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Il (io non) tasso

Il tasso a cui allude il titolo va inteso in vari modi, fra l’altro come verbo e come animale. Un animale divertente, a volte e per certuni, ma pur sempre un animale.
L’allusione è al “segretario di un partito corrotto fino al collo con i guai di Mafia Capitale, con le primarie liguri che narrano di un tariffario per recarsi ai gazebo, con iscrizioni false e con il PD della capitale sotto commissario” (Il Manifesto del 4 agosto, pag,1) che ha di recente dichiarato, con l’impudenza e la sfacciataggine che da sempre lo contraddistinguono, al direttore del quotidiano della Confindustria, Il Sole24ore, “siamo il primo governo che abbassa le tasse”.
Dichiarazione a dir poco ambiziosa, ma, come sempre quando di mezzo c’è il clone fiorentino del Superviagra Nazionale, assolutamente falsa.
In realtà, l’attuale Esecutivo ha affrontato la questione delle tasse fin dai primi mesi di attività. Fu infatti con una delle più famose slide del pinocchietto di Firenze che venne annunciato il taglio dei famosi 18 miliardi;  sono state il cosiddetto (e famigerato) “bonus 80 euro” e le agevolazioni sull’IRAP le due principali operazioni messe in atto in questo senso.
Premesso che “l’operazione 80 euro” non è considerata, sotto il profilo contabile, una “riduzione delle tasse”, anche perché, per sovvenzionarla, sono aumentate le voci e gli importi dei balzelli con cui i Comuni e le Amministrazioni periferiche, Regioni comprese, hanno cercato e cercano di porre rimedio ai tagli dei finanziamenti provenienti dal Governo, per quel che concerne l’IRAP va detto che l’Esecutivo aveva all’inizio deciso di tagliare l’aliquota del 10%, con il decreto legge n.66 del 24 aprile 2014.
Tale decisione fu però revocata prima di avere effetto con la Legge di Stabilità 2015. La quale “ha tuttavia reso totalmente deducibile l’Irap sui nuovi contratti, oltre ad offrire un credito di imposta del 10% alle imprese senza dipendenti. Gli effetti sulle imprese sono stati recentemente censiti dall’ISTAT, secondo cui le operazioni dal 2011 al 2014 – quindi quelle dell’esecutivo Renzi ma non solo – hanno fruttato alle imprese un risparmio dell’imposta sui redditi del 9,8% pari a 2,6 miliardi di euro nel 2014” (Pagella Politica del 30 giugno c.a.).
L’ennesima balla ad uso e consumo del popolino-bue, dunque, quella del Bugiardone Nazionale: l’ennesima.
Come non convenire, allora, con quello che ha scritto Michele Prospero su Il Manifesto del 4 agosto scorso? Ha scritto infatti Prospero: “Il premier è un  misto tra la comicità pop, senza acuti e nessi creativi pungenti, di Panariello e il gusto infinito per il gioco, per il rischio, per l’azzardo di Pupo”.
E per la vocazione istintiva per le truffe dell’imbonitore di provincia, aggiungiamo noi…

Eugenio Colombo