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Inciuci storici

Erano dei giorni scorsi – e di quelli precedenti ancora – gli “appelli” della Sinistra idiota e senza memoria al presidente della Repubblica, il “compagno” Napolitano, affinché si rifiutasse di firmare alcune leggi troppo sfacciatamente pro-Superviagra.
In realtà, l’ex marxista-leninista campano, già “terrore dei borghesi di mozzarella e dei reazionari alla ricotta”, ha minacciato di usare il potere non-promulgativo che gli è concesso dalla Costituzione soltanto in un’occasione: quando l’attuale Governo tentò di bloccare, nel caso-Eluana, tramite emendamento la sentenza di vari tribunali.
La firma e l’avallo del Capo dello Stato sono infatti arrivati per tutte le leggi emanate dall’Esecutivo oggi in carica, comprese le incostituzionali “lodo Alfano” e legge-Gelmini, lo scudo-Fiscale, l’”aggravante razziale” legata al reato di clandestinità, e via elencando.
A conferma che all’abiezione dei pentiti ex-picisti non è posto alcun limite, né di decenza né di moralità elementare.
La Sinistra idiota e senza memoria anche in quest’occasione ha finto di dimenticare un “piccolo” (si fa per dire!) particolare, e cioè che Napolitano, al pari del suo partito di spie e di corrotti, “viene da lontano”: dalla corrente “migliorista” e da quel periodico, “Il Moderno”, i cui articoli superano, per stupidità, servilismo e baciaculismo, persino le pseudo-poesie del ministro Biondi (un altro ex-comunista) al “Caro Leader”.
Facciamo un passo indietro negli anni.
E’ l’aprile del 1985: a Milano esce il primo numero de “Il Moderno”, mensile (poi settimanale) della “corrente migliorista” del PCI (in realtà, le destra “tecnocratica”, nel senso di democristiana e filo-craxiana, formata, fra gli altri, da Cervetti, Corbani, De Carlini, Festa, attuale scribacchino de Il Foglio, il futuro sindaco Borghini e farabutteria varia), presieduta proprio da Napolitano.
Il numero di febbraio 1986 del periodico esordisce  con un perentorio: “la rivoluzione Berlusconi (è) di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità produttive” (p.115).
Il numero di aprile dell’anno successivo (1987) esce con un’intera pagina pubblicitaria della Fininvest.
E’ la prima di una lunga serie di inserzioni pubblicitarie dalla misteriosa (?) “utilità” per l’inserzionista, tenuto conto che “Il Moderno” tira sì e no 500 copie, ne vende di meno e avrebbe tutto il diritto di figurare nell’elenco delle pubblicazioni semi-clandestine per popolarità e diffusione!
Facciamo un salto al giugno 1989.
In questa data,  viene pubblicato un megaservizio su “Giocare il calcio a Milano”. Che contiene un autentico panegirico alla Biondi su “Berlusconi miracoloso presidente milanista che ha cambiato tutto”: “adesso la sua squadra è una vera e propria azienda”, e via leccando.
La pubblicità Fininvest sul periodico? Ovviamente conosce un’impennata senza precedenti ma con largo séguito, nei numeri successivi e probabilmente non solo in quelli.
Ritornando ai giorni nostri, c’è da stupirsi se qualcuno si permette di far notare che, da certi libri-paga di certi imprenditori di dubbia provenienza ma di sicura fine, non si può mai venir cancellati, neppure dal trascorrere degli anni e dagli infortuni giudiziari (nel nostro caso, la galera per i “miglioristi” meneghini, responsabili di una serie di reati da fiction-crime  televisiva)?

Eugenio Colombo