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Usare anche la testa

Riceviamo e pubblichiamo

La “crisi migratoria” alla quale assistiamo in questi giorni non è altro che una delle rappresentazioni del dramma dell’imperialismo, un sistema del quale guerre, distruzione e miseria sono parte fondante. Purtroppo quasi nessuno oggi sembra conoscere l’esistenza dell’imperialismo, e quindi vedere i nessi tra questo e l’ondata di profughi che giungono in Europa. I due schieramenti politici nostrani, assimilabili quasi su tutto, sembrano essere profondamente alternativi solo su questo tema.
La “destra dell’imperialismo” si è immediatamente schierata per i respingimenti, scelta tanto disgustosa quanto impraticabile, che, in realtà, non è altro che una politica di consenso. Facile obiettare che le frontiere marine non si possono recintare, che gli stessi recinti, davanti a flussi di queste proporzioni, tengono poco, che “aiutarli a casa loro” è un’ignobile ipocrisia, che andare a caccia di scafisti significherebbe occupare militarmente le coste di diversi paesi. Tutte osservazioni elementari, ma che non sfiorano la radice del problema. La “destra dell’imperialismo” usa, da che mondo e mondo, i migranti come capro espiatorio, ma è ben felice di poterne disporre come mano d’opera ricattabile, disciplinata e a basso prezzo.
La “sinistra dell’imperialismo” è per l’accoglienza, che rappresenta anch’essa un’importante politica del consenso. I suoi appelli sono sempre concepiti per fare leva sul lato umanitario, omettendo non solo qualsiasi tipo di analisi del fenomeno (del resto più o meno tutti hanno interiorizzato l’idea che capire sia l’opposto di fare), ma anche qualsivoglia proposta per quel che si deve fare dopo avere concesso l’accoglienza. Anche alla “sinistra dell’imperialismo” piace la manodopera disciplinata e ricattabile, per il semplice fatto che padroni, padroncini, amministrazioni locali (grandi beneficiarie di contratti con cooperative di pulizie, servizi infermieristici, giardinaggio, ecc.) nonché persone di vario tipo bisognose di colf e badanti, sempre a basso prezzo, sono presenti in entrambi i blocchi sociali ed elettorali.
Una parentesi meritano le sparate umanitarie del premio Nobel dell’ipocrisia, l’idolo della “sinistra dell’imperialismo” mondiale (che annovera TG3 e Radio Popolare tra i più proni adoratori): il presidente Barack Obama. Il capo di una nazione che ha costruito un muro lungo il suo confine meridionale e fa sparare addosso a chi cerca di oltrepassarlo, il capo di un paese che ha devastato mezzo mondo, e più recentemente il Medio Oriente, invita l’UE a fare di più per accogliere i profughi!
La “sinistra dell’imperialismo” non dice dove potranno andare a vivere e che cosa andranno a fare i profughi accolti. Verranno lasciati in mano ai caporali, parcheggiati in favelas nostrane a lavorare alla giornata nei campi? Verranno tenuti nei centri di prima accoglienza (un tempo detti lager di stato)? O negli alberghi per anni, dando alla “destra dell’imperialismo” argomenti per le prossime campagna elettorale?
La cosiddetta opinione pubblica, per definizione manipolabile, è stata inizialmente bersagliata dalla propaganda della destra, guidata da Salvini, prescelto da Renzi quale avversario di comodo, e quindi onnipresente su tutti i mass media. Successivamente, quando la Germania ha optato per l’accoglienza, è stato dispiegato un arsenale propagandistico tutto di segno opposto. Non sapendo bene che cosa hanno prodotto, a partire dal 1991, le presenze militari dell’imperialismo nell’area, non sapendo nulla di 4 milioni di profughi (senza considerare i Palestinesi) accampati da anni tra Giordania, Turchia e Libano, non avendo la più pallida idea degli interessi in gioco, i “manipolati” sono un giorno spinti ad assimilare il profugo al terrorista islamico, e il giorno dopo a vederlo come un bimbo morto riverso su una spiaggia.
E’ legittimo chiedersi come mai il mostro che sta affamando la Grecia e ha di fatto sostenuto le bande naziste in Ucraina si sia trasformato improvvisamente nella paladina di una politica umanitaria. E’ vero che l’Europa sta inesorabilmente invecchiando e che, quindi, in prospettiva, serve ricostruire l’esercito di riserva (e carne da cannone per le prossime guerre imperialiste), ma la crisi non è certo nata per questo. La crisi migratoria è l’effetto del confronto inter imperialistico in Africa e in Medio Oriente. Finora l’UE non si è posta il problema dei profughi, ha cercato di scaricarlo sui paesi limitrofi prima, su Italia e Grecia poi. Non potendo più far finta di nulla, la Germania ha deciso che è meglio avere una gestione politica, che impedisca alle forze “anti europeiste” di capitalizzare la crisi (cosa che stavano facendo da diversi mesi). Questo permetterà probabilmente di disporre in futuro di una manodopera giovane integrata e ricattabile, ma è difficile pensare a tanta lungimiranza imperialista in politici dello stampo di Merkel, Hollande e Renzi.
Quel che noi dovremmo rivendicare, contro l’imperialismo, sono casa, lavoro e servizi sociali per tutti: italiani e stranieri. Il diritto a una vita dignitosa, che ora giustamente viene agitato da personalità di spicco e associazioni, deve essere per tutti e deve indicare delle rivendicazioni precise. L’unica politica dell’accoglienza praticabile, dal nostro punto di vista, è quella che unisce italiani e immigrati per obiettivi fondamentali. E’ l’unica politica che possa contrapporsi ai beceri argomenti della “destra dell’imperialismo” (che, però, prosperano su contraddizioni reali) e ai solo apparentemente umanitari argomenti della “sinistra dell’imperialismo”. Alle “marce degli uomini scalzi”, che chiamano a manifestare con modalità cattoliche (da fratonzoli) su piattaforme condivisibili pure da un Renzi o da una Merkel, bisognerà contrapporre  una politica di unità di classe e una costante attività di denuncia e di contrasto alle politiche imperialiste. Quest’ultimo è anche l’unico modo possibile per “aiutarli là”: impedire che le guerre imperialiste li obblighino a fuggire dalle loro case.

Ermenegildo Caposcalzi