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Di (falsi) pentiti

In occasione della pubblicazione dell’articolo che qui di séguito potete leggere (o ignorare del tutto, dipende solo da voi lettori), riteniamo necessario precisare per l’ennesima volta che gli articoli firmati non impegnano in alcun modo, né politicamente né ideologicamente, la Redazione de IL BUIO. Che, invece, si assume per intero la responsabilità di quelli che recano in calce, come una sorta di imprimatur, la firma redazionale.
Precisazione dovuta anche perché, diversamente da quanto fanno altri, IL BUIO non ospita indistintamente tutti i contributi che pervengono alla Redazione per il solo fatto di essere tali: fra l’altro, non ospita, anzi respinge pregiudizialmente, articoli di contenuto fascista, razzista o filosionista. La democrazia, per noi, si misura diversamente.
La RED/Azione

DI (FALSI) PENTITI

“Nel 2008, spiegavo ad alcuni svedesi come io, ingegnere, vivevo nel 1988 con trenta dollari al mese. Pareva loro incredibile; in realtà, oltre il 65% della popolazione della Romania viveva meglio nel 1989.
Vi spiego come si viveva con trenta dollari al mese nella Romania Socialista? Con i 3.500 lei che guadagnavo con il mio lavoro, se li cambiavo in dollari nella casa dello studente, ottenevo 35 dollari, perché per 100 lei ottenevi un dollaro.
Al mercato nero, dal momento che il cambio ufficiale del dollaro era di 15 lei.
Quindi vediamo cosa facevo con il mio salario mensile (che ammontava a 35 dollari la settimana) nella Romania Socialista. Con 0,89 dollari prendevo il treno per la località in cui lavoravo; con 0,54 dollari avevo un abbonamento per l’autobus in Craiova; con 1,5 dollari pagavo l’affitto per un appartamento di tre camere; un dollaro era il costo del mantenimento-medio dell’appartamento; per comprare il cibo per tre persone spendevi venti dollari; le sigarette costavano un dollaro al mese, per me che ne fumavo un pacchetto al giorno; l’asilo di mio figlio 1,5 dollari; la benzina 1,5 o 2,5 dollari secondo la quota; la rata del veicolo privato 7 dollari.
Le necessità della famiglia erano dunque coperte da 35 dollari.
Ma c’era anche il salario di mia moglie (26 dollari), per cui potevi trascorre il fine-settimana o le ferie al lago, o in montagna o in campagna. O potevi vestirti perché i prezzi erano un po’ quelli: un completo da uomo costava quasi dodici dollari, una camicia un dollaro, un paio di scarpe oscillava fra 2 e 4,5 dollari, ecc..
E mi ricordo che mi ero spostato in un appartamento nuovo, garantito dalla fabbrica e senza nessuna bustarella, quando so che oggi, per avere un appartamento, molti sono costretti ad allungare a dritta e a manca bustarelle gonfie di banconote. E le macchine, da noi, erano tutte nuove, tutto era rinnovato o nuovo”. L’idiota che ha rilasciato questa sorta di “confessione” è un ingegnere romeno, di nome Dan Rotariu. E’ uno dei tanti che, a quanto pare, rimpiangono i tempi in cui “si stava peggio”: la vita nei Paesi del “socialismo reale” (chissà come sarebbe stato il socialismo “irreale”?!), nonostante “l’assenza di libertà e di democrazia”.
Secondo un sondaggio realizzato di recente dal Pew Research Center, l’approvazione del passaggio dal “socialismo” alla democrazia ha perso sensibilmente consensi: in Ucraina, è passato dal 72% del 1991 al 30% attuale; in Bulgaria,, dal 76% al 52%; in Lituania, dal 75% al 55%; e, per finire, in Ungheria, dal 74% al 56%.
Nel complesso, secondo lo studio elaborato dal Centro statunitense, la percentuale degli europei dell’Est che si dichiarano soddisfatti del passaggio dal “socialismo” al capitalismo non supera in nessun Paese il 50%.
Ma ritorniamo alla “confessione” dell’ingegnere rumeno.
Lo abbiamo definito un “idiota” utilizzando il termine nella sua accezione etimologica.
Per gli antichi greci, compreso Aristotele (cfr. la Politica), infatti, l’idiota è “l’uomo rozzo, ignorante”, che si disinteressa di politica e che, di conseguenza, non occupa cariche pubbliche.
In realtà, quelli come il nostro ingegnere sono gli idioti che, al pari dei loro corrispondenti nostrani (ma nel nostro Paese la stragrande maggioranza conta, nelle proprie fila, soprattutto operai, ex contadini, bottegai, commercianti, e sottoproletariato in genere), guardano soltanto al proprio tornaconto personale, sono del tutto privi di ideali e di principi, non hanno nessuna morale che li guidi e… sono così stupidi ed ignoranti da bersi tutte le (false) promesse sulla possibilità di condurre una vita ricca e felice che i mezzi di comunicazione di massa (in primis la televisione) propinano loro.
Imbecilli del genere, secondo i loro dirigenti passati in senso letterale “armi e bagagli” all’imperialismo, un tempo “nemico storico”, avrebbero dovuto rappresentare l’alternativa “epocale” alla degenerazione parassitaria ed amorale del modo di produzione capitalistico. Proprio come, in Italia (e nell’Occidente in genere), una “classe operaia” vendutasi per quattro piatti di lenticchie, per uno scudetto alla squadra del cuore, per qualche calendario di escort da camionisti e per un numero spropositato di scioperi… ”contro il terrorismo”, avrebbe dovuto rappresentare, secondo i suoi fedeli piccolo-borghesi, la classe portatrice di “valori nuovi in una società nuova”.
Cosa che basta guardarsi attorno per accorgersi che è stata finalmente realizzata, visto che, con il consenso della classe operaia e con l’appoggio delle “grandi masse popolari” di capanniana memoria, oggi è indiscutibilmente al potere il Popolo.
Ed i valori in cui ha creduto e crede: “figa, balòn (inteso come calcio) e dané, questi ultimi intesi come i classici trenta denari con cui si comprano individui senza coscienza, senza onore e senza storia.
Altro che i mitici – e del tutto astratti – “pace, lavoro e libertà”, lottando per realizzare i quali milioni di combattenti, di militanti, di rivoluzionari, di comunisti si sono sacrificati e si sacrificano ancor oggi talvolta fino al martirio!
E poiché i “falsi pentiti” di oggi sono gli ignoranti, gli idioti di sempre, ritorna subito alla memoria una fiaba di Esopo. S’intitola “L’asino selvatico e l’asino domestico”; e noi qui ve la proponiamo nella sua versione completa.
“C’era una volta un simpatico asinello selvatico che trascorreva le sue giornate in libertà, passeggiando per i campi e mangiando il cibo che trovava.
Durante uno dei suoi giri quotidiani ebbe modo di vedere un suo simile, dall’aspetto sano e robusto, che brucava l’erba di un grande prato cintato da un’alta staccionata di legno. Esso, osservando l’animale domestico, pensò: ‘Che bella vita! Lui sì che sta bene: è spensierato, senza problemi e con il cibo a volontà’.
In effetti, l’altro asino sembrava proprio fortunato: gli venivano serviti due pasti abbondanti al giorno, riposava in una stalla ben attrezzata ed aveva un pascolo meraviglioso a sua disposizione.
L’asino selvatico, invece, doveva accontentarsi dei miseri sterpi che riusciva a trovare ai margini della strada, perché i prati ricoperti di erbetta fresca erano tutti privati. Ogni tanto, il povero asinello appoggiava il muso sulla cima della staccionata e, guardando l’altro, lo invidiava da morire.
Un giorno, però, il giovane asinello, girovagando tranquillo, incontrò sulla via un animale talmente sovraccarico di legna, sacchi di grano ed altro ancora da non essere in grado di capire di che bestia si trattasse.
Quando questa, per reagire ad una violenta frustata del suo padrone, tirò un calcio e alzò il muso, lo riconobbe: era l’asino domestico che fino a quel giorno aveva tanto invidiato!
‘Eh, caro mio’, gli gridò affiancandosi a lui, ‘a questo prezzo non farei mai cambio con te. Nessuno mi comanda, io sono libero e leggero come una libellula. Se poi non mangio bene come te, meglio: mi mantengo in linea. E per sopravvivere mi arrangio’.
Dopo quell’incontro l’asino selvatico non provò più alcuna invidia per il suo simile”.
La morale di Esopo è che “è meglio possedere poco vivendo felici piuttosto che avere la ricchezza a costo di tante sofferenze”.
La nostra, non si discosta poi molto da quella del favolista greco.
Per tutti gli idioti “alla Rotariu”, per gli idioti, siano essi dell’Est europeo o di casa nostra, che hanno voluto e vogliono trasformarsi da “asini selvatici” in “asini domestici”, da salariati in imprenditori, da sfruttati a complici degli sfruttatori, nessuna solidarietà, nessuna comprensione.
Mai.

Luca Ariano

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