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Una cupola “spirituale”

Guerra ad alto costo

Siamo qui per creare, con le nostre preghiere, una cupola spirituale per abbattere i razzi sparati dai terroristi di Gaza”. Questo è quanto dichiarato da un volontario ebreo-amerikano al suo arrivo a Tel Aviv. Lo stesso volontario, una volta termonati i festeggiamenti per lo sbarco del suo gruppo, è stato preso, impacchettato, vestito in mimetica e spedito a combattere.

Evidentemente l’esercito israeliano ha bisogno più di braccia che impugnino fucili che di rabbini che invochino divine pestilenze o, meglio, piaghe per sterminare, come da tradizione, i popoli vicini.
Sarebbe bello che le cose tornassero a essere come un tempo...” avrà certamente pensato lo stato maggiore israeliano messo di fronte agli alti costi della guerra in corso (e forse coscienti della proverbiale tirchiaggine di cui viene accusato il proprio popolo): meglio “quando i massacri avvenivano per procura divina ed il costo della guerra era infinitesimale; in fondo, bastavano un paio di invocazioni di un qualche profeta barbuto”.
Dio si deve essere dimenticato del popolo di David. Il Dio del denaro in particolare. Una volta bastava una frombola ma oggi, per fermare un misero razzo palestinese il cui costo equivale alla spesa che normalmente sostiene per i mortaretti della notte di capodanno un nostro amatissimo redattore, occorre un apparato che costa sui 50.000 dollari per ogni missile intercettore sparato e inoltre ogni batteria costa 50 milioni di dollari. E ne han dovuti lanciare parecchi di missili…
Sono gli alti costi delle cosiddette “guerre asimmetriche”, dove il popolo povero è abituato a subire determinate “privazioni” che gli aggressori, ricchi, non sono più disposti ad accettare.
Il principio messo in atto dai palestinesi non deriva, invece, da nessun libro sacro, ma direttamente dalla dottrina sovietica dei tempi dello “scudo spaziale” di Reagan. Tale principio è di una estrema semplicità: se il nemico è in grado di intercettare una alta percentuale di missili in volo, bisogna spararne tanti e qualcuno passerà…
La percentuale di missili intercettati dal sistema “Iron Dome”, secondo quanto dichiarato dal governo israeliano, è del novanta per cento. Una percentuale che, in realtà, è contestata da diversi esperti e viziata dal fatto che si cerchi di vendere il sistema ad altri eserciti. Ma, fosse anche così, quel maledetto dieci per cento di fallimento, su mille missili lanciati, equivarrebbe a cento missili palestinesi arrivati a bersaglio. Cosa che comporta, evidentemente, conseguenze materiali (chiusura aeroporti, blocco dei traffici ecc.) e di costo (basta fare mille missili e moltiplicarli per 50.000 dollari cadauno).
Stai a vedere che la dottrina sovietica batte lo spiritualismo israeliano…
Chissà se il volontario amerikano si è presentato al fronte protetto da un giubbotto antiproiettile o se ha preferito mettere in tasca un “potente” libro sacro.

Anna K.