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Il (Contrap)Punto: battaglie (italiote) di civiltà

L’ennesima conferma che l’Italia, questo sciagurato ed infelice Paese troppo vicino agli USA ed al Vaticano per poter essere teatro di una Rivoluzione qualsiasi, è in realtà una nazione da commedia dell’arte, è venuta stavolta dal cosiddetto “mondo del calcio”.
Alludiamo alla vicenda ce ha avuto per protagonisti, nei giorni scorsi, l’allenatore del Napoli, il “compagno” Sarri, e quello dell’Inter, l’”inglese” Mancini.
I fatti sono arcinoti: Mancini denuncia pubblicamente Sarri di averlo insultato, in occasione della partita di Coppa Italia Napoli-Inter, dandogli del “frocio”; ed altrettanto pubblicamente chiede la messa al bando del rivale perché simili atteggiamenti “razzisti” sono assolutamente inaccettabili in un mondo, in questo caso non soltanto calcistico, civile e tollerante.
Tutto giusto, tutto condivisibile, ci mancherebbe. A parte, se vogliamo sottilizzare, l’uso improprio della categoria di razzismo, visto e considerato che gli omosessuali, fino a prova contraria, non sono una razza, e neppure un’etnia. Proprio come non lo sono, tanto per restare agli insulti di uso più frequente, i “cornuti”, i “figli di buona donna”, e “pirla” e chi più ne conosce ne utilizza più ne metta.
Tuoni, fulmini, minacce di lasciare non solo il calcio italiano ma addirittura il Paese per rifugiarsi “altrove” (dove? nei democratici ed anti-razzisti USA? nella ugualmente democratica ed anti-razzista Inghilterra?), prese di posizioni ufficiali delle associazioni gay, denunce sdegnate dei media alla costante ricerca della notizia-choc, interventi degli uomini politici a caccia di voti e di consensi negli intervalli fra la ben più ambita e ricercata caccia alla bustarella ed ai ben remunerati posti di sottogoverno, titoli e titoletti su tutti i maggiori quotidiani a diffusione nazionale (confessiamo che ci è colpevolmente sfuggito l’Osservatore Romano, il foglio che, nella tasca dell’attuale presidente del Consiglio, ha preso da tempo il posto de L’Unità, e via elencando.
Ed alla fine di tutta quanta la vicenda?
Alla fine, come ci informa il Corriere della Sera di domenica 24 gennaio, “Maurizio Sarri prova ad archiviare la polemica con Roberto Mancini. (…) ‘Sono passato per razzista ed omofobo, accuse prive di fondamento. Ma per natura sono un sanguigno e diventa difficile controllarmi in momenti di tensione. Ho sbagliato e mi sono preso le responsabilità’. (…) Mancini ha accettato le scuse e attraverso Le Iene c’è stato anche uno scambio tra i due di maglia (azzurra) e sciarpa (nerazzurra)”.
Varrebbe dunque da dire: tutto bene quel che finisce bene. E cioè, trattandosi di Italioti e pertanto di Italia, tutto bene quel che finisce a tarallucci e vino, nel solito, qui da noi, “volemose bene” e amici come prima. Alla faccia dei tanto sbandierati “diritti civili”, delle tanto invocate “battaglie di civiltà”, dei tanti più o meno opportuni e pertinenti appelli alla Democrazia, all’Uguaglianza, alla Fraternità.
Perché la conclusione è stata che ci hanno di nuovo, è proprio il caso di dirlo, … infinocchiati.

Eugenio Colombo