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Verso il referendum

Riceviamo e pubblichiamo

Più che revisione costituzionale è revisione antisociale
Michele Michelino (*)

In autunno saremo chiamati a votare sulla legge di “riforma” o controriforma costituzionale (Disegno di Legge Boschi) approvato dal Parlamento nell’aprile del 2016, voluta dal governo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Il quesito referendario, qualora fosse approvato (per questo referendum non esiste quorum), modifica la Costituzione del 1947, cancellando e stravolgendo alcuni dei principi democratico-borghesi della Carta Costituzionale.
La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza al nazi-fascismo, è frutto della lotta degli antifascisti e in particolare dei rapporti di forza fra borghesia e proletariato, oggi rimessi in discussione dai borghesi.
Il governo Renzi, rappresentante degli interessi dell’imperialismo, è stato costretto a indire il referendum perché questa “riforma” è stata approvata dal Parlamento con un numero di voti inferiore ai 2/3 dei suoi componenti, e per diventare operativa deve essere sottoposta a referendum popolare come prevede l’art. 138 della Costituzione.
Con il referendum, il governo e il Presidente del Consiglio (che ha affermato ripetutamente che se non passa la riforma andrà a casa, facendone un plebiscito sulla sua persona) si pongono l’obiettivo del superamento del “bicameralismo perfetto” e della “doppia fiducia”, obiettivo perseguito dal capitale imperialista già nell’immediato dopoguerra perché l’imperialismo ha sempre ritenuto la Costituzione, anche se quasi mai applicata nei principi generali, troppo favorevole ai proletari. Per raggiungere l’obiettivo, sostengono che la loro “riforma” ridurrebbe i costi della politica, modernizzerebbe il paese e altre fandonie simili.
In realtà la Costituzione “antifascista” prevedeva le due Camere per tutelarsi contro i colpi di mano parlamentari e di Stato autoritari e fascisti. Ora, se nel referendum passasse la controriforma approvata dal governo Renzi, il Parlamento “antifascista” voluto dai “padri costituenti” cambierebbe natura. Sarebbe sempre composto di Camera e Senato, ma solo la Camera dei deputati potrebbe legiferare e avrebbe il potere di concedere o revocare la fiducia al governo di turno.
Abolendo il Senato elettivo e riempendolo di portaborse fedeli ai capi bastone dei partiti, si scardina uno dei principi democratico-borghesi, impedendo ai cittadini di eleggere direttamente i senatori, aumentando il potere nelle mani del governo e del Presidente del Consiglio dei ministri.  I tentativi di cambiare parti della Costituzione, a destra come a “sinistra”, hanno lo scopo di tutelare e difendere meglio gli interessi delle varie frazioni della borghesia anche nelle formulazioni di principio.
Cambiamento combinato con la nuova legge elettorale denominata “Italicum” che concederà un ampio premio di maggioranza a chi vince le elezioni anche se rappresenta una “larga minoranza” del nostro paese dove la tendenza all’astensione supera ormai il 50% degli elettori.
Concentrare e aumentare il potere politico al servizio di quello economico, dell’imperialismo e della grande finanza e delle banche, è un obiettivo che i capitalisti perseguono dalla fine della 2° Guerra mondiale.
La democrazia borghese necessaria e compatibile con la ricerca del massimo profitto nel capitalismo industriale delle manifatture è diventata sempre più un intralcio nell’epoca dell’imperialismo, lacci e lacciuoli da rimuovere per adeguare la sovrastruttura e la politica alle nuove esigenze della competizione imperialista.
Riformare la Costituzione, cambiare le regole democratiche che oggi impediscono o allungano i tempi d’intervento e decisionali con altre più autoritarie è oggi la necessità impellente del grande capitale.
Anche se leggi come la Fornero o il jobs act sono passate nonostante la Costituzione attuale, con il ricorso al voto di fiducia, questo evidentemente non basta a garantire il potere politico per poter attuare le prossime svolte autoritarie e antipopolari che si verranno a creare nell’avanzare della crisi interna e internazionale caratterizzata dai venti di guerra. Non è un caso che, insieme alla riforma del Parlamento, il governo preveda anche l’innalzamento del numero delle firme necessarie per presentare leggi d’iniziativa popolare (da 50.000 a 150.000 firme) e per i referendum abrogativi (da 500 mila a 800 mila firme).
Difesa della Costituzione?
Nel sistema capitalista imperialista, i padroni – che detengono il potere economico, politico e militare – impongono le loro leggi e gli interessi della classe dominante alle classi sottomesse. La borghesia imperialista sta lavorando da qualche tempo per adeguare la Costituzione ai mutati rapporti fra le classi e le frazioni dell’imperialismo.
La Costituzione è già stata in passato “riformata”. In particolare il Titolo V che riguarda quella parte della Costituzione italiana sulle autonomie locali: comuni, province e regioni cominciata negli anni Settanta e terminata con la riforma del 2001 (approvata con una maggioranza di centrosinistra e poi confermata da un referendum) per dare allo Stato italiano una parvenza più “federalista”, nei quali i centri di spesa e di decisione si sarebbero spostati dai livelli più alti, lo Stato centrale, a quelli più locali, “avvicinandosi” così ai cittadini. Ma anche questa riforma non ha certamente favorito la vita dei lavoratori e più in generale delle masse popolari che si sono trovate con maggiori tasse locali da pagare mentre i servizi pubblici dai trasporti alla sanità sono stati attaccati con le privatizzazioni, le politiche di projet financing ecc., veri e propri centri di corruzione diventando molte volte i “salvatori della faccia” del Governo centrale.
Nella confusione totale che caratterizza questa fase della politica italiana, le forze dichiarate di destra come Forza Italia, la Lega Nord, Fratelli d’Italia, hanno dichiarato di votare NO al referendum per ragioni di opportunità politiche, in particolare per mandare a casa Renzi e potersi sedere al suo posto. Proprio loro che con il governo Berlusconi nel 2006 avevano provato, vanamente, a cambiare ben 57 articoli della Costituzione. Proprio loro fautori del presidenzialismo in applicazione coerente del progetto eversivo del Piano di rinascita democratica della Loggia massonica P2 e delle richieste della banca statunitense J.P. Morgan. In un suo report del maggio 2013 si legge che le cause della crisi economica in Europa sono da ricercare nei sistemi politici dei paesi europei del Sud e soprattutto nelle loro Costituzioni che risentono troppo delle idee socialiste e antifasciste del dopoguerra.
Queste forze ritengono questa riforma troppo moderata e si nascondono dietro frasi demagogiche e devianti sulla democrazia, alzano un polverone per nascondere le loro trame eversive, mentre ne condividono le motivazioni di fondo poiché i cambiamenti che uscirebbero dal referendum – in particolare l’introduzione del primato del governo sul Parlamento con un “premier”, che ci riporta al regime fascista del 1925 – farebbero comodo anche alla destra qualora dovesse vincere.
In conclusione
Forse alla popolazione, alle prese con i mille problemi giornalieri, questo referendum interessa poco. La vittoria del NO manderebbe a casa Renzi (forse) ma sappiamo bene per la nostra storia che Renzi o un altro Presidente del Consiglio per i proletari e le masse popolari non cambia la situazione se non cresce una mobilitazione di massa e la coscenza di classe della necessità di abbattere questo sistema economico-sociale.
Se vince il referendum viene stabilizzato e rafforzato il potere esecutivo e la battaglia del proletariato sarà ancora più difficile, se vince il No viene, almeno temporaneamente, indebolito.
Non c’è altra soluzione per chi ritiene di dover partecipare al voto che votare NO alla riforma costituzionale voluta dal governo e alla svolta autoritaria, senza attenuare la battaglia antifascista, senza cadere nel cretinismo parlamentare ed elettorale, senza dimenticare che la “Costituzione nata dalla Resistenza” stabilisce una serie di principi, di diritti e di doveri dei cittadini di uno Stato democratico borghese capitalista, principi democratici dello Stato di diritto borghese.

(*) Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88, Sesto San Giovanni
Via Magenta 88 / 20099 Sesto San Giovanni MI / tel+fax 0226224099, e-mail: cip.mi@tiscalinet.it
sito web          http://ciptagarelli.jimdo.com/about/
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