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Carlos, il palestinese

Chi, fra i nostri proverbiali (e manzoniani) venticinque lettori si ricorda ancora del mitico Ilich (nomen omen) Ramìrez Sànchez, vale a dire del comandante Carlos?
Carlos, che milita nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), sta attualmente scontando in una prigione francese una condanna all’ergastolo per quattro attentati avvenuti in Francia negli anni ’80.
Ciò tuttavia non gli impedisce di avere, sull’ennesimo genocidio compiuto dall’entità sionista a Gaza, un’opinione che volentieri abbiamo deciso di condividere con i nostri lettori. Certi di far loro cosa grata e, soprattutto, utile.
Ha dichiarato di recente il comandante Carlos ad un giornalista che è riuscito ad intervistarlo telefonicamente nonostante lo stretto isolamento a cui il rivoluzionario internazionalista è attualmente sottoposto: “Quello che sta accadendo in Palestina (…) è la prova del tradimento delle élites politiche arabe. Tutti coloro che hanno resistito sono stati uccisi. Rimane (sic!) solo l’Algeria e la Siria. L’Algeria perché Bouteflika è presidente, e la Siria perché c’è Bashar al-Assad. Tutti gli altri Paesi sono controllati dal nemico”.
E ancora: “Quello che sta accadendo in Palestina dimostra che la nostra posizione, il nostro percorso politico ha sempre avuto successo. Cioè: il denaro è dalla parte del nemico. Eppure, con tutto quello che hanno, con le loro armi nucleari, non rispettano il diritto internazionale e vivono nella paura. E tutta la Palestina, che non combatte se non per il suo sangue, e il sangue delle loro mogli, dei loro figli e i loro combattenti che sono in prima linea, sta vincendo perché non si possono uccidere milioni di palestinesi. No, non li possono uccidere”.
Fin qui il punto di vista del comandante Carlos,
Da qui in poi poche parole nostre a mo’ di conclusione. Una conclusione, peraltro, affatto scontata
I nemici di Carlos, quelli che lo tengono in prigione e che riuscirono a catturarlo solo ricorrendo alla corruzione ed alla menzogna, sono gli stessi nemici del popolo palestinese e di tutti i popoli che lottano per la libertà.
Non sforzatevi comunque di indovinarne il nome: è talmente facile farlo che, per  gli eventuali vincitori, non ci sarebbe nessun premio. Neanche un premio simbolico…

Luca Ariano