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Ruberie di regime del sistema capitalista

Riceviamo e pubblichiamo

RUBERIE DI REGIME DEL SISTEMA CAPITALISTA
Michele Michelino (*)

Dopo le tangenti e le ruberie del Mose a Venezia e dell’Expo a Milano, ecco emergere quelle romane. A Roma per mafia ci sono stati 37 arresti per appalti del Comune ed è indagato anche l’ex sindaco Alemanno. Un centinaio gli indagati, tra cui l’assessore alla Casa, Daniele Ozzimo e Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea capitolina.  Coinvolto anche Politano, responsabile della direzione Trasparenza e Anticorruzione del Comune di Roma. Sequestri per 200 milioni della Guardia di finanza. L’indagine ribattezzata “Mondo di mezzo”, faceva soldi con la gestione dei rifiuti, la manutenzione del verde, lo sfruttamento dei campi Rom e dell’emergenza immigrati.
In carcere sono finiti l’ex Nar Carminati e l’ex ad dell’Ente Eur Mancini.  Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, nel corso della conferenza stampa dopo la maxi-operazione ha affermato. ” Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato ‘Mafia Capitale’, romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso”. Nello specifico, ha riferito Pignatone, “alcuni uomini vicini all’ex sindaco Alemanno sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Con la nuova amministrazione il rapporto è cambiato ma Massimo Carminati e Salvatore Buzzi (presidente della cooperativa 29 giugno, due degli arrestati) erano tranquilli chiunque vincesse le elezioni”. Tra gli arrestati ci sono anche l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, l’ex presidente di Ama, Franco Panzironi, e Luca Odevaine, a capo della polizia provinciale. Com’era prevedibile il terremoto politico che sta investendo la politica romana basata sul connubio con la criminalità – e che vede implicati criminali fascisti, mafia in giacca e cravatta, coop rosse e bianche, politici dei partiti di centro destra e centrosinistra, funzionari corrotti nell’amministrazione comunale di Roma e nelle istituzioni con responsabilità a vari livelli di tutti sindaco, assessori, consiglieri al centro sinistra, politici e ministri – dimostra che lo Stato e il sistema politico borghese e marcio. Cosi come una rondine non fa primavera, non ci si può affidare alla magistratura di regime o a un procuratore onesto il compito di fare piazza pulita.
Nel capitalismo la corruzione, l’affarismo e i soldi si fanno sulla pelle e lo sfruttamento dei settori più deboli siano essi lavoratori, Rom, immigrati, occupanti di case.
Non è un caso che fossero proprio le cooperative che sfruttavano gli immigrati e l’assessore alla casa, i perni dell’operazione.
Ai singoli capitalisti e ai funzionari di regime interessa fare tanti soldi subito.
Il governo Renzi che tanto s’indigna a parole per questa vicenda, in realtà si comporta allo stesso modo quando finanzia i padroni delle industrie di armi o che inquinano e uccidono operai e popolazione come all’Ilva o per le imprese della Tav.,

Ora, davanti agli arresti, tutti i partiti (a parte il PD che difende la sua giunta) invocano nuove elezioni per cercare di ridare credibilità al sistema.
Non basta cambiare gli uomini o il sistema degli appalti per fare pulizia.

Il sistema democratico borghese ogni cinque anni ci chiama, tramite le elezioni politiche a suffragio universale, ad eleggere il parlamento, (elezioni che spesso possono essere anticipate in seguito a crisi di governo e scioglimento anticipato delle Camere) e il partito che vince le elezioni diventa partito di governo mettendo i suoi uomini nei posti chiave, gestendo gli affari e gli interessi di chi li ha finanziati.
Nel sistema capitalista questo modo apparentemente democratico nasconde l’inganno derivante dal fatto che i proletari possono decidere solo quale partito o membro della classe dominante deve continuare a ingannare, sfruttare e bastonare i proletari e gli strati bassi delle masse popolari.

Nei parlamenti non si fanno che chiacchiere: si finge di litigare  per ingannare chi  ha votato. I deputatati e senatori di tutti gli schieramenti (con poche eccezioni), essendo sul libro paga dei vari padroni e quindi “avversari” e sostenitori delle varie cordate o frazioni, del capitale, sono tutti uniti quando si tratta di difendere i loro privilegi e quelli dei loro padrini.
In realtà le decisioni sono prese nelle sedi delle banche e delle multinazionali e il lavoro parlamentare avviene nei corridoi, mentre i governi, i ministri e i burocrati sono quelli che li devono realizzare.

Ormai questo meccanismo è sempre più chiaro a sempre più persone, come dimostra anche il crescente astensionismo (nelle recenti elezioni regionali la maggioranza degli aventi diritto non si è recata alle urne, in Emilia ha votato il 37,67 % della popolazione e il vincitore del PD è diventato presidente della regione con 17,8% dei voti del corpo elettorale).

La crisi economica e gli innumerevoli scandali e ruberie di regime, aiutano sempre più persone a capire che sono le grandi compagnie multinazionali capitaliste private che si appropriano di beni e denari pubblici, sostenendo campagne elettorali dei loro uomini nei vari schieramenti politici e cercando di compre quelli sfuggiti al loro controllo.
L’astensionismo, la non delega è la prima forma di protesta di molti proletari, ma per essere efficace e cambiare lo stato di cose presente deve trasformarsi in organizzazione.
Oggi in Italia il proletariato non ha una sua organizzazione, è alla mercé dei capitalisti e dei loro partiti e non può fare altro che subire le politiche economiche decise da loro.

Da sempre i padroni attraverso le istituzioni usano alternativamente il compromesso o la forza armata dello stato per reprimere le lotte proletarie che chiedono giustizia sociale e contenere nella compatibilità del sistema i diritti e degli interessi dei proletari.
Tuttavia quando le lotte operaie e popolari ostacolano la “libera” accumulazione dei profitti e, il loro potere, e ancor più quando rivendicano una società socialista, i borghesi non esitano a scatenare la violenza poliziesca inviando sbirri armati contro manifestanti pacifici e disarmati.

Senza una propria organizzazione proletaria rivoluzionaria, un partito operaio, comunista che lotti per imporre un’altra visione del mondo, una società socialista in cui si produca per soddisfare i bisogni degli esseri umani e per il profitto, la critica a questo sistema si manifesta nell’astensionismo come distacco dalla politica borghese; tuttavia, anche se questo processo è necessario, non è sufficiente a cambiare la realtà attuale.

Bisogna liberarsi definitivamente dai vecchi dirigenti borghesi ex falsi rivoluzionari e falsi comunisti di Rifondazione Comunista, del PdCI, Sel, ecc, da sempre al servizio dell’imperialismo e delle sue guerre di rapina, dei sindacati di regime che hanno usato le lotte operaie e popolari per far carriera e piazzarsi nelle istituzioni politiche e economiche borghesi.
Non basta criticare i partiti di centro-destra e centro-sinistra e protestare, bisogna riconoscere che questi sono facce della stessa medaglia, funzionali al mantenimento del sistema capitalista di sfruttamento.
Bisogna ragionare in termini di classe. In tutto il mondo, il capitalismo e l’imperialismo si arricchiscono sullo sfruttamento della classe operaia mondiale, sulla miseria crescente dei proletari e delle masse popolari del globo.
E’ arrivato il momento in cui gli schiavi salariati, gli sfruttati, i precari, i disoccupati e tutte le vittime del capitalismo si uniscono e si sollevino in modo organizzato contro i loro padroni per creare una società in cui sfruttare gli esseri umani e la natura sia considerato un crimine contro l’umanità.
Per quanto difficile sia, questa è la sola strada percorribile.

(*) Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” via Magenta 88, Sesto San Giovanni (Mi)

mail: cip.mi@tiscali.it
sito web:  http://ciptagarelli.jimdo.com