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Colloquio con Diego Fusaro

Come spesso accade nella grande metropoli, capita di fare conoscenze interessanti quando meno l’aspetti. Una parte della Red/Azione era impegnata davanti ad un bicchiere di rosso e discuteva animatamente in uno dei peggiori bar della periferia, quando si è avvicinato Diego Fusaro che si era incuriosito sentendoci inveire animatamente contro gli Stati Uniti e l’Italia sua colonia serva ed infame. Prontamente, dopo le presentazioni di rito ed aver fatto accomodare al nostro tavolo l’inatteso ospite, ne è nata una discussione/intervista che riportiamo fedelmente, sicuri che, per la sua attualità, sia utile alla riflessione di tutti i militanti. Senza dimenticarci di ringraziare Diego per il  contributo.

Innanzi tutto, data l’attualità delle situazioni in Siria ed in generale nel contesto mediorientale, partiamo dalla politica estera ed in particolare dal ruolo della Russia nel contesto internazionale, all’interno di quello che sembra essere un conflitto inter-imperialista. Che ne pensi?

La mia tesi, molto semplice, è che dopo il 1989, che io considero un anno tragico e non certo felice, si tende a creare un monopolio della della violenza internazionale, che è quello della potenza Usa.  Anzi non solo un monopolio, ma un blocco monopolare a guida statunitense.
Sono favorevole, in linea di massima, alla presenza di un altro blocco, come quello russo, per il fatto che geopoliticamente mantiene la possibilità di una riapertura del multipolarismo.
Mi è del tutto chiaro che Putin non è Lenin, purtroppo aggiungo io, ma ciò detto non so se possiamo definire la Russia come una potenza imperialista e quindi parlare di un classico conflitto inter-imperialista. Certamente la Russia si trova all’interno di un economia di mercato capitalistica con tutte le contraddizioni che ne conseguono, ma, se si guarda a dopo il 1989, la Russia in realtà si è sempre più ristretta, mentre la politica imperialista prevederebbe atti del tutto diversi, di espansione. Anche per quanto riguarda la Siria, non so fino a che punto  la Russia sia stata imperialista.
Sicuramente non è un paese socialista, però la vedo positivamente all’interno dei rapporti di forza esistenti per il fatto che mantiene aperta una sorta di interessante e feconda pluralità
Costanzo Preve usava una immagine efficace: diceva che questi paesi che resistono, e lui considerava anche Cuba e l’Iran e tutti a quelli non allineati, quelli che vengono demonizzati come stati canaglia è come se mettessero il piede nello stipite della porta prima della sua chiusura. Cioè mantengono aperta la possibilità di vedere qualcosa di altro, di mantenere aperto il conflitto rispetto al monopolarismo. Quindi, da un certo punto di vista, mi pare che la presenza della Russia di Putin, in quanto tale, sia da preferire rispetto ad un mondo senza la Russia di Putin. Qui non si tratta, naturalmente, di commentare le ingenuità del pensiero unico che, puntualmente, tira fuori le vittime politiche, o il fatto che Putin sia cattivo. Se uno è buono non deve fare politica, basta aver letto Machiavelli per saperlo. Io credo che Putin, fecondamente, stia mantenendo aperta una dialettica bipolare. Il colpo da maestro sarebbe se riuscisse non solo ad essere un polo unico, ma ad aggregare intorno a sé altre forze. A creare le condizioni geopolitiche per un nuovo blocco di tipo antagonista.

Ma è solo la questione di tenere aperte delle possibilità?

Direi che a livello interno c’è un cambiamento totale, la Russia è un paese capitalistico, non c’è più un altro modo di produzione. La dinamica in corso oggi è unipolare nel senso che sono gli Usa che pongono sotto assedio la Russia, mai la Russia che mette in difficoltà gli Usa, questo è evidente. Per questo non si può parlare di inter-imperialismo dato che è una sola delle forze che aggredisce l’altra.
Se scorriamo dal 1989 ad oggi, la Russia non ha mai fatto azioni di aggressione nei confronti degli Usa, mentre gli Usa hanno messo le basi ai confini della Russia, hanno fatto quello che hanno fatto in Ucraina; mi pare sia davvero difficile vedere nella Russia un aggressore, un pericolo.

Quindi si tratta soltanto di autodifesa e non di uno scontro per l’egemonia del potere?

Si, direi che la Russia attualmente è ferma e risoluta nel dire di no agli Usa, ma non va più di tanto al conflitto contro di loro.

Invece, secondo te, gli Usa hanno interesse a scatenare un conflitto su scala più larga visto che stanno perdendo egemonia su scala internazionale?

Sicuramente stanno perdendo egemonia e cercano di riconquistarla con le azioni sconsiderate che stanno attuando. Sicuramente hanno anche presente il fatto che se la Cina e la Russia si riavvicinano potrebbe essere la loro fine. Quello che non era riuscito ai tempi di Mao e di Stalin potrebbe riuscire, forse, oggi.
Per cui la situazione mi pare piuttosto critica. Io sono dell’idea che gli Usa passeranno all’attacco prima o poi, ecco magari non nell’immediato, ma la situazione così com’è non dura a lungo, ci sono continui gesti di provocazione.

Ne parli ponendo la questione da un punto di vista militare?

Si, ma non nei termini che gli Usa dichiareranno guerra alla Russia: si creerà un casus belli sul tipo di quelli che hanno creato in passato. Gli Usa hanno sempre creato un casus belli per poi agire in “difesa dei diritti umani”, “della sicurezza” e così via dicendo. Figurano sempre loro da aggrediti in modo da poter aggredire.
Immaginerei uno scenario di questo tipo, dove il focus non saranno gli Usa o la Russia, ma uno degli staterelli intorno. Per esempio il caso dell’abbattimento dell’aereo russo in Turchia è stato un gesto di grande stupidità (la Turchia è stata ripagata con promesse di entrata nella comunità europea..) ed è stato un gesto di grande saggezza da parte di Putin lasciar cadere la cosa. Quello poteva essere un “trappolone” per finire nella dinamica descritta.

(fine prima parte)