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L'Italia occupata

Che l’Italia sia un Paese occupato, dunque tutt’altro che sovrano ed indipendente, sono ormai in pochi ad ignorarlo. Tutti gli altri, tutti quelli cioè che fingono di non saperlo, per primi i multideficienti della Lega e delle truppe  stercorarie al séguito, quando si parla di “occupazione straniera” alludono agli extra-comunitari. Dimenticando, per la vigliaccheria, l’opportunismo ed il servilismo del popolino-bue e dei suoi rappresentanti istituzionali, la presenza su nostro territorio, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, di decine di basi NATO.
In Italia, lo ricordiamo a beneficio degli smemorati, esistono ufficialmente 120 basi NATO dichiarate, oltre a 20 basi militari USA totalmente segrete e ad un numero variabile (al 2000, una sessantina) di insediamenti militari o semplicemente residenziali , con la presenza di militari yankees (cfr. G. Viola, Il soave profumo dell’imperialismo).
“Lo stretto rapporto di alleanza e di contatti che abbiamo con gli Stati Uniti vogliono anche dire che l’Italia é la nazione in Europa che ha il maggior numero di militari americani: mentre nel resto d’Europa sono diminuiti, in Italia sono aumentati” (cfr. Huffington post del 29/08/2014).
Su questo problema, di cui ci sembra del tutto superfluo sottolineare l’importanza, vi proponiamo oggi il punto di vista di una delle parti direttamente in causa: il generale Fabio Mini.
Chi è Fabio Mini? Generale di Corpo d’Armata, capo di stato maggiore della NATO, capo del comando interforze delle Operazioni nei Balcani e comandante della missione in Kosovo, Fabio mini è considerato uno dei più grandi esperti di questioni geopolitiche e militari.
Ecco comunque il suo pensiero sul tema che affrontiamo in queste brevi note.
Rispondendo alla domanda, posta dall’intervistatore (cfr. Guerra senza limiti, in Sinistrainrete.info del 21 agosto scorso) se “la presenza delle basi USA sul territorio nazionale ci rende una nazione sotto occupazione o comunque non libera”, il generale Mini sostiene che “i regolamenti dell’Aja del 1907 stabiliscono i criteri dell’occupazione militare non tanto sulla presenza militare in una paese ma nella sua funzione. Se una presenza militare anche minuscola si assume la responsabilità della sicurezza del territorio (non importa di quale estensione) in cui è stanziata, si ha l’occupazione ‘de facto’.
Le basi degli Usa non garantiscono la nostra sicurezza, ma la loro. Non servono i nostri interessi ma i loro e quindi non sono legalmente ‘occupanti’.
Il fatto che si dichiarino basi NATO o facciano riferimento agli accordi di Parigi del 1963 è una foglia di fico che nasconde la realtà: alcune basi italiane sono aperte anche ai paesi NATO nell’ambito degli accordi dell’Alleanza, ma le basi americane più grandi sono precedenti agli accordi Nato e sono state concesse con accordi bilaterali in un periodo in cui l’Italia non aveva alcuna forza di reclamare autonomia; anzi andava cercando qualcuno da servire in America e in Europa.
In queste basi decidono gli americani (e non la NATO) a chi consentirne l’uso temporaneo. Si ha così un doppio paradosso: molti italiani anche di alto lignaggio politico e militare tentano di giustificare le basi con la funzione di sicurezza che svolgono a nostra favore. E avallano la condizione di occupazione militare. Gli americani sono più espliciti, ma non meno paradossali: ogni anno il Pentagono invia una relazione al Congresso nella quale indica e traduce in termini monetari il contributo dei paesi ‘ospitanti’ delle basi ‘agli interessi e alla sicurezza degli Stati Uniti’.
Dovrebbe essere un accordo fra pari, ma si avalla la nostra condizione di tributari”.
Fin qui il generale Mini. Da qui in poi solo una brevissima constatazione: se lo dice persino lui, che certo non è né un sovversivo, né un rivoluzionario, né un agente russo, né…un lettore de ILBUIO…!

Luca Ariano