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Silenzio greco

L’avrete di sicuro notato anche voi. Avrete di sicuro notato, cioè, che sulla Grecia, una volta portato a termine il processo di “normalizzazione” economico-sociale reso possibile dal tradimento di Tsipras e dal collaborazionismo filo-imperialista di Syriza, è calato il silenzio dei media di regime. E non solo di quelli.
In realtà, come ha opportunamente sottolineato il Partito Comunista di Grecia (KKE), “il governo Syriza-ANEL (la formazione di estrema destra alleata di Tsipras, ndr) reca enormi responsabilità verso il popolo greco, perché afferma che è disposto a spingere il nostro paese (la Grecia, ndr) nel pozzo senza fondo di queste contraddizioni inter-borghesi, partecipando ai piani di Stati Uniti, NATO e UE. Stiamo parlando della concessione di basi militari per interventi imperialisti, della creazione di nuove basi (a Karpathos o Scarpanto), nonché del contributo della Grecia alle forze militari in un eventuale intervento” (articolo del KKE del 4 ottobre c.a., pubblicato su “Rizospastis”).
Ma non basta.
Il governo Tsipras-bis ha inaugurato di recente il proprio secondo mandato con una decisione clamorosa e scandalosa (ma solo per gli ingenui che si ostinano  credere che la Sinistra possa attuare una politica diversa da quella tradizionale della Destra) ad un tempo: quella di allentare i controlli dei capitali. Non i capitali dei comuni “cittadini”, bensì i capitali, udite udite!, del clero ortodosso!
Che avrebbe la “necessità”, a detta dei diretti interessati, “di continuare a far funzionare le attività sociali e di beneficienza”. Per questo, le nuove norme decise dal governo del laico Tsipras e firmate dal ministro delle Finanze prevedono che le singole arcidiocesi possano ritirare ogni mese 10mila euro (e non più le 1280 previste). Quando invece per  i comuni “cittadini” resta in vigore il limite di 60 euro al giorno.
Il favore reso da Tsipras ed accoliti alla potente Chiesa Ortodossa greca non è stato peraltro l’unico, se si pensa che gli antichi privilegi del clero sono rimasti intatti, alla faccia della laicità, del “nuovo modo di governare” e delle mille altre fandonie alla Renzi ammannite dal cugino greco dell’Ebetino di Firenze agli sprovveduti di turno. Infatti lo Stato seguita regolarmente a pagare lo stipendio (circa 220 milioni l’anno) a quasi 10mila preti.
Per farla breve, fra le misure “lacrime e sangue” imposte dalla Troika (tagli agli stipendi ed alle pensioni, aumento generalizzato delle tasse, licenziamenti di massa, privatizzazioni e via tagliando), nessuno del governo targato Syriza ha pensato di inserire un giro di vite fiscale al patrimonio della Chiesa Ortodossa greca (un miliardo di beni su cui vengono pagati 2,5 milioni circa di imposte).
Un patrimonio che, com’era peraltro prevedibile considerata la natura di classe e la reale collocazione politica di chi doveva occuparsene, può tranquillamente continuare a farsi beffa dell’austerity.
Grazie a monsignor Tsipras, naturalmente.

Ravachol