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A volte ritornano

Ci sono due immagini che rappresentano con estrema chiarezza l’avvenire che si prospetta ai sudditi dell’impero anglosionista.

Nella prima vengono evidenziati i paesi che il 22 novembre all’ONU hanno votato contro la risoluzione di condanna della glorificazione dell’ideologia nazista presentata dalla Federazione Russa: Ucraina, Canada e USA… Tralasciando il Canada che conta come il due di picche con briscola a quadri e dando per scontato il voto dell’Ucraina, che vede nel proprio governo numerosi esponenti di movimenti dichiaratamente neonazisti, rimane significativo il voto di quegli Stati Uniti del primo presidente afroamericano, icona di un’intera generazione di maestrine dalla penna rossa e di lettori del Manifesto. Ma le sorprese non sono finite: rimane un’ampia zona grigia degli astenuti nella quale si annoverano tutti i vari vassalli e colonie dell’impero tra cui, manco a dirlo, l’intera Unione Europea, l’Australia e alcuni paesi africani.
Nella seconda immagine si può vedere un manipolo dei prodi combattenti del battaglione punitivo ucraino Azov che posano per un’allegra foto di gruppo davanti a tre bandiere: la prima è quella della NATO; la seconda è quella del battaglione in questione in cui, dietro alla runa simbolo della divisione SS “Das Reich”, è possibile intravedere il “Sole nero”, altro simbolo nazista; la terza è ancora più esplicita in quanto una svastica campeggia in bella mostra su una bandiera austriaca (o lettone). Giusto per rinfrescare un po’ la memoria alle anime belle della sinistra che rifiutano la propria solidarietà alle milizie popolari del Donbass per presunti rapporti coi nazionalisti russi, va ricordato che il battaglione Azov  raccoglie il peggio della feccia nazista europea e americana (tra cui simpatizzanti di Casa Pound), viene finanziato, tra gli altri, dall’oligarca ucraino con passaporto israeliano I. Kolomoisky, è accusato di numerosi crimini di guerra (e non solo) e, soprattutto, gode del sostegno più o meno manifesto di numerosi politici europei, tra cui il capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (PSE) nel parlamento europeo, tal Gianni Pittella, l’europarlamentare del PD famoso per aver arringato la piazza di Kiev di fronte a decine di bandiere del partito neonazista Svoboda nei giorni precedenti il colpo di stato made in USA.

Rimane quindi da capire in quale oscuro anfratto della propria coscienza gli “antifascisti” locali abbiano dimenticato la propria coerenza per accusare di “rossobrunismo” (termine tutto da dimostrare) i partigiani che combattono la giunta di Kiev, quando poi magari il 25 aprile sfilano senza vergogna fianco a fianco con le bandiere del PD, vero sostenitore del nazismo atlantico.

Isidoro Ferrari