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“Ma mentre sulla scena politica si seguono queste banali rappresentazioni, nelle quali tutte le ambizioni umane intessono la loro menzogna, sullo sfondo giganteggia la maschera sghignazzante della realtà”
Antonio Gramsci, 1921

Qui di seguito vi proponiamo, dopo averle estratte da articoli e pubblicazioni vari e di diversa data, alcune dichiarazioni dell’ex presidente della repubblica, il “kompagno Kossiga”. Dichiarazioni talmente istruttive, rivelatrici e significative da non richiedere nessun tipo di commento.

“Fummo io e Ugo Pecchioli a mettere su un’operazione di guerra psicologica per trasformare i terroristi rossi in criminali comuni. Pecchioli, persona serissima, organizzatore della Gladio Rossa, si era occupato molto di queste cose. Ci aveva fornito i nomi di chi non aveva rinnovato la tessera del PCI (potenziali reclutati). E grazie a lui infiltrammo giovani del PCI nell’autonomia che ci fecero poi da spie”.

“Perché gli ex comunisti…vogliono nascondere agli altri ed anche a se stessi che il PCI è stato il più rigido sostenitore del ‘pugno duro’ in materia di ordine pubblico (…) il sostenitore della linea della fermezza durante il doloroso caso Moro? (…) Quando ho fatto picchiare a sangue gli universitari che hanno cacciato via Lama, il gruppo del Partito Comunista alla Camera in piedi mi ha tributato un’ovazione”.

La guerra del Kossovo.
“Fui informato da britannici e americani che la guerra era molto più vicina di quanto non sembrasse da Roma e che all’Italia sarebbe stato chiesto di combatterla sul fronte principale dell’Adriatico.
Una decisione così importante non poteva essere affidata ad un governo tecnico. (…) Forse è proprio in quel momento che dentro di me si è formata la convinzione che solo D’Alema avrebbe potuto essere all’altezza di quel compito. (…) D’Alema seppe convincere gli italiani che si trattava di un intervento militare di tipo nuovo, in un mondo che non tollera che siano oppressi i deboli, non ammette i genocidi, le torture, gli stupri etnici. (…)
Il primo ministro seppe far leva sui principi fondamentali delle battaglie per i diritti umani, argomento tradizionale dei pacifismi più estremi, per giustificare un intervento militare che, al di là di ogni eufemismo dialettico, è impossibile non definire guerra nel senso più tradizionale e terribile della parola. Fummo tutti d’accordo a non chiamarla solo ‘guerra’”.

“La Federazione Giovanile Comunista e Comunione e Liberazione furono le uniche a contrastare gli autonomi. Infatti vennero prese di mira. Quando a Milano cadde Custrà e venne scattata la famosa foto dell’autonomo che spara, fu una delle due organizzazioni – non dirò quale – a dirci il nome del pistolero”.

“I miei rapporti con Pecchioli? Fu sempre leale con me, ed io con lui. Siamo stati i responsabili della manipolazione del linguaggio: quando ci accorgemmo che i sovversivi facevano presa sugli operai, cominciammo a chiamarli criminali”.

(a cura di) A.G.

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