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Paga Pantalone (afgano)

Dal 2001 al 2008, il Ministero degli Esteri italiano ha approvato iniziative “umanitarie” per 436 milioni di euro, ed ha erogato, anche in questo caso “a fondo perduto”, 355 milioni, sempre di euro. In particolare, è stato incrementato di 35 milioni il sostegno ai trust fund del governo collaborazionista di Garzai,  e 104 se ne sono andati per il collegamento stradale Kabul-Bamyan,  una realizzazione destinata a soddisfare trasferimenti celeri di blindati e di colonne militari di Enduring Freedom in uscita dalla capitale con direzione est-sudest, a ridosso del confine con il Pakistan. Con il pretesto, tanto ipocrita quanto ridicolo, di contribuire a valorizzare una zona (quella dei Buddha scolpiti nella roccia) di “particolare interesse turistico-culturale”. Tutto ciò nonostante i profughi afgani dispersi fra Iran, Turkmenistan e Pakistan siano almeno quattro milioni…! E’ rimasta famosa la decisione del Ministro degli Esteri (compagno) Massimo D’Alema di destinare 52 milioni di euro alla riforma del… sistema giudiziario dell’Afghanistan, quando in Italia sono pendenti 3 milioni e mezzo di processi penali e 5,4 milioni di processi civili! In Afghanistan operano o hanno operato per conto e a libro paga del Ministero degli Esteri (e dei servizi segreti), per cifre e con uscite mai precisate, Intersos, Alisei, Aispo, Coopi, MSF (Medici senza Frontiere), Terres des hommes ed il CESVI, l’organizzazione dalle cui fila è uscito un personaggio pittoresco e ridicolo come Barbara Contini, già governatore della provincia di Nassiriya ed oggi senatrice del Popolo della Libertà al pari della nota spia Libero-Farina-Betulla. I costi già salatissimi della “cooperazione” a carico del Ministero degli Esteri sono comunque letteralmente surclassati da quelli militari della “missione di pace” sopportati dal Ministero della Difesa del camerata LaRussa, compagno di merende del frequentatore di trans camerata Gasparri, a corto di soldi per (man)tenere in servizio cinquantamila fra graduati-precari e sotto-ufficiali dell’Esercito di cui si libererà il feroce Saladino-Brunetta, terrore dei fancazzisti e dei giocatori di basket. Agli italiani perbene (tutti tranne la stragrande maggioranza che vota per Berlusconi e soci o che oscilla fra l’inetto Bersani e lo sbirro Di Pietro, per non citare gli anticomunisti dalla Ferrero o alla Nicki Vendola), a quelli che pagano le ritenute d’acconto alla fonte, la spedizione di pace in Afghanistan sta costando oggi (2009) 1000 euro al minuto, 60 mila euro l’ora, 1440.000 al giorno e 43.2000.000 al mese. Per un totale di 525.6000.000 euro all’anno! “E io pago, e io pago!”, direbbe e dice Totò…

Sara Ricci

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