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Il servo è servito

Alla notizia è stata dato scarso rilievo, dai media di regime (e non solo di regime). Per comprensibilissime ragioni, proverbiale servilismo ed  arcinoto mercenariato dei pennivendoli asserviti al clone berlusconiano di Palazzo Chigi che, pur non essendo mai stato eletto dal popolino-bue che la pretesa Costituzione “più bella del mondo”   vorrebbe “sovrano”, compreso.
Se noi oggi la riproponiamo ai nostri fedeli lettori, è anche perché essa arriva ad ennesima conferma che la pretesa “lunga marcia attraverso le istituzioni” di piccista memoria in realtà è sempre stata solo e soltanto la scalata al potere di un gruppo dirigente borghese e filo-imperialista, indipendentemente dal fatto che esso si sia legato per un determinato periodo ad una delle due Superpotenze e, “crollata” questa, nel periodo storico successivo, alla fino ad allora contrastata e “combattuta” Superpotenza concorrente.
Questi i fatti.
Il 17 giugno scorso, nel corso di  una cerimonia svoltasi presso l’American Academy di Berlino, al presidente “emerito” della Repubblica e presidente “onorario” dell’ISPI, l’Istituto di studi di politica internazionale di cui sono da tempo noti i rapporti con gli USA, Giorgio Napolitano, è stato consegnato dalle mani grondanti di sangue di Henry Kissinger, l’ex segretario di Stato nordamericano e “premio Nobel della pace” (riconoscimento condiviso con famigerati terroristi come il sionista Begin, infame massacratore del popolo palestinese) il premio intitolato al massacratore del popolo cileno in particolare e di quello latino-americano in generale, per tacere degli innumerevoli altri crimini contro l’Umanità da lui commessi.
Per l’ex alto dirigente del “grande e giusto” PCI ed attuale senatore a vita Napolitano, non solo primo italiano ma anche primo non-americano (?) o non tedesco a riceverlo, si è trattato di un riconoscimento all’impegno personale “per rafforzare l’integrazione europea ed i legami transatlantici”. Ma – c’è forse da meravigliarsene? – si è trattato anche di un riconoscimento per l’Italia più in generale, per il ruolo “rilevante” e “costante” che essa ha svolto a supporto delle relazioni euro-atlantiche, come ha voluto sottolineare lo stesso Giorgio Napolitano nel discorso pronunciato nell’occasione.
In realtà, l’”intesa” fra Kissinger e Napolitano non rappresenta affatto una novità.
Nel 2001, a Cernobbio, Napolitano aveva già incontrato Kissinger, il quale, anni prima, nel 1975, gli aveva negato il visto per gli USA. Stavolta, però, “l’aria è festosa”, “da vecchi amici”: l’ex segretario di Stato yankee lo saluta infatti definendolo “my favourite communist”, ossia ”il mio comunista preferito”. Napolitano, da parte sua, lo corregge ridendo: “il mio ex-comunista preferito”.
Un’autentica indecenza dunque; anzi, una vicenda in cui l’indecenza è la protagonista assoluta.
Ma, a ripensarci bene, è poi un’indecenza constatare che la dialettica servo-padrone e quella boia-aiutante del boia, per dirla con Marx, ha un carattere rivoluzionario solo nella misura in cui prevede la cancellazione di entrambi i termini della contraddizione? Di entrambi, si ricordi, non di uno solo…


Luca Ariano