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Da che pulpito vien la bomba

Ai primi di gennaio, la Repubblica Popolare di Corea (RDP), comunemente nota con il nome attribuitole dalla propaganda USraeliana di Corea del Nord, ha effettuato un test della bomba H, suscitando una “condanna unanime” da parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Una condanna accompagnata dalla consueta minaccia di “ulteriori sanzioni economiche” (come se non bastassero quelle già in vigore!) per una supposta “violazione del diritto internazionale”.
Una violazione che, in realtà, a voler essere obiettivi, non c’è mai stata, dal momento che la RPD “non ha mai sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare”.
Peraltro non da sola: a tenerle compagnia l’India, il Pakistan e, lust but not least, l’entità sionista autodenominatasi “Israele”.
A violare il trattato, invece, sono stati gli USA, i soli veri esperti in materia, sia di violazione dei trattati internazionali sia di bombe atomiche (è sufficiente ricordare quelle di Hiroshima e di Nagasaki). Gli USA, infatti, hanno sì ridotto le testate in loro possesso da 15 mila a 10 mila (come se fosse sufficiente diminuirne il numero per minimizzare il rischio di olocausto atomico!), ma hanno anche fornito la tecnologia necessaria a fabbricarle ad almeno trentacinque Paesi, fra i quali la Francia, la Gran Bretagna, l’Algeria, il Canada, l’Australia, la Corea del sud e, udite udite!, l’Iran dell’arcinemico sciita.
Al di là degli scontati commenti sull’ennesima (ed in un certo senso obbligatoria) campagna propagandistica contro tutto ciò che, agli occhi dei daltonici, appare di colore rosso, vien spontaneo ricordare il proverbiale motto “ma guarda un po’ da che pulpito arriva la predica…!”…

L. A.