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Scommettiamo?

Scommettiamo, cari lettori de IL BUIO,  che, il giorno del ballottaggio fra Sala e Parisi, due rappresentanti di una Destra milanese che ama da sempre proporsi in due versioni solo apparentemente e solo ad uso degli immancabili allocchi diverse l’una dall’altra, uno sciame di “inguaribili imbecilli”, versione moderna degli “utili idioti” dei tempi di Lenin, correrà a votare per quello che, a loro modo (strabico) di vedere, è “il meno peggio”? Tutto ciò, ovviamente (?), allo scopo di evitare  la solita, ripetitiva e stantia “svolta a Destra” di una città che, piuttosto che sull’acqua, sembra sia stata edificata sul liquame più nauseabondo.
Il cosiddetto “popolo di Sinistra”, infatti è in realtà una mandria senza capo né coda. Sempre pronta a credere all’ imbonitore di turno, sia esso un singolo individuo o un partito, uno dei tanti che intossicano l’arcipelago dell’Opposizione “di Sinistra”. Un imbonitore che, tuttavia, proprio di turno non è, visto che da sempre vive letteralmente “di Politica” e grazie alla Politica. E cioé con e grazie ai posti di sottogoverno, alle prebende derivanti dal far parte, non importa se subalterna, della cricca di politicanti di professione e di vocazione che conoscono il lavoro svolto per necessità sociale addirittura meno di quanto non l’abbiano mai conosciuto i preti o lo stesso Superviagra di Arcore. Per tacere del suo clone fiorentino e dei componenti del “giglio magico” che lo adulano ed accudiscono conformemente alla loro vocazione più o meno innata di servi.
Tutti costoro, in un accesso di narcisismo autolesionista, si sforzeranno vanamente di rianimare il cadavere di una sedicente Rivoluzione Arancione che non è mai esistita. Una “Rivoluzione” guidata da un tizio, di professione avvocato, che un giorno, ricevuta una sorta di “chiamata divina”, prese a predicare alle nutrie ed alle pantegane dei Navigli, per poi farsi promotore di una sorta di Esercito del Bene (riedizione neanche tanto originale della Maggioranza Silenziosa di altre epoche) grazie al quale “sconfisse” un’altra riedizione: quella del “Terrorismo”, nella forma, ben più modesta e plebea, dei Black Blocs e dei “nuovi lanzichenecchi” del Primo Maggio anti-EXPO.
Che questa storiella della Rivoluzione Arancione si sia rivelata tale alla prova dei fatti, è assolutamente assodato. Ma a furia di raccontarla ai bambini per farli dormire, hanno finito per raccontarla a chi, addormentato, lo era già da tempo. A leggerla, questa volta, é stato il “compagno” sindaco Giuliano Pisapia. Che, nel suo libro sulla propria esperienza alla guida del capoluogo lombardo, è arrivato a scrivere (tenetevi stretti!): “sarò ricordato come un Liberatore”! Nientepopodimeno… Lui che, sempre nel suo libro, comunque non un best seller di vendite a conferma della scarsa riconoscenza dei “liberati” nei confronti del loro improvvisato “Liberatore”, prima aveva tentato di azzoppare i candidati alle cosiddette Primarie (ad iniziare dal suo stesso assessore Majorino); poi era sparito dalla scena politica, arrivando a meritarsi l’appellativo di “comandante Schettino”; successivamente era rispuntato a Roma, dove, accompagnato da una maestrina residente a Genova, tale Balzani, arrivò a dire a Renzi(e) che, quella “maestrina”, sarebbe stata il nuovo sindaco di Milano. Mai previsione si rivelò più sballata, anche perché il “compagno” Giuliano, il capo-spirituale delle squadracce impegnate a ripulire i muri del centro della città dalle scritte “eversive” dei ben noti “eversori anti-EXPO”, non si sforzò molto di sostenere, finendo con il lasciarla, la Balzani s’intende, completamente sola ed abbandonata. E quando Sala vinse le Primarie, promise che, da quel momento, avrebbe lavorato “pancia a terra” “per il bene del centro-sinistra”. Salvo poi sparire di nuovo…
Nonostante queste premesse, e la realtà di una sedicente Sinistra in via di estinzione (lo confermano i dati che parlano di un pressoché avvenuto azzeramento di SEL, che ha raccolto novemila voti in meno rispetto al 2011, o i poco più di 17 mila consensi ottenuti dalla lista Milano in Comune, guidata da un altro “liberatore”, l’ex-trotzkista Basilio Rizzo, per un misero 3,5%), scommettiamo che, il giorno del Ballottaggio, gran parte dei compagnucci delle parrocchiette milanesi, si rassegneranno a turarsi il montanelliano naso e a fare il loro presunto “dovere civico” di nostalgici di una Rivoluzione Arancione che non c’è mai stata e che mai ci sarà, con o senza Pisapia, Sala, Rizzo e compagnia di guitti, nani e ballerine, illusionisti compresi, al séguito?
George Carlin, un noto comico yankee ha detto di recente: “Io ho risolto il mio piccolo dilemma politico in un modo semplicissimo: il giorno delle elezioni starò a casa”. Perché “non ha senso:  questa nazione è stata comprata e venduta e pagata da un sacco di tempo”. E poi: “penso che chi vota non ha diritto di lamentarsi: se voi eleggete questi signori, siete responsabili, siete responsabili di quello che hanno fatto”. Per questo, il giorno delle elezioni, starò a casa a fare essenzialmente la stessa cosa che fate voi. Con una differenza: quando io ho finito di masturbarmi, mi rimane qualcosa in mano da far vedere”.
E se lo dice un comico, oltretutto un comico yankee…

Dora Tosta