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Cina? Iran? Siberia? No! Stati Uniti...

Conviene sempre guardare le prigioni degli altri…

Nel mondo la popolazione carceraria si aggira attorno ai nove milioni, in continua crescita, la locomotiva è trainata dagli Stati Uniti dove, con un incremento medio settimanale di circa 1500 unità (un vero record), il numero dei carcerati arriva a superare la cifra di DUE milioni di persone.
Il numero, impressionante di carcerati a stelle e strisce rappresenta circa il 25 per cento di tutti i carcerati del mondo, sia in termini assoluti, che in termini relativi (la Cina ha una popolazione 5 volte superiore agli Stati Uniti, ma ha “soltanto” 1,5 milioni di carcerati).
La spiegazione o, meglio, la giustificazione che in genere viene fornita per spigare questi dati alquanto inquietanti, soprattutto per quelli che vedono gli Usa come il paradiso in terra, è che, causa le leggi in vigore, finire in carcere anche solo  per un reato minimo è abbastanza facile. Incredibile ma vero, è più facile essere rinchiusi negli Usa che in Cina, in Russia o in Iran; lo diciamo a beneficio di coloro i quali amano viaggiare per il mondo. Dulcis in fundo, non conta nemmeno l’età dato che circa 5000 (cinquemila) di questi prigionieri sono minorenni se non addirittura bambini (esistono asili nido prigione per i bimbi abbandonati dai genitori clandestini).
Terribile? Si suppone, a questo punto, che il bravo Obama stia ponendo rimedio a questa situazione alquanto deplorevole… e invece no!
Dato che il folto popolo a stelle e strisce (più strisce che stelle, ci si consenta questa terribile battuta, vista la situazione) rinchiuso dietro le sbarre rappresenta una buona manovalanza a prezzi stracciati. Si scopre così che molti di questi vengano costretti a lavorare ad un dollaro al giorno (se va bene) per sette giorni la settimana, ma non a spaccare pietre come normalmente si vede nei film, ma per l’industria che produce divise per l’esercito amerikano, componenti elettroniche per ditte hi-tech, pezzi di ricambio per le auto, eccetera. Insomma il carcere diventa un affare tant’è che molte prigioni sono state privatizzate e cedute in gestione ad aziende specializzate, specializzate evidentemente alla creazioni di schiavi e dove parte del business sta nello sperare (o, meglio, nel pretendere) che il numero dei carcerati aumenti invece che nel contrario.
E, senza vergogna, questo popolo di analfabeti si permette di giudicare dall’alto di un piedistallo costruito sulle macerie delle bombe che sono andati a sganciare sui popoli del mondo e di stabilire ciò che è bene, il famoso rispetto dei cosiddetti diritti civili, in questo caso, e ciò che, invece, non lo è (probabilmente per le loro tasche e per quelle dei loro lacchè)

Anna K.