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Mamma li russi!

L’intervento della Russia di Putin in Siria a sostegno del legittimo (legittimo in quanto, fra l’altro, riconosciuto dall’ONU) e democratico (se per democratico si intende un regime scaturito da elezioni formalmente libere) governo del presidente Assad ha messo in mostra un aspetto ampiamente sottovalutato. Peraltro per comprensibilissime ragioni.
Si tratta della forza militare che i Russi hanno dato,  e che stanno continuando a dare, di se stessi. Un’immagine per certi versi inedita, oltre che preoccupante: ovviamente per gli yankees e per i loro servi, quelli di casa nostra compresi.
Pare infatti che gli USA siano sotto choc per la nient’affatto prevista capacità militare delle truppe di Putin in territorio siriano. E non si tratta solamente delle armi nuovissime ed estremamente precise: ad impressionare l’opinione pubblica USraeliana sono stati in particolare lo “stile” e la velocità di movimento. Ed un atteggiamento psicologico, tutt’altro che remissivo come avveniva a tempi nefasti di Eltsin, di sicurezza e di superiorità politico-militare, prova ne è la richiesta di Putin agli USA di fornire l’elenco degli obiettivi che vorrebbero venissero colpiti e quelli che gradirebbero fossero risparmiati.
Di questo nuovo stato d’animo nei confronti della storicamente odiata Russia, ha dato conto, nelle scorse settimane, l’autorevole New York Times. Nell’immaginario yankee, le forze armate del Cremlino erano finora prigioniere del cliché loro assegnato dalla propaganda degli anni della Guerra Fredda: milioni di soldati ingolfati in uniformi sgraziate e milioni di tonnellate di ferro in marcia seminando attorno a sé confusione, miseria e cannonate. Il tutto, sotto le bandiere dell’inefficienza, del dilettantismo e del militarismo da straccioni di un certo preteso “comunismo da caserma”.
Ora, con l’intervento in Siria, gli yankees sono stati costretti a ricredersi. A prendere atto cioè che l’Esercito russo è uno dei più moderni ed efficienti al mondo. Basta vedere le immagini in Tv per rendersene conto: come è stato osservato, naturalmente a denti stretti e con una buona dose di rammarico, “vedi questi soldati in televisione, e sembrano americani. Mostrano i filmanti dei loro bombardamenti e trattano gli statunitensi come cretini (“Hanno la testa piena di funghi”, ha detto Putin). Le uniformi, le navi lanciamissili, i ponti di comando, tutto è mostrato come in una showroom che è anche una guerra” (Il Giornale del 16 ottobre, pag.15).
Tutta un’altra cosa, in definitiva, rispetto ai classici luoghi comuni sui “comunisti straccioni”. Sì, è vero: i Russi non sono (più) comunisti, e Putin è tutto fuorché un comunista. Ma non per gli yankees e per i loro reggicoda che, come gli animali con le corna, vedono il rosso dappertutto, anche dove non c’é.
Per loro, i Russi sono (ancora) comunisti. Ed anche se non è (purtroppo) vero, che senso avrebbe convincere del contrario un popolo di bambini che crede nelle favole a lieto fine?
Lasciamoglielo credere: tanto, notoriamente, le favole servono per riuscire ad addormentarsi. E, come ben si sa per esperienza storica, gli yankees tanto svegli non sono…

Luca Ariano