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La grande storia

Come può essere separata la grandezza morale e politica della Russia di ieri, quella del ‘17, quella che seppe spezzare il proprio percorso dalle logiche delle democrazie imperiali e aprire un percorso del tutto originale verso il socialismo, con la Russia di oggi? Come può essere staccata la capacità di affrontare e vincere un nemico potente come l’imperialismo tedesco, dalla resistenza allo smembramento conseguente al crollo del socialismo? Ancora una volta l’imperialismo si svela come allora, accanto alla lega delle democrazie imperiali con lo stesso progetto che fu di Hitler, non meno di quanto non lo fu dell’imperialismo angolo americano: fermare l’avanzata del socialismo in un solo paese. La vittoria sul nazi fascismo non potrà mai essere staccata dalla lotta contro l’imperialismo, e questo merito è esclusivo della Russia socialista. Ciò spiega in gran parte il basso profilo con cui le delegazioni della lega imperialista non hanno saputo, potuto, commemorare la vittoria sul nazifascismo a Mosca per il settantesimo anniversario. Una Russia fortemente orgogliosa del proprio passato. Questa grande storia, è oggi commentata come una tragica avventura di uomo, Stalin, dell’uomo in un secolo di orrori, cercando di cancellare le ragioni stesse che portarono al più grande tentativo di un paese arretrato di aprire la prospettiva socialista al resto del mondo. L’aver saputo trasformare il massacro imperialista del ‘14 in una strategia di pace per i proletari, di tutti i paesi è certamente una grave colpa leninista, che ancora oggi i padroni non possono tollerare, ma  fu  anche la più civile cultura che ci proviene da quella storia. Il terrore di cui oggi voi parlate, quando è la Russia di Stalin sotto accusa, la Russia il cui orizzonte immediato era quello di subire l’annientamento nazifascista  e che solo le tappe forzate verso il socialismo  hanno saputo e potuto evitare. Quale terrore allora potevano scegliere? Quello di essere una colonia tedesca, oppure affrontare la via del capitalismo di Stato con tutto ciò che ne consegue? Questa è la grandezza di Stalin, il “criminale comunista”, il “semibarbaro” di un paese immenso e semifeudale in cui ogni tipo di sviluppo economico non poteva rivelarsi  meno violento del terrore che la borghesia europea aveva   praticato sui propri popoli per centinaia di anni. Di che terrore state allora parlando? Forse quello di aver “offerto” poco meno di trenta milioni di morti nella guerra patriottica contro la” nostra” guerra di aggressione imperialista? Il terrore di cui voi parlate è ben poca cosa dal terrore che i vari regimi imperialisti dovettero pianificare per accreditarsi e legittimarsi come democrazie moderne e civili, come modelli d’esportazione per continuare le loro rapine per la  spartizione del mondo. Ed è incredibile dal punto di vista storico e culturale avere intellettuali così “neutrali” dal condannare tanto il comunismo che il nazismo da apparire intelligenze sospette, come il turco Erdogan nel colpire sia l’ISIS che il PKK. L’imperialismo che i nostri social traditori servono e sostengono  attraverso il complice silenzio dei mezzi d’informazione e l’attivo servizio logistico delle” basi americane” in Italia e in Europa per destabilizzare i paesi del nord Africa, come lo vogliamo chiamare? Attività umanitaria? Oppure salvaguardia dei diritti inalienabili dell’uomo? La sola logica del capitale finanziario ecco ciò che produce la politiche di asservimento all’euro. Ma non è anche la sola logica che produce il terrore in Libia, dopo averla bombardata per liberarla da un tiranno  antimperialista? Adesso siete  colti dalla commozione “cristiana”, o non è soprattutto per l’intollerabile quantità di forza lavoro che si va sprecando in fondo al mare che vi deprime? Sono  danni collaterali prodotti dalla  più alta espressione di civiltà  del capitale finanziario, col nobile fine di dar corso a  nuovi equilibri  mondiali, è questo che conta, è questa la libertà che voi intendete portare nel rivendicare la vittoria sul comunismo? Bene allora ci terremo il vostro terrore, signori e padroni, socialisti del tradimento, che avete saputo riproporci i progetti che un tempo furono della grande Germania, incapaci di una politica autonoma e tanto meno di rappresentare gli interessi nazionali, e sue stesse  leggi, quando allora con Stalin eravamo alleati, quelle leggi oggi assolutamente inadeguate all’aggressività del” club europeo”, vera internazionale del crimine, esportatrice di capitali e di terrorismo in ogni angolo del mondo. E’ sempre la vostra colpevole timidezza, la reticenza nel condannare  la guerra contro la Siria, sostenendone ipocritamente le ragioni per trarne profitto  dai nuovi equilibri regionali, che di fatto vi rende complici della morte di migliaia di persone, non solo per il vostro ruolo subalterno all’imperialismo nel bombardare le loro città, procurando con ciò l’esodo di milioni di persone. Ma allora di quale terrore vogliamo parlare? Di quello che tanto servilmente accettate o cancellate dalla lista di prescrizione fornita dagli USA? Dove i combattenti del PKK sono assemblati agli assassini dell’ISIS, con il chiaro scopo di colpirli e impedire così  la formazione dello Stato democratico curdo? Dei combattenti dell’ISIS . Fino a ieri sostenuti per i  lavori sporchi in Africa e in Siria, e adesso trasformati in maniaci sessuali e religiosi per averne più legittimità nel renderli odiosi all’opinione pubblica occidentale, e cosi  indifendibili da combatterli meglio e farli sparire dall’era moderna. Distruggerli dopo averli innaturalmente e mostruosamente costruiti come zombi o meglio ancora, come creature alla Frankenstein. Ma la vittoria del neoliberismo, del capitale finanziario non segna  la fine della storia del comunismo, la necessita della democrazia e dell’indipendenza tra i popoli non sono solo parte della civiltà borghese, ma una grande idea del socialismo che ci sostiene nella  lotta contro l’imperialismo. Con il crollo del comunismo  in URSS (la più grande tragedia sociale del secolo), il mondo del lavoro la lotta dei moderni schiavi del capitale, dovrà affrontare ostacoli completamente nuovi, elaborare strategie di lotta diverse, ma sarebbe pura follia cancellare le vittorie sul capitalismo, la cultura di lotta del socialismo, che dalla comune di Parigi porta direttamente alla rivoluzione bolscevica, per vincere e per   superare il capitalismo. Questo fa onore al popolo russo quanto ai suoi dirigenti, e soprattutto a Stalin, che nella grande storia ha avuto un ruolo decisivo non solo  per  aver schiacciato il nazifascismo (che è giusto ricordarlo alle belle animelle) “socialiste,” ma soprattutto nella lotta per organizzare il socialismo in un solo paese dopo la sconfitta della rivoluzione in Europa. L’imperialismo tedesco ne quello angolo americano non celarono affatto l’interesse comune di sbarazzarsi del paese dei soviet. Dalla Germania di Hitler, il resto dell’Europa, quello dei capitalisti, che appoggiavano  e non nascondevano una  certa simpatia per  il nazismo e il fascismo di Mussolini, come fino a qualche mese fa tutto l’occidente borghese e mafioso appoggiava e  sosteneva  apertamente  i mercenari dell ‘ISIS e gli Stati come la Turchia e Arabia saudita, contro il popolo curdo e siriano. Questi progetti destabilizzatori propri dell’imperialismo, che evidenziano il furore del capitale finanziario che deve trovare a tutti i costi il modo di moltiplicarsi, e quindi  invadere, annettere,  costringere e corrompere pur di esportare capitali e merci, non sono affatto nuovi. Ciononostante non appare  ancora in grado di completare totalmente il globalismo economico e culturale come annientamento alla logica del profitto. Questa resistenza è in ogni paese dove il proletariato lotta con ogni mezzo possibile attraverso meccanismi e  strumenti forniti dagli stessi padroni, perché il capitale educa il proletariato e lo costringe a perfezionare tali  strumenti e a produrre una sua propria cultura attraverso lotta di resistenza. Perché la ragione della lotta, la condizione unica che la rende “legale” è la sua resistenza; e l’imperialismo, essendo profondamente immorale fa di ogni forma di lotta in grado di contrastarlo, una scelta legale per il proletariato, in quanto prodotto dalla sua stessa lotta democratica. La rivoluzione democratica, sarà immediatamente socialista nella misura che sapranno liberarsi dei vecchi agenti del riformismo, e sapranno cogliere dal politico l’aspetto essenziale, cioè la questione del potere. Accanto a queste ragioni legate direttamente alla lotta di classe, di ogni paese, ma che per le logiche più direttamente legate agli equilibri di spartizioni dei mercati e quindi, soggette direttamente alle politiche  invasive e fasciste dell’imperialismo ci sono i paesi che come la Russia ex sovietica e la Cina, che sono di fatto l’oggetto ultimo in quanto mercati e soggetti fondamentali in quanto contrastano il  libero sviluppo del capitale, che sono ostacolo alla libertà degli “imperialismi”. Da qui la  guerra di logoramento degli USA, sui paesi che resistono al vassallaggio economico e politico, e per tanto sono di ostacolo all’espandersi tumorale del capitale finanziario nell’intero pianeta. La figura storica, personale e politica di Stalin resterà quella di un grande dirigente comunista per sempre legata alla lotta al nazifascismo, e all’edificazione del capitalismo di Stato in un solo paese, nel primo paese in un mondo imperialista. Solo per  questo fatto, voi tutti, socialisti al trucco, vecchi e nuovi del più becero revisionismo, valete quanto un pugno di mosche sul carro imperialista. La sua  memoria sarà continuamente fonte di terrore per i padroni e per i falsi comunisti, almeno quanto lo fu “Dracula per i turchi”, questo è l’augurio che mi faccio, e tenderà in ogni caso a crescere nella stessa misura che il tradimento della sinistra italiana si consumerà vergognosamente logorata dalle pressanti esigenze del capitale finanziario.
Mario Rossi – 12/8/2015