Canale Video


Calendario

Luglio 2022
L M M G V S D
« Giu    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Archivio Articoli

Ucraina: i ministeri della propaganda vanno in guerra

In questo quarto articolo affronterò il ruolo e il livello di manipolazione che le informazioni ricevono attraverso la lente distorta della stampa occidentale, sempre più asservita nel suo ruolo di megafono dell’imperialismo. Inoltre cercherò brevemente di sfatare alcuni falsi miti, presenti soprattutto in una certa sinistra, riguardo il giornalismo anglosassone.

Negli articoli precedenti ho più volte accennato al ruolo della stampa e se, come diceva Eschilo, “la prima vittima di una guerra è la verità”, pare che i mass media occidentali abbiano preso alla lettera le parole del ministro della propaganda nazista Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Assistiamo così ad un completo stravolgimento dei fatti e dei nessi di causa-effetto o, ancora più subdolamente, ad un totale oscuramento delle notizie. Se ci si sofferma a pensare che la crisi ucraina, combattuta nel cuore dell’Europa, ha già prodotto parecchie migliaia di morti e mutilati, centinaia di migliaia di profughi e un disastro umanitario di dimensioni catastrofiche con metropoli senza acqua, corrente e viveri, non si può fare a meno di notare come le notizie che la riguardino siano sempre confinate nelle pagine interne dei giornali o addirittura assenti. Così, mentre a febbraio i titoli erano tutti per la povera nazi- infermiera ferita che trova il tempo di scrivere su twitter “muoio” (salvo poi ripresentarsi due giorni dopo in piazza più in forma di prima), non si trova nemmeno un trafiletto sulle quotidiane stragi commesse dalla giunta di Kiev nelle città dell’est, eppure non ci vorrebbe molto, basterebbe fare una ricerca su internet di pochi secondi e trovare migliaia di foto di civili massacrati dai razzi Grad e Uragan dell’esercito ucraino. Manco a dirlo, il maggior livello di infamia e distorsione dei fatti lo si trova sull’informazione “di sinistra” con Repubblica e Radio Popolare capofila dei sostenitori dei nazisti ucraini. Tanto per fare due esempi, mentre i primi ci deliziano con le toccanti immagini della partenza per il fronte dei militanti del Battaglione Azov (uno dei più famigerati, ricettacolo di neonazisti da tutta Europa e il cui simbolo è lo stesso della divisione delle SS “Das Reich”), i secondi sono ormai 2 mesi che festeggiano per la presa delle città di Donetsk e Lugansk da parte dell’esercito nazista, peccato però per i radioamatori mentecatti e per le maestrine dalla penna rossa che li seguono assiduamente, che le due capitali siano ancora in mano alle milizie popolari e che ogni tentativo di attacco è stato respinto con gravi perdite per i punitori di Kiev. Di conseguenza l’isteria russofoba ha colpito maggiormente i poveri dementi (da ora P.D.) seguaci del Pensiero Unico scalfariano, che ha trovato terreno fertile dopo anni di demonizzazione di Putin tramite la solita leggenda delle libertà individuali negate, senza però dire che dietro alle tanto osannate O.N.G. per i diritti umani ci sono personaggi del calibro di Soros, se non lo stesso governo statunitense (tramite l’U.S.A.I.D.), secondo uno schema di destabilizzazione già collaudato in varie epoche e in varie zone del mondo dall’America Latina, all’Asia, ai paesi arabi. A chi si è tanto scandalizzato per la vicenda delle Pussy Riot, consiglio la lettura di questo saggio: http://www.ilbuio.org/?p=10532, in cui l’autrice si concentra sul femminismo, ma può benissimo venire esteso a tutta la gamma delle cosiddette “libertà individuali”, spesso usata dall’imperialismo quale cavallo di Troia per imporre i propri interessi e instaurare governi fantoccio come nel caso ucraino; il tutto ovviamente seguendo pesi e misure differenti a seconda della convenienza, come dimostra il caso del Gay Pride di luglio a Kiev che è stato annullato a causa delle minacce ricevute da parte dei partiti che sostengono il governo filo U.S.A., non mi pare che in questo caso si siano levati gli strali dei media occidentali contro l’omofobia dei nostri alleati ucraini, oppure che l’ex onorevole Vladimir Luxuria sia volata a Kiev per riproporre la pagliacciata fatta a Sochi durante le olimpiadi invernali (forse perché stavolta il rischio era reale) e non mi è parso nemmeno di vedere un grande interesse da parte degli utili idioti del “movimento antagonista”, sempre pronti a denunciare le persecuzioni russe ai gay “perché lo dice Repubblica”.

Per finire mi tolgo anche qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di quei gonzi che tanto pontificano la stampa anglosassone quale esempio di professionalità e imparzialità. La realtà dei fatti è che al confronti di britannici e americani i nostri pennivendoli sono degli sprovveduti, basti vedere la campagna messa in atto in seguito all’abbattimento dell’aereo di linea malese MH17. Già poche ore dopo la tragedia, quando ancora non si sapeva con esattezza cosa fosse accaduto, tutte le maggiori emittenti britanniche e statunitensi indicavano nei secessionisti o nei russi stessi i colpevoli, le ricostruzioni più fantasiose si sono succedute a ritmo incalzante, tutto sulla base di un paio di video messi su Youtube dai servizi segreti ucraini (S.B.U.) con un tempismo piuttosto sospetto (anzi, molto sospetto, dato che un video appariva addirittura creato il giorno prima dell’abbattimento) e su generiche affermazioni della portavoce del Dipartimento di Stato americano Jen Psaki (divenuta suo malgrado famosa in Russia per la totale ignoranza dimostrata in geografia, come l’uscita sulla flotta russa al largo della Bielorussia, che notoriamente non ha il mare). Ovviamente questo non ha scoraggiato i maestri di giornalismo albionici, che il giorno dopo sui loro tabloid uscivano con titoli del calibro “il missile di Putin” e altre assurdità del genere, questo è andato avanti per settimane (sempre secondo lo schema prescritto da Goebbels sopracitato), fino a che l’opinione pubblica dei paesi N.A.T.O. non ha introiettato l’idea che siano stati davvero i russi ad abbattere l’aereo. I fatti in realtà sono ben altri: le scatole nere sono state recuperate intatte e consegnate immediatamente ai malesi (strano atteggiamento per chi ha qualcosa da nascondere), per ammissione degli stessi ucraini i ribelli non potevano avere dei sistemi antimissile tali da raggiungere i 10.000 metri a cui volava il Boeing malese, a un mese di distanza i formidabili satelliti degli U.S.A. non hanno ancora fornito una foto di prova che siano stati i russi nonostante i continui annunci e non si hanno ancora nemmeno le registrazioni delle conversazioni tra i controllori di volo ucraini e l’aereo, in compenso la F.R. nel corso di una conferenza stampa (ignorata dai media occidentali) ha mostrato prove e controprove che al momento dello schianto in quella zona era presente un aereo da guerra SU-25 ucraino e dei sistemi missilistici BUK dell’esercito di Kiev dispiegati giusto il giorno prima, infine, ciliegina sulla torta, è stata ritrovata la carlinga della cabina di pilotaggio crivellata di colpi compatibili con il cannoncino da 30 mm in dotazione al SU-25; da questo momento su tutta la vicenda è calato il silenzio. Ma se è vero che due indizi fanno una prova, allora non è sbagliato pensare che (volontariamente o per sbaglio) gli autori dell’abbattimento siano gli ucraini stessi, ma in questa fase della guerra la verità è già morta e sepolta e una tale notizia non potrà mai apparire sui media occidentali (magari tra 30 anni, ma Ustica insegna che nemmeno tale lasso di tempo a volte è sufficiente). Una tale campagna di isteria la si è riscontrata anche nei Paesi Bassi (paese che ha avuto il maggior numero di vittime nell’incidente), con toni ancora più accesi che in Gran Bretagna. Probabilmente tale animosità va vista anche alla luce del fatto che la compagnia petrolifera anglo-olandese Royal Dutch Shell ha acquistato nel gennaio 2013 (quindi sotto il vecchio presidente) il diritto di sfruttare per 50 anni i giacimenti di gas di scisto della zona compresa tra Donetsk e Kharkhiv (si parla di un numero di pozzi compreso tra 80.000 e 140.000), progetto che non è stato ancora possibile avviare a causa della presenza delle milizie popolari e della guerra civile. Così, per rimanere sempre nell’ambito delle coincidenze, la corte arbitrale dell’Aja (olandese quindi) il 27 luglio ha condannato, con una sentenza molto politica, la Federazione Russa a risarcire per 50 miliardi di dollari gli ex azionisti della società energetica Yukos, la colpa è di aver statalizzato tale società nata a seguito delle privatizzazioni selvagge dei primi anni ’90 che ha vissuto di brigantaggio ai danni del popolo russo per oltre un decennio, ovviamente nella sentenza non si è tenuto conto che la Yukos fosse al centro di un’evasione fiscale miliardaria. A proposito di questo verdetto sono molto eloquenti le parole di un consigliere di Putin rilasciate al Financial
Times: “C’è una guerra che sta arrivando in Europa. Pensate davvero che la sentenza Yukos conti qualcosa?”.

Isidoro Ferrari