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Eufemismi

Non passa in pratica giorno senza che l’Ebetino di Firenze e la sua cricca di incapaci e di lecchini non esaltino la Costituzione italiana, a loro giudizio – e a giudizio dei catto-comunisti in generale e delle maestrine dalla penna rossa in particolare – “la più bella Costituzione del mondo”. Che sarebbe tale anche perché l’articolo 11 recita testualmente che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (…)”.
In realtà, le cose non stanno affatto così, come ormai ben sanno i nostri pochi ma affezionati lettori.
Non stanno così per il fatto che, al clone fiorentino del Superviagra Nazionale ed ai suoi predecessori, è sempre stato sufficiente operare una sorta di gioco di prestigio e trasformare la (a parole) aborrita guerra in una più accettabile “operazione umanitaria” per violare il dettato costituzionale per rendere digeribile l’indigesto, travestendo da “pacifista” una politica internazionale imperialista, filo-USA e guerrafondaia.
Sono infatti numerosissime le “missioni internazionali”, rigorosamente e falsamente “umanitarie”, in cui è impegnata l’Italia.
I conti sono presto fatti. Il nostro (sfortunato ma “pacifico”) Paese è attualmente impegnato in sei missioni per conto della NATO, in due sotto il cappello dell’ONU, in dieci con mandato dell’Unione Europea ed in otto “operazioni multinazionali”.
Tra le missioni in àmbito NATO, l’Italia è impegnata in Bosnia Erzegovina, Afghanistan, nel Mediterraneo, nelle acque della Somalia, a Skopje ed in Kosovo.
Sotto le bandiere dell’ONU, l’Italia partecipa alle missioni Minusma (Mali) e Unifil (Libano).
In àmbito UE, le missioni a cui il nostro Paese aderisce si svolgono in Afghanistan (Eupol), Kosovo (Eulex), Mali (Eutm), Somalia (Eunavfor), Corno d’Africa, Mediterraneo (Triton e Eunavfor Med) e Bosnia (Efor-Althea).
In àmbito multinazionale, infine, l’Italia opera in Egitto, in Irak, nel Kurdistan, a Hebron, in Libia, a Malta, negli Emirati Arabi Uniti, in Libano (Mibil) e addirittura in Antartide.
Fin qui l’elenco, assolutamente di tipo contabile, delle “missioni”, tutte, lo ripetiamo, perché la “Costituzione più bella del mondo” non se ne abbia a male, rigorosamente ed assolutamente “umanitarie”.
Naturalmente, anche “operare per la Pace” ha un costo.
Quanto costano infatti le “missioni” che abbiamo elencato prima?
Nel 2015 il costo delle nostre missioni militari all’estero è stato, secondo le cifre ufficiali, di circa ottocento milioni di euro. Nel 2014, di 935 milioni. Dal 2004 ad oggi, invece, il costo complessivo ha raggiunto i 13 miliardi di euro, con un picco durante il governo-Berlusconi: poco più di 1,5 miliardi nel 2010, poco meno di 1,3 miliardi nel 2011.
E questi sarebbero gli effetti di una carta costituzionale che “ripudia la guerra”, che rispetta i diritti degli altri popoli e che impiega le proprie risorse economiche e finanziarie per elevare il livello e le condizioni di vita dei “cittadini” italiani?

P.S.: I dati citati nell’articolo sono tratti da Askanews, da Today.it e da La Stampa dell’11 dicembre 2015

Luca Ariano