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(Il) bomba-tweet

Il Bomba fiorentino, ormai lo sanno tutti, ama atteggiarsi a giovane. A dispetto dell’anagrafe, e non solo di quella.
Così, ama anche “tuittare”, come la gran parte dei giovani d’oggi, che si servono degli ultimi ritrovati della tecnologia per sopperire alle loro carenze comunicative, alla mancanza di rapporti sociali reali che non sarebbero in grado né di conservare né tantomeno di arricchire se questi ultimi non si riducessero, come in effetti avviene, a puro ed individualistico scambio di “ragionamenti” elementari, quando non addirittura di disarmanti banalità infantili.
Comunque sia, in un tweet (ci si perdoni il ricorso, dovuto alla consuetudine, di un termine introdotto nell’uso corrente dal controllo che ormai esercita persino nel campo del linguaggio l’imperialismo yankee) del 27 giugno scorso, l’Ebetino di Firenze, che ha ricevuto dal suo predecessore di Arcore il testimone della Presidenza del Consiglio senza che peraltro nessuno l’abbia mai eletto a ricoprire tale ruolo, ha scritto testualmente, in un accesso, per lui abituale, di narcisismo e di “delirio di onnipotenza”, al pluralis maiestatis: “Le nostre battaglie in UE non erano per l’interesse dell’Italia, ma perché ritenevamo fossero interesse dell’Europa”.
Un’affermazione fatta, come probabilmente avrete già notato voi stessi senza che qualcuno vi richiamasse a farlo, senza rendersi conto, beata gioventù ignorante!, di incorrere… in un reato!
Quello previsto dall’articolo 264 del Codice Penale, quello che, alla voce “Infedeltà in affari di Stato”, recita testualmente (controllate pure, se, scottati dall’esperienza del Cacciaballe fiorentino avete smesso di fidarvi di tutto ciò che vi viene detto): “Chiunque, incaricato dal Governo italiano, di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato, è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni”.
L’infedeltà al mandato ricevuto in quanto Presidente del Consiglio, e cioè all’obbligo di salvaguardare e difendere gli interessi nazionali, è stata così confessata con il candore dei giovani un po’ ingenuotti ed assai presuntuosi. Perché il senso del messaggio “tuittato” dal Bomba fiorentino è incontestabilmente spiegato in questo modo: “io ho fatto gli interessi dell’Europa, non quelli dell’Italia!”.
Li ha fatti, se li rivendica e, come se non bastasse, se vanta pubblicamente!
Roba da codice penale, da galera.
Che comunque, è persin banale ricordarlo, non si farà né oggi né domani né mai.
E non certo perché, in galera, non è consentito “tuittare”…
Ah, dimenticavamo: l’immancabile ingenuotto  di turno, che peraltro non immaginiamo di riconoscere in uno dei nostri lettori più fedeli, forse si chiederà in che cosa possa mai consista il previsto “nocumento all’interesse nazionale”. Se lo chiederà forse uno che non rientra nei nostri lettori più fedeli perché ciò vorrebbe dire che ignora completamente la natura dei rapporti fra UE e Stati nazionali, Italia compresa. Ignoranza che lo rende a tutti gli effetti riconoscibile come simpatizzante, militante o sostenitore del PD: in quanto tale anche lui meritevole della galera. A vita.

Eugenio Colombo