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La sinistra da sempre destra

“La Destra è sempre quella:/sta a Sinistra, ma sempre sfrutta, ruba e manganella”.
Scritta anonima tracciata su un muro della periferia di Torino

Che la politica, intesa come programma, come modo di gestire il potere, del governo del Cacciaballe fiorentino sia sotto ogni aspetto una politica neoliberista, filo-imperialista ed anti-popolare non è certo una scoperta recente.
Lo è (anche) per via del fatto che, fino ad oggi, la politica della (falsa) Sinistra Italiota è SEMPRE stata una politica reazionaria, di destra.
Ve ne forniamo qui di séguito qualche esempio tratto dall’elenco dei più significativi.
Partendo proprio dall’idolo delle maestrine dalla penna rossa e dei catto-comunisti, cioè dei cattolici  che, come il lupo della fiaba di Cappuccetto Rosso, si sono travestiti da comunisti per irretire più facilmente il proletariato rivoluzionario: Enrico Berlinguer.
E’ stato infatti l’ultimo segretario del non compianto PCI, e non certo un leader dichiaratamente di destra, a lanciare, nel 1977, la famigerata parola d’ordine della “austerità”.
Senza quella svolta, Giulio Andreotti, alla testa dei governi di “unità nazionale” dal 1976 al 1979 grazie all’appoggio dei “comunisti”, non avrebbe potuto bloccare la scala mobile e sostituirla, nelle buste-paga, con Buoni del Tesoro di cui si sviluppò immediatamente, negli uffici pubblici ed in quelli privati, un fiorente mercato-nero.
Se non era certo “di sinistra” il taglio della scala mobile, non lo erano ugualmente le “grandi privatizzazioni” avviate da Amato e da Ciampi, successivamente riprese, nella prima metà degli anni Novanta del secolo scorso, da Prodi e da D’Alema.
Con le banche pubbliche prima e con la Telecom poi, con l’ENI e con l’ENEL per arrivare oggi alle Poste, la (falsa) Sinistra rinunciava allo statalismo (neanche alla socializzazione: proprio al borghesissimo e riformista statalismo capitalistico),
Il “compagno” D’Alema, il boia del popolo jugoslavo ed il servo docile ed ossequiente della NATO e dell’imperialismo USraeliano, cercò di spingersi più avanti ancòra: allorquando progettò una sorta di “ristrutturazione” di CGIL, CISL ed UIL in un unico sindacato. Progetto che peraltro non si realizzò per più di una ragione.
In séguito, anche in epoche di centro-destra, la (falsa) Sinistra ha seguitato a dare un notevole contributo a manovre economiche fondate sul rigore e dirette al “risanamento dei conti pubblici”, nonostante gli alti costi sociali ad esse strettamente connessi.
Cosa che si verificò, per citare solo un caso, nel 1996, allorché il governo Dini, sorto dal ribaltone parlamentare voluto da D’Alema per scalzare Berlusconi, mise a segno la riforma delle pensioni. La quale, nel momento in cui introduceva il sistema contributivo al posto di quello retributivo, colpiva per la prima volta la categoria sociale considerata più debole: quella degli ex-lavoratori ritiratisi per anzianità.
C’è comunque da aggiungere, per amor di verità, che la riforma venne varata con l’accordo dei sindacati (altri soggetti “di sinistra”!).
Di lì a poco sarebbe stata la volta del governo Prodi, e della famigerata “lenzuolata” di liberalizzazioni voluta da un altro leader della (falsa) Sinistra: il buon Bersani, uno che sta alla politica “di sinistra” come il “compagno” Pasapi(pp)a a capo della giunta meneghina: per totale assenza di concorrenti e di alternative sul mercato circense.
Per non annoiare il lettore, interrompiamo qui un elenco ben più lungo di quello che vi abbiamo proposto in estrema sintesi
Arrivati a questo punto, vi pare legittimo nutrire ancòra qualche dubbio sul fatto che, come pare abbia detto una volta Gianni Agnelli, il padre-padrone della FIAT e dell’Italia, per lorsignori non c’è soluzione migliore di quella di far fare alla (falsa) Sinistra una politica di (vera) Destra.
Perché, in fondo ma non tanto, Sinistra e Destra pari son. E non da oggi, men che meno dall’esperienza di governo dell’Ebetino di Firenze.

E. C.