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Frattaglie putrescenti e maleodoranti

L’immagine che offre un cadavere in progressiva ma inesorabile putrefazione è qualcosa di assolutamente disgustoso. Come ben sanno peraltro i membri del “cerchio magico” del Superviagra di Arcore.
E’, quella che abbiamo testé ricordato, l’immagine delle frattaglie sedicenti “neo-comuniste” che si dibattono disperatamente per evitare l’inevitabile affogamento nel mare dei Tradimenti e dell’Opportunismo.
Lo testimoniano, se mai ce ne fosse stato bisogno, due interviste recenti.
La prima, in ordine di tempo, è quella dell’ex-segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, al Corriere della Sera della seconda metà di aprile.
Per il sub-comandante Fausto, questo incrocio malriuscito fra la borghesia da salotto e l’operaio da stanze della servitù volontaria, Comunione e Liberazione (meglio si dovrebbe dire, con Marco Travaglio, uno che comunista non lo è mai stato: Comunione e Fatturazione), gli ha consentito, udite udite!, nientedimeno che “trovare il popolo”. “Al meeting di C.L. ho trovato il popolo. (…) Julian Carron e il Papa mettono l’accento sull’abbandono della corazza del potere”. In ogni caso, per il Nostro, che ha partecipato nei mesi scorsi a numerose iniziative di presentazione del libro della “guida” di Comunione e Fatturazione, Carron, “La bellezza disarmata” e a dibattiti con esponenti della Chiesa Cattolica per “mettere a confronto esperienze radicalmente diverse (non si direbbe proprio, ndr), colpisce, nel Movimento fondato da don Giussani, “la capacità di prevedere il futuro”. ”Valeva per don Giussani ieri (…) come per don Carron oggi”.
Vabbé, potrebbe commentare il solito cerebroleso credulone e sprovveduto, effetti della vecchiaia e di una diffusissima malattia degenerativa delle persone anziane. Aggravata peraltro dallo “storico”, questo sì, servilismo dei dirigenti politici e sindacali della generazione del servo opportunista per eccellenza Palmiro Togliatti.
Peccato che le cose non vadano affatto meglio con gli attuali leaders di Rifondazione, un gruppuscolo neo-riformista e, di qui a poco, extra-parlamentare, un’organizzazione di illusionisti e di approfittatori della credulità popolare che è riuscita a spacciare per “rappresentanti” del Movimento Operaio, vere e proprie macchiette raccattavotideigonzi come Luxuria, Vendola, un erede della famiglia di domatori di circo Togni e via elencando statuine da museo degli orrori (e dell’avanspettacolo).
Intervistato dal sito lantidiplomatico.it, l’attuale segretario nazionale di quel poco che resta di Rifondazione, Paolo Ferrero, uno che pensato bene di risolvere personalmente l’annosa questione del rapporto fra Fede religiosa e Politica assumendo la carica, lui valdese, di leader “comunista”, indifferente ai moti convulsivi dell’ateo Marx nella tomba, il vero problema non è l’euro: “sono i trattati”!
Quello di cui c’è bisogno, quindi, non è uscire dall’Europa delle banche, della Nato, della finanza internazionale e dell’imperialismo USraeliano, “per tornare agli Stati nazionali”, bensì “ avanzare verso una rottura con le politiche neo-liberiste”. Come se, fra l’altro, si potesse ancora pensare a “riformare l’Europa”;  e  che ci sia un euro che non sia neo-liberale, e che esista realmente un “tavolo delle trattative” con Berlino, Bruxelles e… Washington!
Un’altra “perla” il “compagno” Ferrero, che, lo ricordiamo per i finti smemorati, è stato Ministro durante il Governo di centro-sinistra guidato da un europeista convinto come Romano Prodi, ce la dispensa a proposito della questione siriana.
Dice infatti il Nostro, incurante del ridicolo e sacerdote non della Chiesa Valdese ma della pornografia politica: “Rifondazione Comunista ha sempre sostenuto quelle forze che chiedevano la democratizzazione di Libia e Siria. Rivendico in pieno le nostre posizioni. Non abbiamo mai sostenuto la lotta armata, che è stata ampiamente foraggiata dai Paesi occidentali”. Come se, osservato en passant, non fosse stata ampiamente dimostrata l’assoluta coincidenza, fra le presunte “opposizioni democratiche” in Siria e Libia ed i gruppi terroristi salafiti (qui nel senso di islamisti, non di seguaci o simpatizzanti del candidato-sindaco di Milano Beppe Sala).
Oltre si potrebbe certo andare, anche se non conviene affatto, alla buona digestione ed all’equilibrio psicologico, farlo. Per questo, e solo per questo, ci fermiamo qui.
Oltretutto, ha preso ad occuparci la mente il famoso appello del compagno Mao Tsetung, uno che, a differenza di Bertinotti e di Ferrero, di Comunismo si intendeva, quantomeno perché non parlava con la “r moscia” e non aderiva alla religione valdese.
L’appello che recita così: “bastona il can che annega!” (tanto, le parti del cane in questione non avrà il coraggio di prenderle neppure l’Associazione per la Protezione degli Animali in via di Estinzione)…

Dora Tosta