per i Diritti Umani (APDH) di San Rafael, Silvana Yomaha, infatti il prete sarebbe stato riconosciuto da quattro ex-prigionieri della Giunta genocida di Videla&bestie al séguito come il prete che assisteva alle sessioni di tortura, a volte con il collarino ecclesiastico, altre indossando una divisa militare.
Al “crollo” della dittatura argentina, anche don Franco si affrettò a riparare in Italia, anziché affidarsi alla “Giustizia divina” e rassegnarsi a subire le conseguenze dei crimini commessi, ovviamente “in nome di Dio e della Patria”.
E qui da noi, in Italia, il disgustoso topo da fogna sarebbe passato completamente inosservato e dimenticato, ma soprattutto appoggiato e “coperto” dai fedeli  di una Chiesa che ormai conta più pedofili, ladri e criminali di guerra che sacerdoti in buona fede, se, nei giorni scorsi, l’Interpol non lo avesse segnalato sul proprio sito come un uomo ricercato dalle attuali autorità argentine per il reato di “imposicion de tormentos”, e cioè di tortura!
Eppure, nonostante le gravissime accuse di cui è accusato, don Franco non rischia l’estradizione in Argentina, men che meno il giudizio terreno ed il carcere. Ma non per la sua età (78 anni): più semplicemente (?) perché la magistratura italiana non ha concesso l’estradizione, in quanto il codice penale italiano non prevede il reato di tortura! Nonostante essa sia stata largamente (ed impunemente) applicata negli anni della cosiddetta lotta “contro il terrorismo rosso”. E che noti e confessi torturatori di rivoluzionari combattenti siano stati eletti in Parlamento al fine di sottrarli alla galera, per la vergogna e l’infamia dello “sbirro rosso” Pecchioli, del “partigiano” Pajetta, del pennivendolo Antonello Trombadori, del beatificato Enrico Berlinguer, idolo degli idioti “di sinistra” e del Vaticano e, più in generale, dell’intero gruppo dirigente picista, tutti mafiosamente concordi nel blaterale vigliaccamente di “vittoria ottenuta nel pieno rispetto delle regole democratiche”.
Perché, come ha significativamente commentato il presidente di Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, Patrizio Gonnella, ieri come oggi “l’Italia è un paradiso giudiziario per i torturatori” (cfr. www.vice.com).
Facendosi largo fra le nebbie di una memoria storica che gli imbecilli e gli opportunisti vorrebbero confinata nei libri scritti dai soli vincitori, ritornano di attualità i versi di Roque Dalton, il poeta-guerrigliero salvadoregno assassinato il 10 maggio 1975 dalla CIA e dai suoi servi prezzolati.
Versi che vi riproponiamo a chiusura di questo articolo di cronaca che ha preso spunto da una vicenda che, purtroppo, ha già conosciuto troppi precedenti. E che non mancherà certo, per comprensibilissimi motivi, di avere criminali repliche in futuro.
“Non uccidete i preti, popoli che vi risvegliate e vi rendete conto/dell’inganno più grande che in ogni tempo sia stato fiutato./Al contrario incoraggiate la loro crescita,/ingrassateli uno a uno con premurosa cura./Così poi potrete andare al lavoro in groppa a preti grassi-/la benzina costa sempre di più-/lasciarli legati alla porta del bar/dire –oh sdegnoso antenato che in voi riappare- /che il vostro è più vivace degli altri tracagnotti./La domenica porteremo i bambini alle corse dei preti/-unico gioco d’azzardo che sarà permesso-/in cui eccelleranno i discendenti purosangue dei vescovi./Ci saranno preti da tiro e da soma, preti da trotto, preti da monta,/e avranno le stalle odore di santità./ I preti inservibili verranno imbalsamati/e venduti come ornamenti da salotto:/la chierica potrà servire da portacenere” (da “Il turno dell’offeso”-El turno del ofendido).

Red5

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